Pabillonis: Nonna Tina, una vita di fatiche per amore della famiglia


di Anna Luisa Garau

Agata Cantarella, per tutti signora Tina, nata in Sicilia nel 1937, a Santa Venerina, in provincia di Catania, è venuta in Sardegna per amore. Incontrò Angelo Cossu, l’unico amore della sua vita, poco più grande di lei, in occasione di una visita a Pabillonis. Il matrimonio avvenne a Giarre, località siciliana, nel 1961, dove sono nati i suoi due primi figli, Chiara e Franco.  Annarita, Daniela, Elisabetta, Andrea, Diana, Lucio e Gabriele, invece sono nati in Sardegna. Andare a vivere in un piccolo paese, come Pabillonis, per lei non deve essere stato facile: pochi servizi, strade polverose, le donne andavano al fiume per lavare i panni, la maggior parte di loro non indossava scarpe e vestiva il costume tipico del posto. Una realtà diversa da quella che aveva vissuto fino a quel momento. E per di più il marito Angelo emigrò in Germania per lavoro. Rimasta vedova giovanissima si è dovuta rimboccare le maniche per sfamare la famiglia dedicandosi a lavori saltuari e di cucito, in cui era molto brava, avendo fatto esperienza da ragazza, a Roma, nella pellicceria Annabella. «Ha vissuto unicamente per la sua famiglia», affermano i figli. «Si è privata di tutto», riferisce Elisabetta, infermiera professionale all’ospedale di San Gavino, «Una vita faticosa che le mamme di oggi, io in primis, non riescono a sostenere». «Ci sgridava, ma non ci ha mai picchiato», ricorda Diana, «Non ha mai alzato le mani contro di noi, come invece accadeva ad alcune mie coetanee, che venivano punite corporalmente. Siamo orgogliosi di nostra madre, che ci svegliava con un sorriso e una tazzina di caffè nero fumante». Ha allevato la sua numerosa famiglia in un clima sereno e intriso d’amore, senza mai far pesare le ristrettezze economiche. Nel vicinato, abita di fronte al centro di aggregazione sociale, la ricordano sempre con il sorriso sulle labbra: aveva sempre una parola di conforto per tutti, mai un’offesa a qualcuno. «Ha sempre detto», fanno notare i figli, «che se non si fosse sposata avrebbe fatto la missionaria». A casa la frase “aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più” imperava. In tanti ricordano il suo gustosissimo minestrone di ceci, i suoi biscotti inzuppati nel latte o nel caffè. Oggi a 87 anni, compiuti il nove marzo scorso, avrebbe dovuto godersi i figli, i nipoti e i pronipoti, invece sofferente di Alzheimer e di altre malattie è costretta a stare a letto per la maggior parte della giornata. Ha perso la parola ma con gli occhi e il linguaggio del corpo, che non lasciano spazio agli errori grammaticali o alle frasi fatte, riesce a comunicare con i suoi cari. E i figli l’assistono con tutto il loro amore.

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