Pabillonis, l’antica usanza de Su trigu cottu


di Dario Frau
Verrà proposto anche quest’anno, in paese, la tradizione de Su trigu cottu. La Protezione Civile, con l’associazione Promos, la Consulta Giovanile e l’amministrazione comunale hanno predisposto, con alcuni volontari, l’antica usanza, per mantenere viva questa consuetudine. «I preparativi, nei locali della Prociv, in via Sardegna, sono incominciati già il 29 dicembre, con la ricerca del grano, che è stato cernito con i crivelli in ferro e in giunco e poi messo in ammollo in acqua fredda», spiega Pietro Sida presidente dell’associazione che mantiene viva questa tradizione, non solo per i compaesani, ma i molti visitatori provenienti dai paesi vicini. A Pabillonis questa tradizione è ancora molto sentita e sono diverse le famiglie che preparano su trigu cottu: non sarebbe di buon auspicio, infatti, iniziare l’anno nuovo senza l’assaggio di grano bollito condito con la “sapa” simbolo di prosperità e di fertilità. Tra tante, anche Marisa Dessì, come fa da anni, coadiuvata dal marito Salvatore, prepara Su Trigu cottu; «dopo aver chiesto il grano a un agricoltore, l’ho cernito scrupolosamente, per eliminare le impurità, l’ho messo in ammollo, poi a cuocere e dopo avere sistemato la pentola, in una “scivedda”, l’ho coperto con un panno di lana, per rimanere ben caldo fino all’indomani (31) per poi distribuirlo a tutto il condominio, ai parenti e agli amici», dichiara la donna. Maria Cruccas, 94 anni, che ha preparato su trigu cottu fino a poco tempo fa, racconta come si preparava un tempo: «dopo aver procurato il grano da un agricoltore (era donato), nel tardo pomeriggio della vigilia, il grano veniva  messo a bollire in una grossa pentola di terracotta (Sa  pingiada manna) su un fuoco a legna, e dopo 5 o 6 ore di cottura, il recipiente veniva ricoperto di paglia, per mantenersi caldo fino alla mattina seguente, ma soprattutto perché il grano doveva “scrafangiai” (gonfiarsi e diventare tenero). Su trigu condito con la sapa (mosto di vino cotto) veniva poi consumato in famiglia e scambiato tra parenti e i vicini di casa, il 31 dicembre, di mattina presto, preferibilmente a digiuno e offerto ai bambini che passavano nelle case con una ciotola o “tianeddu” di terracotta. Elemento essenziale di Su trigu cottu era infatti, “Su Candeberi”: andare di casa in casa a chiedere il grano cotto. A questo ci pensavano i bambini: di buon mattino, passavano nelle abitazioni e con un recipiente in mano cantavano il ritornello “Candeberi, candeberi, trigu cottu deis? Chi non deis cottu, mai sa vida di cotziaisi, e s’annu chi beini tzurpus siais”. Su Candeberi, con forme diverse (Sa candelaria,is candelaus, candeleris) era un’usanza che veniva praticata (e in certe parti ancora oggi) in quasi tutta la Sardegna, dove i protagonisti erano i bambini che, in questa parte dell’anno chiedevano e ricevevano, nelle case, oltre al grano cotto, anche dolci, pane (su coccoi o sos cocones), mandorle, moddizzosus e frutta. Un’usanza simile era praticata dagli antichi romani nel primo giorno dell’anno (kalendae o calendae = candeberi) dove veniva scambiato e condiviso del cibo. Una consuetudine praticata nei territori conquistati dai Romani, tra cui la Sardegna, e giunta fino a noi con usanza modificate, ma sempre con lo stesso scopo,una forma di solidarietà. Erano le famiglie ricche, infatti,in origine, che davano del cibo e del grano cotto con latte o saba,ai più poveri, come auspicio per il nuovo anno,ma anche di sostegno benefico:oltre ad essere beneaugurante, il grano offerto, aveva la finalità, nelle anni di carestia, soprattutto, di fare in modo che almeno in quel giorno dell’anno, i poveri non soffrissero la fame. Anche Grazia Deledda, nei suoi scritti Etnografici scrive “tutti i ragazzi e le ragazzine del popolo nuorese si riuniscono a gruppi, e picchiano alle porte dei possidenti, chiedendo a grandi voci il calendajo (mandorle, noci castagne fichi secchi e nocciole... “Su trigu cottu inoltre, era anche un toccasana per gli animali: veniva dato ai buoi, alle pecore e a tutti gli animali da cortile, perché, secondo la tradizione «li avrebbe preservati dalle malattie della bocca». «Quest’anno la distribuzione de su trigu cottu avverrà la mattina del 31 dicembre, nei locali della Prociv, ex scuola media in via Sardegna, in contenitori sterilizzati e tutta l’operazione di consegna avverrà con la massima attenzione seguendo le disposizioni vigenti sul Covid», precisa il presidente della Procid.

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