Com’era Serramanna?
«Qui a Serramanna in pochi anni i carretti con i cavalli hanno ceduto il passo alle automobili e ai mezzi agricoli. Pochissime le vetture fino a tutti gli anni sessanta. Diciamo che sono arrivato nell’ambiente giusto e nel momento giusto. Presso il campo sperimentale – ci chiamavano da Villasor, dove tutt’ora abbiamo una sede – svolgevamo lezioni di teoria e pratica per la guida dei mezzi agricoli. Ci sono stati addirittura tempi in cui per le lezioni arrivavamo fino a Meana Sardo, Isili, Senorbì. Villamar era punto di ritrovo. Non solo; giravamo tutta la Sardegna ed erano bei tempi. Al termine del servizio militare, nel ’65, ho trascorso cinque mesi a Teulada, dedicandomi ininterrottamente ai corsi per la patente. Poi Sinnai, Settimo e Maracalagonis, dove avevamo aperto una sede che tutt’ora gestisce mio fratello, con i miei nipoti. Arrivavano gli studenti perfino dal nuorese, per un motivo particolare. Si potevano svolgere i corsi fuori sede con preparazione e presentazione all’esame e molti, che parlavano il solo dialetto, avrebbero dovuto comprendere il contenuto delle lezioni per superare l’esposizione orale dell’esame. Per tale ragione occorrevano tecnici preparatori; uno ero io, l’altro serramannese, di cui ho ricordo era sig. Nino Lai. Ve ne erano altri, ma comunque pochissimi. Il nostro intento era quello di trasmettere le conoscenze in modo efficace – dal punto di vista terminologico e del linguaggio – e dunque consentire di superare l’esame».
E come è cambiata, in questi anni?
«Dal punto di vista economico è più povera. Un esempio, non c’è più la CASAR che impiegava centinaia di dipendenti per la stagione, non ci sono le vendemmie che ugualmente richiamavano molta manodopera da tutto il circondario. Avevamo qui a Serramanna tanti iscritti ogni anno. Mancano quei soldi nelle tasche dei giovani. Oggi, da questo punto di vista si è più poveri».
Per quanto riguarda, le patenti professionali?
«Per autocarro, autotreno e autobus da noi sono state conseguite nel tempo, migliaia di patenti. In questi ultimi anni non ci sono più i numeri di una volta perché i trasporti hanno subito una grave crisi e questa si ripercuote sulla richiesta di patenti. Anche in questo settore, la richiesta in tempi di crescita economica era decisamente maggiore. Ho cominciato con un autocarro e un autobus che ancora conservo in un garage come veicolo d’epoca».
C’è ancora molta burocrazia?
«È sempre stato così. La burocrazia bisogna conoscerla; il treno procede diritto sempre nel binario giusto».
La pensione, ancora lontana ?
«Son ancora il titolare dell’autoscuola; mi avvalgo della società familiare; mia figlia mi sostituisce in tutto, nelle lezioni di guida come in aula per la parte teorica e nelle pratiche amministrative. Ho trovato una valida sostituta».
Nel tempo libero?
«Mi dedico all’elettronica, coltivo l’orto, mi occupo di bricolage; un caffè al bar con gli amici quando capita».
La sua più grande soddisfazione?
«Aver lavorato con piacere e aver lasciato una ditta avviata a mia figlia. Ho sempre agito in buona fede mantenendo l’entusiasmo».
L’autobus d’epoca
«Si tratta di un mezzo che acquistai dall’ARST di Sassari utilizzato per il tragitto da Alghero all’aeroporto del capoluogo turritano. All’epoca gli automezzi venivano dimessi di frequente. Lo rilevai come mezzo per le lezioni di guida. Porta ancora il cartello Autoscuola. C’è ancora la cassetta dove imbucavano la posta, giacché allora “su postali” veniva utilizzato anche per questo servizi».
Giovanni Contu
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