Eravamo rimasti al “non c’è due senza tre”, ma ecco che, conseguita la terza perla sportiva di Paolo Massenti, subito ne ha fatto seguito un’altra. Il ciclista di Guasila, originario di Sanluri, ha infatti portato a termine, lo scorso 10 aprile, una nuova impresa ovvero quella di completare per la quarta volta la salita più ardua del mondo in sella a una bicicletta. La particolare corsa, denominata “Everesting” (in onore della vetta più alta del pianeta, appunto il monte Everest), consiste nello scegliere una salita e percorrerla tante volte sino a raggiungere la distanza in altezza della montagna himalayana che è di 8.848 metri. E così, dopo le due corse reali e una virtuale in piena quarantena, ecco arrivare la quarta perla dell’atleta adottivo della Trexenta: ovviamente, come la precedente, anche questa raggiunta da dentro le mura della propria casa; il tutto attraverso una bicicletta fissa con la ruota poggiata a un rullo interattivo con un sensore capace di creare attrito con lo pneumatico e riprodurre in maniera artificiale il lungo percorso in salita. L’evento è stato registrato e seguito dai suoi fan in diretta streaming. «Sono riuscito a percorrere un dislivello maggiore rispetto all’altura del monte Everest «spiega Paolo» mi sono infatti spinto sino ai 13 mila e 511 metri, con un tempo finale di 18 ore e dieci minuti coprendo una distanza finale di 326 chilometri. Si tratta, rispetto alle precedenti prove di “Everisting”, della mia miglior prestazione personale in altura». La gara, come da “rito”, è stata molto estenuante: è iniziata infatti alle sei del mattino per concludersi poco dopo la mezzanotte. «Durante la corsa ho perso ben quattro chili di peso e utilizzato tanti asciugamanii per via dei tanti liquidi che, pur reintegrando in maniera continua, ho perso durante la gara. Correre al chiuso e all’aperto sono due cose differenti: una gara dentro casa ha infatti, fra le sue maggiori criticità, il fatto di non poter contare sull’apporto rinfrescante del vento che rappresenta un vero toccasana per un atleta». Un’ennesima sfida vinta che quindi colloca Paolo Massenti nella ristretta cerchia dei “ciclisti estremi” che si stanno ritagliando una buona fetta di visibilità: un traguardo figlio di grande sacrificio e uno stile di vita impeccabile ben coordinato con la vita lavorativa. «Questo tipo di attività sportive non puoi considerarle come gare» ci tiene a precisare Massenti «si tratta infatti di vere e proprie sfide con te stesso: puoi raggiungere risultati importanti solo attraverso allenamenti pianificati e continui supportati da un’ottima condizione psicologica. Non si può certo fare un “Everesting” con uno schiocco di dita: per affrontare sfide come questa occorre tantissima determinazione oltreché essere dotati di una forte sopportazione del dolore. Il lungo percorso è infatti caratterizzato da un susseguirsi di saliscendi: risalire di quota dopo una discesa richiede un grosso sforzo fisico e mentale. Per questo mi permetto di suggerire a chiunque desideri interfacciarsi a discipline estreme come la mia di valutare attentamente, in primis, i propri limiti psicofisici al fine di lavorare per migliorarli con un programma serio e mirato». Superata questa prova viene ora da chiedersi quale e quando sarà la prossima sfida di Paolo: al momento l’atleta non sembra però avere ancora le idee chiarissime. «Attendo che finisca la quarantena, intanto continuerò ad allenarmi fra le mura di casa mia a Guasila», conclude, «ho alcuni obiettivi, ma, pur inseguendo sempre nuovi sogni, cerco di fare un passo alla volta. Prima di iniziare questa mia quarta sfida, avevo infatti il dubbio se provarci o meno visto che i giorni precedenti ero un po’ giù di umore per la morte ravvicinata di due cari amici, Massimiliano e Roberto. Anche grazie ai consigli e alla vicinanza di mia moglie, Maria Grazia, che sempre mi supporta e mai per questo smetterò di ringraziare, ho però deciso di provarci comunque e dedicare a loro, dal profondo del mio cuore, questo mio nuovo traguardo raggiunto».
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