Pabillonis, Lei scomparve … per poi comparire sul web


di Anna Luisa Garau
  Alessandra Armas è una giovane donna di poco più di 42 anni, madre di tre figli, Martina di 18, Leonardo di tredici e Luna di 4 anni. Vive a Pabillonis ed è sposata con Alessio. Si trova ad affrontare, da circa un anno e mezzo, una malattia invalidante, di cui ancora oggi, nonostante il consulto di tanti specialisti, non ne è venuta a capo, ma di una cosa è certa, le ha reso la vita difficile, se non impossibile. Alessandra ci mette a conoscenza delle difficoltà di alzarsi la mattina, di affrontare la quotidianità, anche nei piccoli gesti quotidiani ,come accompagnare la piccola Luna alla scuola dell’infanzia ,che dista pochissimo dalla sua abitazione, alcune volte accompagnata da un famigliare .Molte volte dice Alessandra “Non so neppure come faccio, certi giorni è proprio pesante ,ma devo fare finta di niente, per non fare preoccupare, soprattutto la piccolina che mi osserva attentamente e a cui non sfugge niente “. È consapevole che una bambina ha necessità di vivere in modo equilibrato, perché la crescita emozionale, è importante per i suoi figli, in particolare per Luna. A volte le esperienze vissute, sono talmente forti, che è già difficile prenderne atto, parlarne persino alle persone più vicine, comunicare loro che la situazione è pesante e la grande voglia di tornare ad una vita normale, figuriamoci fare finta che vada tutto bene. Quando la malattia si esprime in modo invalidante o cronico, o ancora quando la medicina non ha strumenti per cui non può essere efficacemente scissa e delegata al medico perché non viene trovata una cura, si attiva pian piano un necessario processo di avvicinamento alla malattia come esperienza della persona: ci si avventura così in un percorso ad imprevisti, all’interno del quale si realizza l’identità di malato e l’esperienza esistenziale e sociale, difficile da affrontare. A sostenerla è la sua famiglia insieme a quella d’origine, in particolar modo la mamma Maria. Alcune avvisaglie le aveva avute tempo prima ma l’assunzione di un farmaco che le era stato prescritto ha accentuato di brutto la situazione. Alessandra deve indossare degli occhiali dalle lenti scure, che precedentemente le davano un pochino di sollievo nella sua “dispercezione gravissima” che la costringe a trascorrere tante ore in camera da letto, in solitudine, ma è come se la stanza fosse vuota perché riferisce di non percepirsi a livello visivo. «Mi sento un fantasma che gira per casa, pur sapendo di esistere a livello fisico, ma non percepisco nulla del mio viso, del mio sguardo è come se non avessi occhi, come se non fossi una persona, mi sembra di avere una nuvola al posto del viso», racconta Alessandra. Alessandra però non è una donna che si arrende. É da molto che avrebbe voluto raccontarsi, soprattutto per il bisogno di far conoscere e informare non tanto della malattia in se, ma soprattutto di quello che si prova e quanto sia difficile portare un tale fardello addosso. L’occasione è arrivata per Alessandra, quasi per gioco, quando è venuta a conoscenza di un concorso pubblicizzato sull’Web, con cui in poche righe, scritte di getto, ha voluto manifestare la sua sofferenza, il suo dolore ,quasi per esorcizzarli , parole che esprimono fragilità ma nello stesso tempo tanta forza, dal titolo “Lei scomparve”. Non è semplice scrivere del dolore, mentre ci stai affogando dentro, è possibile che tra una riga e l’altra, prendano il sopravvento rabbia, disperazione, rancore. Ma come scrive Baglioni nel testo di una sua canzone Strada facendo “Tutti abbiamo un gancio in mezzo al cielo al quale potersi aggrappare nei momenti bui”. Una malattia arrivata come uno tsunami che le ha rubato la normalità di un vissuto dove il ricordo della vita precedente sembra ormai lontana e ha preso prepotentemente il posto dei progetti per il futuro catapultandola in una vita che sembra non appartenerle. A breve Alessandra farà un consulto a Milano, per un’ulteriore consulenza, con la speranza che le si faccia una diagnosi e che magari con nuove cure mirate, si rallenti il decorso della malattia, o meglio ancora la riportino ad una vita fatta di normalità che tutti le auguriamo, oppure che qualche specialista, attraverso questo quindicinale, legga la sua storia e si offra di aiutarla prendendo a cuore il suo caso.

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