Una vita tra lavoro, famiglia e ricordi di guerra come artigliere
di Dario Frau
Guglielmo Cirronis, classe 1922, venerdì 27 gennaio ha compiuto 101 anni. L’eccezionale avvenimento è stato festeggiato insieme ai familiari, parenti e conoscenti che si sono congratulati con Tziu Guglielmo. Anche il sindaco Riccardo Sanna ha voluto complimentarsi partecipando alla cerimonia insieme agli amministratori, consegnando un pergamena ricordo e fare gli auguri a nome anche della cittadinanza.
Un invidiabile primato che Guglielmo ha raggiunto nonostante le peripezie che ha dovuto affrontare nella sua lunga vita. Come lui stesso, con invidiabile lucidità, ha raccontato ai presenti. I suoi genitori Antonio Cirronis e Caterina Pinna, “severi, ma giusti, come tutti i genitori a quel tempo”, ricorda il centenario, educarono il piccolo Guglielmo a una vita onesta, laboriosa e al rispetto degli altri. Una formazione che ha caratterizzato tutta la sua vita. Dopo l’abbandono della scuola, (“completai la quarta elementare, ma in quinta, i metodi “educativi” utilizzati dalla maestra mi costrinsero a lasciare”), il centenario aiutò il padre nell’azienda agricola di famiglia.
La prima fase della sua attività lavorativa fu interrotta dalla chiamata alle Armi.Un periodo che segnò, in diversi modi, la sua vita di giovane, coinvolgendolo nel periodo della Seconda Guerra Mondiale. Tanti gli avvenimenti e i ricordi di quelli anni: “Partii militare nel 1942, all’età di 20 anni, e andai alla stazione a piedi, per prendere il treno” ricorda Guglielmo. Raggiunse Cagliari, «qui mi fecero fare un corso di spolettatore poi andai a Macomer, dove fui reclutato nella 13^ artiglieria, a maggio fui trasferito a Berchidda, al Settimo Reggimento Artiglieria Livorno, poi, in seguito a Tempio, a Nuoro e infine in Corsica, tra la fine del 1942 e il 1943”, ricorda ancora.
Dopo l’Armistizio del 1943, rientrò in Sardegna, in licenza, e poté finalmente tornare a casa. Nel 1945, però, fu richiamato, prima a Macomer, poi a Cagliari dove prese la nave per Napoli. Subito dopo fu trasferito a Livorno, e lì fu ricoverato e operato di peritonite.
«Pesavo circa 30 kg. Ricordo che un medico mi trasportò portandomi sulle spalle», afferma ancora Guglielmo. L’ex artigliere tornò definitivamente a casa e rientrato nell’azienda di famiglia, continuò il lavoro in agricoltura. Il 14 settembre 1958, sposò Adele Fanari (nota Elena), ma dopo bellissimi anni di felice convivenza, lei morì nel marzo 1997. I due ebbero tre figlie, Antonella, Isella e Anna Pina, che si sono occupate del padre in questi anni. Il centenario ha trascorso una vita semplice e riservata, lavorando nei suoi terreni agricoli, qualche capatina al bar, nei giorni festivi, per incontrare gli amici.
Una vita regolare e attiva, «non ho mai preso la patente e mi sono sempre mosso in bicicletta, motorino o col cavallo e ho sempre curato l’alimentazione osservando rigidamente gli orari dei pasti: a mezzogiorno e alle 19». Alla classica domanda sul segreto della longevità. «Avere sempre qualcosa di cui occuparsi e pensare sempre al futuro», fa presente nonno Guglielmo.
La sua forte vitalità è stata caratterizzata anche durante il periodo della pandemia effettuando i vaccini per contrastare il Covid e pensare ai festeggiamenti del prossimo compleanno. Auguri Guglielmo!
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