Visitando la Giara di Siddi, detta anche Su Pranu, e passando nel sentiero che costeggia Sa Corona Arrubia, vero baluardo naturalistico con le sue rocce basaltiche disposte a corona, colorate di rosso dai licheni e impreziosite da piccoli nuraghi posizionati nei numerosi strapiombi, si avverte subito la triste sensazione di un progetto rimasto a metà.
Il progetto doveva rappresentare un volano per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio e un esempio di efficienza a livello regionale e nazionale, nato decine di anni fa grazie a persone appassionate e visionarie, tra cui il sindaco di Villanovaforru Giovanni Pusceddu, cui è dedicato il museo naturalistico del territorio. Si creò, infatti, in quegli anni una vera e propria cordata a cui parteciparono sempre più paesi apportando ognuno le proprie ricchezze culturali, archeologiche e paesaggistiche. Ci fu un grande sforzo finanziario che portò alla costruzione di moderne infrastrutture: il museo, la seggiovia, una piscina, campi sportivi, un ristorante panoramico. Furono avviate opere per la protezione dei siti archeologici e per la salvaguardia della flora e della fauna. Ci fu una risposta entusiasta da parte di tutta l’isola e in poco tempo il museo divenne meta obbligata di scolaresche e migliaia di persone.
La seggiovia offriva un’esperienza unica nella nostra zona e le escursioni sull’altipiano consentivano di visitare i numerosi nuraghi, circa 14 disposti lungo tutto il perimetro della giara, comprendete anche la nota tomba dei giganti Sa Domu e s’Orku, situata nel versante nord ovest, straordinario esempio di architettura funeraria nuragica della Sardegna.
Gradualmente il progetto sembrò perdere spessore ed entusiasmo e oggi le numerose infrastrutture si trovano in uno stato di semi abbandono come tutto il villaggio nuragico, ci si augura di riprendere presto il cammino per far rivivere un patrimonio inestimabile accompagnato dalla meraviglia dei visitatori con nuove prospettive di lavoro, di responsabilità ed efficienza.
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