Pabillonis, i mestieri di un tempo: Tarcisio Fadda su mestu ’ e pannu preciso e scrupoloso


di Dario Frau
    Tra i sarti che fino agli anni sessanta operavano ancora a Pabillonis, vi era Tarcisio Fadda. L’artigiano, non era del posto, ma originario di Uras dove era nato nel 1934. INFANZIA A URAS E APPRENDISTATO La famiglia era modesta, viveva dignitosamente con il lavoro di bracciante agricolo del padre che manteneva la famiglia composta da quattro figli (due maschie e due femmine). Dopo le scuole elementari, i maschi, soprattutto, dovevano darsi da fare per trovare uno sbocco lavorativo. Il ragazzo Tarcisio fu “sistemato” come apprendista in un negozio di barbiere. Piano piano, però, si rese conto che non era il suo mestiere. Passò a fare l’apprendista in una sartoria di Uras. Incominciò con le prime esercitazioni: togliere l’imbastitura, cioè il filo di cotone, che serviva per tenere uniti i vari pezzi di tela prima della cucitura in macchina, e dare una mano per smontare gli indumenti usurati per ripristinarli con toppe e prendere confidenza con l’ago. Vi rimase qualche anno e acquisì una certa esperienza. ESPERIENZE A SAN NICOLÒ D’ARCIDANO, GONNOSFANADIGA E SAN GAVINO Si trasferì, poi, a San Nicolò d’Arcidano, come sarto dipendente, con qualche cognizione del mestiere. «Era un ragazzo alto e magro, viaggiava prima in bicicletta e poi in motocicletta per andare ogni giorno al lavoro», ricordano alcuni conoscenti del tempo. Ma il giovane sarto voleva ampliare le conoscenze e per un po' di tempo lavorò in una sartoria di Mogoro e poi di Gonnosfanadiga. Dopo l’esperienza in diverse botteghe artigiane, ormai diventato giovanotto, con una professione acquisita decise di mettersi in proprio. Aprì una sartoria a San Gavino, in via Convento, e vi rimase un po' di tempo. Ma la ricerca sempre del nuovo lo portò a Pabillonis, e qui si stabilì definitivamente nel 1954, quando aveva poco più di 20 anni. [caption id="attachment_106617" align="aligncenter" width="879"] Tarcisio Fadda con alcuni amici davanti alla sartoria[/caption] ARRIVO A PABILLONIS Affittò un locale che si trovava all’incrocio tra la via Sassari e via Sardegna, di proprietà di Filomena Pianu e vi restò alcuni anni. In poco tempo il sarto di Uras riuscì a farsi notare e ottenere la fiducia dei pabillonesi. Si fece anche molte amicizie, tanto che il suo locale-bottega divenne un posto di ritrovo per giovani, in inverno soprattutto, per scambiare quattro chiacchiere, approfittando anche del ferro da stiro a gas che garantiva il “riscaldamento” dell’ambiente. Il lavoro procedeva bene e il sarto non si risparmiava: restava, infatti, anche alcune ore dopo il tramonto per terminare gli abiti iniziati e per incrementare i guadagni anche perché aveva incominciato a costruirsi la casa, in via Cavallotti. L’anno 1961 fu fondamentale per Tarcisio: convolò a nozze con Carmela Cossu, una ragazza del paese, e si trasferì nella nuova abitazione, dove allestì anche la sartoria. [caption id="attachment_106618" align="aligncenter" width="869"] Libro assunzione[/caption] ASSUNZIONE DI UN APPRENDISTA Il lavoro non mancava e decise di assumere anche un apprendista: il cognato Pietro che, come risulta dal libro matricola, prese servizio il 6 ottobre 1959, con regolare assicurazione contributiva. L’apprendista percepiva in media 2.500 lire al mese. Le ore lavorate risultavano 24 settimanali. Tutto preciso, come era in effetti la personalità di Tarcisio. Nella sartoria Fadda si faceva di tutto: abiti completi, pantaloni, indumenti da lavoro, pantaloncini per ragazzi. Metteva toppe ai pantaloni usurati, dava una passata di ferro anche agli abiti in occasione di feste e cerimonie e faceva anche bisacce per gli uomini di campagna. «Il tessuto lo acquistava dal negozio Marras di Gonnosfanadiga e anche da Tziu Benigno, in paese», racconta il figlio maggiore Giampaolo, che per alcuni anni ha visto il padre al lavoro. In bottega oltre all’apprendista Pietro, lo aiutava anche la moglie Carmela. «Certe stoffe, soprattutto quelle da lavoro, bisognava metterle in ammollo, prima del taglio: questo era compito della moglie, che prendeva l’acqua, con “sa mariga”, dalla fontanella pubblica, all’incrocio tra via Sardegna e via Cagliari (la rete idrica comunale non era ancora arrivata nelle case), poi riempiva un contenitore e vi metteva la stoffa. Dopo averla fatta asciugare, veniva stirata pronta per il taglio», raccontano Giampaolo e la sorella Gabriella che avevano sentito, tante volte, la madre raccontare questo procedimento. Un altro particolare, ricordato dai figli, era il bancone da lavoro: era enorme, con due cassettiere laterali per contenere l’attrezzatura e il materiale da lavoro; tra le due cassettiere c’erano dei ripiani, a vista, dove si metteva la stoffa per confezionare gli abiti. Riguardo a questo, viene ricordato dai figli un simpatico aneddoto, «mia madre mi raccontava che dopo la nascita del primo figlio, c’era molto lavoro da sbrigare, allora lei portava il bimbo con sé, in sartoria, per aiutare mio padre e metteva, a dormire, nei ripiani, sopra la   stoffa, il figlioletto di pochi mesi», racconta Gabriella. [caption id="attachment_106619" align="aligncenter" width="876"] Libro misure[/caption] UN SARTO PRECISO, IL LIBRO MISURE DEI CLIENTI Tra i documenti conservati da Tarcisio Fadda di particolare importanza risulta il “Libro misure. Anno per anno, vi erano annotate, minuziosamente, le misurazioni dei clienti che ordinavano abiti, pantaloni per adulti e ragazzi e gilet. Oltre al nome e cognome, vi erano registrate delle annotazione come doveva essere eseguito l’abito, anche nei minimi particolari, che il cliente chiedeva, come si evince da alcune note sintetiche: “Giacca a un petto, 5 bottoni, spacchi ai fianchi, tasche oblique, orologio dietro con patine senza risvolto”; un petto, 2 bottoni, senza risvolta, tasca dentro il gilet; gilet alla cacciatora, tasca dentro a sinistra, orologio, passanti; tre bottoni, tasche placate, “un po' gobbo”; pantaloni (per bambini) con bretelle, tipo aperto”. Le misurazioni erano dunque precise. Il cliente sceglieva la stoffa da un campionario e Tarcisio Fadda l’acquistava, qualche volta si dava un acconto, altre volte dava fiducia. Non sempre, però, la fiducia bastava, qualche cliente faceva anche il furbo. «Diverse volte mio padre ha raccontato di una famiglia che aveva commissionato due abiti completi per la prima comunione dei figli, ma tardava a saldare il conto. Alla fine andò a chiedere il pagamento, ma loro affermarono che avevano saldato tutto. Inutile spiegare che lui non prendeva il saldo prima di finire un’opera, inutile dire che aveva tutto segnato nel suo quaderno. Alla fine nervoso e agitato per questo fatto, mio padre raccontò che tonò a casa, in bici, camminando “a zig zag”, dal nervoso che aveva», racconta la figlia Gabriella. PREZZI E INCASSI DEL LAVORO Il sarto Tarcisio segnava anche il costo del lavoro eseguito, era un prezzo quasi standard, per alcuni anni: stiratura pantaloni 150 lire; confezionamento pantaloni in tela blù, per lavoro, 2.650 lire; bisaccia 4.000 lire (la tessitura era cara); per l’abito completo il costo dipendeva dal confezionamento, dal tipo di stoffa, se era compresa la fodera ecc. Il costo per la manodopera, era all’incirca, 4.000 lire; un pantalone 800 lire. Tarcisio Fadda era preciso e pignolo e registrava in un quaderno personale anche le spese e gli incassi annuali. Se negli anni cinquanta (1956-1958-1959) i guadagni erano discreti, dal 1964 al 1969, la media degli incassi, di circa 500/600 lire all’anno, era meno di quanto percepiva un operaio in fabbrica, che negli stessi anni arrivava a superare il milione di lire (anno1965, 1.032.000 lire, anno 1970 1.476.000 lire). Infatti i tempi cambiavano e il boom economico aveva modificato anche le abitudini dei consumi. Gli abiti ormai si trovano già pronti nei negozi e grandi magazzini e anche a costi inferiori di quelli confezionati su misura. LA SARTORIA CHIUDE I guadagni calarono sensibilmente e anche Tarcisio Fadda dovette arrendersi e seguire il nuovo corso economico. Come avevano fatto molti compaesani, fece domanda alla Snia Viscosa che stava realizzando un grande complesso di fabbriche per produzione di filati, nella zona industriale di Villacidro, e fu assunto. Anche qui si distinse per il suo impegno nel lavoro, il carattere corretto e preciso e la sua schiettezza. Per alcuni mesi continuò, a tempo perso, a realizzare qualche abito, poi ai primi mesi del 1970, “smontò la sartoria, relegando in cantina tutti gli attrezzi che avevano caratterizzato la sua vita di sarto. Terminava così, a soli 34 anni, l’attività de mest’ e pannu di Tarcisio Fadda che durante la quindicina d’anni che lavorò a Pabillonis, prese la misura, ad adulti ragazzi e bambini per confezionare abiti completi, gilet, pantaloni, e tanti altri interventi, per migliaia di pabillonesi (5.000 circa). Fare il sarto era stata la sua passione: la precisione, la pignoleria e il senso del dovere avevano caratterizzato la sua professione, che tante persone ricordano, e hanno apprezzato, dopo tanti anni, anche dopo la sua scomparsa, avvenuta nel dicembre del 2017, a 83 anni, di cui 25 trascorsi dietro una macchina da cucire.

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