Quando il mare lambiva Arcuentu, il miocene in Sardegna


di Luciano Concas
Funtanazza, una perla naturalistica situata lungo la costa sud-occidentale della Sardegna che conserva nelle sue rocce il ricordo di quello che, oltre venti milioni di anni fa, doveva essere un ambiente dal clima tropicale, con un mare anche allora bellissimo popolato di coralli, molluschi e pesci multicolori. I fossili ci raccontano tutto questo aiutandoci a capire il segreto della vita e le origini dell’uomo. Essa è una delle cale più belle della nostra costa conosciuta e apprezzata dai vacanzieri ma non tutti sanno che è sede di un grosso giacimento fossiligeno risalente al periodo miocenico,  era compresa tra i trenta e i cinque  milioni di anni fa. [caption id="attachment_85656" align="alignnone" width="2560"] Aequipecten northamptoni (la conchiglia più diffusa a Funtanazza)[/caption] Dalla distribuzione attuale degli affioramenti miocenici risulta evidente che l’isola durante il miocene inferiore medio fu attraversata da nord a sud, dal golfo dell’Asinara al golfo di Cagliari, da una grande depressione marina nota come fossa sarda o rift sardo. In questa grande depressione il mare penetrò lentamente formando un arcipelago di isole dovute agli elevati rilievi del Sulcis-Iglesiente, dell’Arburese e della Sardegna orientale tutti circondati da ampie insenature ricche di vita. Più in dettaglio vennero sommerse parte dell’Anglona, della Gallura, del Mandrolisai, del Sarcidano e della Trexenta e ovviamente tutti i Campidani del centro-sud Sardegna. Le isole erano invece formate dalle aree montuose del Nuorese, del Gerrei e del Sarrabus a est, mentre a ovest si elevavano i rilievi dell’Iglesiente e dell’Arburese. Per cui durante tutta l’epoca  miocenica, nel fondo di questa depressione poterono depositarsi qualche migliaio di metri di spessore di sedimento dai quali si formarono le rocce più riccamente fossilifere presenti in Sardegna. Intervallati a questi sedimenti si depositarono “venute di rocce vulcaniche” effuse nei fondali sottomarini. [caption id="attachment_85657" align="alignnone" width="2560"] Carapace di Portunus granulatus, fossile di granchio comune nel miocene[/caption] Tipico esempio di attività vulcanica interna e ripetuta nel tempo “sia di tipo effusivo che intrusivo” risalente al miocene è proprio il monte Arcuentu. Questo monte “un tempo molto più elevato” era lambito sia dal mare interno che da quello esterno più profondo. I terreni del miocene della Sardegna presentano grande interesse dal punto di vista paleontologico in quanto abbondantemente fossilifero tanto nelle argille quanto nelle marne, nelle arenarie, nei calcari e subordinatamente nei conglomerati sono presenti grandi quantità e varietà di fossili. Questi vanno dai Foraminiferi, alle spugne, ai coralli, ai briozoi, ai brachiopodi, agli echinodermi, ai lamellibranchi, ai cefalopodi, ai crostacei, ai pesci, ai rettili, ai sirenidi, ai cetacei, ai cervidi. Come si può evincere da questo breve elenco l’area di Funtanazza, intorno al vulcano Arcuentu, era caratterizzata da un pullulare di vita. Colpiscono per la loro bellezza i frammenti delle colonne di coralli che formavano estese barriere litorali, come negli attuali mari tropicali. Uno dei gruppi tassonomici più rappresentati e con il maggior numero di esemplari anche della stessa specie, è quello degli echinodermi; tra questi risaltano soprattutto gli echinidi (ricci di mare) irregolari e in particolare i generi Clypeaster, Amphiope, Schizaster, Spatangus, Heterobrissus e Faorina. Anche i lamellibranchi (molluschi bivalvi) sono ben rappresentati in quest’area; fra questi spiccano per abbondanza e importanza i pettinidi delle conchiglie lisce o più frequentemente ornate da coste e costicelle  o anche ottimi esemplare di Ostree (ostriche di mare) e di Glycimeridi  i quali vivono ancora sugli stessi litorali. [caption id="attachment_85658" align="alignnone" width="900"] Balanus tintinnabulum[/caption] Meno frequenti ma abbastanza diffusi erano i cefalopodi (polpi, seppie e calamari), mentre i crostacei sono rappresentati da interessanti fossili di granchi o balani. Non mancavano certo i mammiferi marini così come grosse tartarughe mentre i pesci sono abbastanza frequenti nel miocene sardo. Erano altresì presenti i mammiferi sia marini come cetacei (balene) e sirenidi, sia terrestri come un piccolo cervide che si chiama Amphitragulus boulangeri attualmente vivente  nel continente asiatico. Per quanto riguarda i vegetali possiamo dire che i rinvenimenti fossili appartengano sia a piante tipiche dei climi temperati sia a piante di tipo tropicale simili a specie viventi attualmente in Africa. Da quanto detto riguardo la flora e la fauna, è facile dedurre che durante il miocene in Sardegna si ha avuto un clima prevalentemente caldo, sicuramente più caldo dell’attuale. I fossili parlano quindi sia agli studiosi sia a chiunque si mostri curioso degli avvenimenti accaduti in ere lontane, di un passato remoto che doveva essere favoloso e appassionante.  

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