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>Il “Rio Piras” potrebbe essere per Gonnosfanadiga un’opportunità non indifferente se fosse ben tenuto. Il fiume che attraversa tutto il centro abitato farebbe del paese una sorta di piccola Roma del Medio Campidano o la piccola Budapest della Sardegna, con singolare attrazione turistica per gli abitanti del territorio della provincia verde. Sarebbe facile immaginare la gente passeggiare lungo le sponde di un fiume circondato da case, approfittando dell’opportunità di visitare i resti dei famosi mulini ad acqua e magari attraversare i ponti in legno che hanno fatto sognare i gonnesi. Al momento del risveglio, la realtà contrasta col sogno e a dominare lo scenario è l’abbandono con il letto del fiume letteralmente invaso dalla vegetazione, con gli stessi ponti in legno, che necessitano dell’ordinaria manutenzione, oggi in balia di qualche frustrato che prosegue con gli atti di vandalismo. Lungo i viali incompleti, che dovrebbero ospitare le passeggiate, invece è facile vedere il crollo degli argini che creano seri problemi in particolare i residenti nella via Cagliari. Complessivamente lo scenario è da terzo mondo; infatti, tanti cittadini hanno paura della pioggia, un sintomo preoccupante che in troppi casi si ricorre all’uso di medicinali per situazioni che richiedono l’intervento delle autorità competenti a diversi livelli, sanitario e ambientale. Ne consegue l’urgenza di avere un’immediata disponibilità di risorse finanziare adeguate al fine di rimuovere un pericolo reale già evidenziato negli anni. Gli anziani ricordano che le case di Gonnosfanadiga sono state costruite con le pietre del “Rio Piras” che l’acqua trasportava in determinati punti e che poi con i carri a buoi o con i cavalli venivano portate a disposizione dei capomastri. Nessuno di loro ha dimenticato le tante alluvioni o i disaggi da esse causate, ma evidenziano che la situazione era diversa da quella odierna e che mai il letto del fiume era stato invaso dalla vegetazione come avviene oggi. Fra di loro c’è chi ricorda l’unione fra le due frazioni di Gonnos e Fanadiga, divise dal corso d’acqua che all’epoca non conosceva la secca così come si verifica oggi, neppure nel periodo estivo. Dopo lo storico accordo è sorta Gonnosfanadiga e nel tempo sono stati realizzati i ponti che hanno realmente unito il paese. Fra le tante testimonianze non si può perdere quella delle donne che allora serenamente si recavano a lavare i panni proprio nel “ Rio”, lo stesso che oggi incute paura.
Francesco Zurru
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