Per cortesia nessuna lamentela, il silenzio è d’oro


Maxi squalifica per Marco Piras punito per aver avuto il coraggio di parlare. Perché punire chi pretende (giustamente) di avere una classe arbitrale più uniforme nei giudizi e con regole più trasparenti? Chiedere l’intervento dell’Ufficio Inchiesta è forse un reato? In uno stato di diritto dovrebbe essere la cosa più logica e naturale invocare l’intervento di un organismo di verifica e di controllo quando ci si sente in qualche maniera defraudati e penalizzati. Nessuno ha emesso sentenze, nessuno ha mosso delle accuse precise. Si è solo evidenziato che un arbitraggio non proprio all’altezza nella gara Guspini-Muravera del 14 ottobre scorso ha pesantemente inciso sul risultato finale. Questo senza mettere assolutamente in dubbio la buonafede del direttore di gara. La crescita di tutto il movimento calcistico e la sua attendibilità passa anche attraverso una sana riforma che metta sullo stesso piano giocatori, dirigenti e classe arbitrale. Riconoscendo a ognuno i propri diritti e le proprie responsabilità. Gli interessi che ruotano attorno al mondo del calcio anche a livello dilettantistico sono enormi e lo spasmodico utilizzo (a orologeria e quando fa comodo) dell’alibi della buona fede appare spesso, in molti casi, distante almeno tre ere geologiche. Marco Piras paga per delle dichiarazioni simili a quelle che suoi numerosi colleghi rilasciano sistematicamente a ogni fine gara. Succede spesso. È successo, per esempio, anche nella finale di Coppa Italia di Eccellenza recentemente disputata a Monastir tra il Muravera e la Nuorese (0-1) quando l’allenatore del Muravera - la stessa società che ha presentato ricorso contro il tecnico del Guspini - Francesco Loi rilascia a fine gara al “Magazine on line Diario Sportivo” delle dichiarazioni piuttosto polemiche verso la classe arbitrale passate pare del tutto inosservate. Due pesi e due misure? Nessuna certezza, solo un piccolo dubbio che naturalmente fa sempre a pugni con la buonafede: “Rigore è quando arbitro fischia” diceva saggiamente per evitare inutili polemiche l’allenatore slavo Vujadin Boskov. Dunque poche lamentele: il silenzio è d’oro! La sentenza. La mano pesante del Tribunale Federale si è così abbattuta su Marco Piras. Sono quarantacinque i giorni di squalifica comminati al tecnico del Guspini che non potrà dunque sedere nella panchina biancorossa per le prossime otto gare. Il rientro è previsto alla terzultima di campionato, il 17 marzo, quando i mediocampidanesi renderanno visita al San Teodoro. La maxi squalifica é figlia della partita Guspini-Muravera giocata al comunale il 14 ottobre vinta dai sarrabesi per 4-3 che scatenò il disappunto di Marco Piras per alcune decisioni arbitrali apparse oggettivamente più che discutibili che penalizzarono non poco la formazione di casa. A dirigere fu chiamato l’arbitro piemontese Nicolò Dorillo di Torino, sicuramente quel 14 ottobre poco ispirato. Una sentenza oltre che discutibile senz’altro esagerata che non aiuta minimamente a dissipare gli enormi dubbi che spesso e volentieri aleggiano nella gestione complessiva del mondo del calcio, in campo e fuori. Gianni Vacca

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