Il libro dell’Esodo, della Sacra Bibbia, recita: ”il Signore ha osservato la miseria del suo popolo, ha udito il suo grido, e ha mandato un uomo “Mose” a liberarlo dalla schiavitù egiziana, per condurlo in un paese dove scorre latte e miele”. È questa la storia del popolo d’Israele, popolo senza terra e fissa dimora, che dopo una lunga schiavitù in Egitto, viene liberato da Mosè e condotto, dopo quarant’anni di dura peregrinazione nel deserto, in una terra che Dio aveva loro promessa. Ma la storia dell’esodo del popolo Israelita non è la sola che proponiamo nel presepio; ce ne sono delle altre, che riropongono l’eterno e grande problema dell’uomo: Il Bene e il Male.
La miseria, la guerra, l’iniquità, le schiavitù, la malvagità, che da sempre, e oggi più che mai, continuano, in modo forte, ad essere presenti nel vivere dell’uomo, richiedono non il castigo o la condanna per coloro che ne sono gli artefici, ma l’intervento misericordioso e paterno del Dio fatto uomo, perché si possa, come ha detto Papa Francesco "costruire società fondate sul principio della sacralità della vita umana e sul rispetto della dignità di ogni persona, sulla carità e sulla fratellanza”.
Nel libro del profeta Isaia, tanti sono i passi che parlano delle malvagità e delle iniquità dell’umanità: “non adirarti troppo, Signore, e non ricordarti delle nostre iniquità… Siamo caduti come foglie e le nostre malvagità sono state come il vento che ci ha dispersi. Tu hai nascosto a noi la tua faccia e ci hai schiacciati sotto la nostra iniquità”
Ma il Signore ha ascoltato il grido dell’uomo; lo ha visto schiacciato sotto il peso del peccato e ha mandato Suo Figlio sulla terra, uomo come noi, e lo ha sacrificato sulla Croce per liberare e salvare l’uomo dalla schiavitù del peccato.
La visita dentro il presepio continua con il popolo israelita che si incammina verso una terra che porrebbe essere la loro: e un paesaggio palestinese, con le tipiche case bianche inserite in un grande diorama con le cascate, l’acqua che scorre, i personaggi in movimento che attendono ai loro lavori artigianali, la neve che imbianca la terra, l’alternarsi del giorno e della notte. Altri diorami, sulla parte destra del camminamento, raffigurano il vivere dell’oggi, dove abbiamo ricostruito le nostre case campidanesi con i grandi portali, i tetti con le tegole antiche ed altri personaggi in movimento. .
A seguire la parte conclusiva del presepio: siamo nella capanna della Natività dove abbiamo collocato delle figure che ci ricordano, per non dimenticare, storie delle quali accennavo prima:
Sono tutte le persone immigrate che hanno lasciato casa famiglia, terra spesso costretti con la forza ad abbandonare quanto di più caro avevano, con la promessa illusoria di un lavoro e quindi di un benessere che forse non vedranno mai.
sono le storie “di tutte le donne abusate, maltrattate, disprezzate, indifese, calunniate, uccise, considerate solo oggetto di piacere e di possesso morboso ed egoistico, fino a perdere la dignità, il rispetto e la vita stessa“;
sono le storie “di tutti i bambini che ancora oggi vivono in condizioni igieniche inesistenti o precarie, che soffrono la fame, la sete, la mancanza di medicine per malattie virali e contagiose, che non possono studiare perché obbligati fin da bambini ad impugnare le armi contro un qualsiasi nemico, che muoiono al di sotto dei due anni di vita, e sono tutti i bambini oggetto dei turpi e vergognosi piaceri degli adulti, rimanendone segnati per tutta la vita”.
E queste persone, ognuna con la sua storia, le abbiamo portate dentro la capanna accanto al quel bambino, il Nuovo Mosè, che è venuto al mondo per liberare e salvare l’uomo. “Sono questi gli attuali Re Magi che affollano oggi la grotta di Betlemme e non portano con sè i tradizionali regali da offrire al Bambino, ma pongono la loro vita carica di sofferenza nelle mani di Gesù e così diventi Lui il più bel dono che possano ricevere nella vita non solo in questo Natale ma nei giorno a venire.”
VISITATE IL PRESEPIO: quest’anno abbiamo anticipato l’apertura dal 15 dicembre 2018 al 13 gennaio 2019 dalle 15,30 alle 18.30
Carlo Floris
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