Padre Fabrizio Cannella, cappuccino e parroco di Gesturi: l’attualità del carisma francescano


di Giovanni Contu Nel messaggio rivolto al Santo di Assisi “ripara la mia casa che, come vedi, è in rovina” ancora oggi sempre valido, si trova la forza che mantiene viva la famiglia francescana e con essa, l’esperienza dei Cappuccini. Tale, in sintesi, è la riflessione di padre Cannella, espressa durante l’incontro per la presentazione del libro di Mario Pintori. Alla richiesta di un suo punto di vista sull’attuale situazione della forza vocazionale, dimostrata dai giovani che scelgono la preghiera come proprio stile di vita, il sacerdote ha espresso alcune considerazioni. La vita del vangelo, considerata nell’ottica francescana, semplice ed essenziale, non può lasciarci indifferenti e critici di fronte alla consuetudine del superfluo. La scelta di vita religiosa della famiglia costituita da San Francesco, risponde al desiderio di imitare e per quanto possibile riprodurre un modello esistenziale che, nella semplicità, custodisce la vera ricchezza. Vi sono innumerevoli esempi che ci suggeriscono questa osservazione in virtù del fatto che la diffusione del carisma religioso francescano è un evento che coinvolge le persone e determina la percezione di appartenenza, sentirsi parte di una comunità nella quale ci si riconosce. Questa esperienza, inspiegabile nella forma esteriore, se non attraverso la sobrietà dei gesti, suscita un desiderio intimo altrettanto inesprimibile con le parole ma fortissimo dal punto di vista spirituale Nonostante questo mistero, le persone - giovani e adulte - cercano la fede, e la trovano quando riconoscono un carisma dalla cui coerenza scaturiscono gioia e serenità, uno “star bene” esistenziale, nel contesto di vita quotidiana, qui ed ora. Insomma un argomento, quello delle vocazioni, che per quanto affligga la dimensione della fede cristiana, fa ancora parte della civiltà attuale e manifesta sempre la forza persuasiva per il desiderio di una scelta di vita.

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