Ieri 13 marzo, nella Biblioteca Comunale "Sergio Atzeni" a Guspini, alla presenza di un folto pubblico attento e partecipe, dopo circa un anno dalla sua pubblicazione, Nicola Garau ha presentato il suo primo saggio di Filosofia "Prassi e linguaggio" pubblicato per Mimesis Edizioni.
Lo studioso e professor Fabrizio Agus, docente di Filosofia al Liceo Scientifico di San Gavino Monreale, con il quale ha dialogato, hanno accompagnato i presenti lungo il percorso tracciato dai filosofi Karl-Otto Apel e Wittgenstein, e cioè quello di “Far emergere come le nostre parole sono azioni che plasmano la realtà, la ricreano, la trasformano, la chiarificano e nascondono”. Esse “hanno effetti concreti sul mondo, sulle relazioni, perché il linguaggio è un fenomeno complesso mai dissociabile dalla prassi, il linguaggio è prassi sociale”.
La radice non poteva che essere cercata nell’origine della Filosofia, quella greca, come ha sottolineato professor Agus, per la quale il logos, cioè la parola, è come nell’antichità, contemplare la verità e averne cura, approfondirla. Concetto molto più ampio di quello che noi, oggi diamo alla stessa parola. È ricerca delle cause prime, delle fondamenta dei rapporti all’interno delle comunità.
Il linguaggio è l’immagine della verità. L’autore ricorda che il concetto secondo il quale il linguaggio crea la realtà è stato ripreso agli inizi del ‘900. “È lo stesso che rispecchia il mondo ed è un’attività dell’uomo perché è contestualizzato e intercollettivo. Esso è uguaglianza, giustizia, responsabilità e si esercita all’interno delle comunità”.
È per questo motivo che, secondo Appel, uno degli autori studiati dall’autore, questo non è sufficiente e deve esserci nei rapporti interpersonali un’etica possibile, anzi indispensabile. La cultura è influenzata dal fare dell’uomo, questo ci riporta all’uso delle parole. È l’autore stesso che ripensando al suo lavoro dice “penso al nostro tempo e vedo più che mai l'effetto delle parole sulla realtà, la loro azione, la loro violenza. Vedo il presidente degli Stati Uniti che abusa delle parole che diventano coltelli affilati che umiliano, stravolgono le relazioni, trasformano equilibri”. L’attualità è d’obbligo quando porta l’esempio di Gaza, infatti essa viene nominata con la parola G3n0c1d10 per riferirsi alla sua popolazione oppure Ap4rth31d per riferirsi a quella della Cisgiordania. La parola non è la stessa e la sua modifica mette in evidenza la forza del “linguaggio che nasconde e normalizza la violenza, un linguaggio complice che ricrea la realtà al servizio del potere normalizzando il sopruso inaccettabile”.
Durante la presentazione e negli interventi dei presenti, non sono mancati riferimenti ai populismi espressi con parole d’ordine che sviliscono. Un esempio è la paura degli emigrati percepiti come pericolo. Ma possono dei disperati essere un pericolo per una nazione democratica? Invece di affrontare il problema la parola è utilizzata per “evocare mostri e genera solo percezioni dell'altro pericolose”.
Si può dire che le parole diventano e sono azioni, strumenti attraverso i quali si costruisce il mondo. Questi alcuni dei ragionamenti sviluppati una serata dove la riflessione sull’uomo, sul suo essere e sul divenire ha messo in evidenza che il linguaggio non può essere separato dalla prassi, ma che può essere usato, anche, per distorcere la realtà creandone una parallela che umilia, stravolge le relazioni, trasforma equilibri ad uso di pochi.
Infine, come ci ricorda l’autore: “Le parole sono azioni, oppure, come scrive Wittgenstein, strumenti con i quali costruiamo il mondo”.
L’evento è stato possibile grazie al Sistema Bibliotecario Monte Linas, alla Biblioteca Comunale “Sergio Atzeni”, al Comune di Guspini, alla Casa Editrice Mimesis, all’autore e a quanti hanno voluto riflettere con lui in una serata di tardo autunno.
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