Numerose pubblicazioni scientifiche sostengono che crescere e giocare insieme a un animale migliori il buonumore, allontani le emozioni negative, e abbia un effetto positivo anche sulla salute psico - fisica e, in particolare, aiuterebbe a stare in buona salute chi si avvicina a loro nei diversi modi. Secondo la scienza, l'empatia verso gli animali farebbe parte del bagaglio genetico delle persone. L’empatia che si crea tra cavallo e la persona è un argomento che sta assumendo sempre maggiore importanza, soprattutto sugli effetti possono sortire benefici a livello motorio che a livello cognitivo e sul miglioramento dell’autostima e della capacità comunicativa del paziente /utente umano.
È stata proprio l’empatia e il grande amore per i cavalli a motivare, Federica Olmo, una giovane donna di Pabillonis nel suo progetto lavorativo. L’amore per gli animali che sin da piccola manifesta cresce con il passare degli anni sviluppando un particolare interesse per il mondo dei cavalli. Interesse che con determinazione porta avanti grazie anche ai consigli della sua insegnante delle elementari Elena Usai, di cui conserva un ottimo ricordo, che le insegnò a credere nelle sue passioni, a coltivarle e a prendersi sempre cura degli altri. Federica lavora con i cavalli da oltre vent’anni. Nel 2018 fonda l’associazione sportiva Quoяe Asd, che svolge l’attività a Oristano, negli impianti del circolo ippico La Golena.
«Non è una società sportiva ma una comunità che ha come interesse l’amore per i cavalli. Quoяе è presente nel censimento delle migliori realtà riabilitative del prestigioso “Progetto Sphere”. È tra le prime in Italia e in Europa e l’unica in Sardegna che si occupa di attività riabilitativa in ambito equestre», dichiara con soddisfazione Federica, «Dentro il nome dell’associazione Quoяе ci sono: Qu-azar e Rox , con quella R rovesciata e sgambettante che guarda verso la o, due pilastri della mia vita e che in modo speciale porto sempre dentro perché c’è l’amore per Bella, cavalla-collaboratrice splendida e indimenticabile che si è presa ‘cura’ di tanti ragazzi. Il tutto rappresentato graficamente dal logo realizzato da Maria Laura Marras su una mia fotografia che rappresenta idealmente l’abbraccio tra una bambina e il suo amico mentre il cuore che li unisce rappresenta la straordinaria empatia tra uomo e cavallo. Un intreccio simbiotico che, grazie alla naturalezza e semplicità con cui i cavalli interagiscono e creano legami, ‘cura’ accresce e fa crescere.
Nel 2011 con Elisa Cuccu, pedagogista, con cui ho condiviso tante esperienze lavorative, abbiamo scritto il libro “Un’avventura insieme”, che racconta la straordinaria storia di Chiara e della dolce cavalla Bella. Gli incassi delle vendite sono e saranno devoluti alla ricerca per la sindrome di rett, patologia di cui soffre Chiara, seguita da Federica da quando aveva di 6 anni. Tra le caratteristiche della patologia vi sono le stereotipie che consistono in movimenti involontari come battere le mani di continuo, impedendo di utilizzarle per compiere le più elementari attività quotidiane come tenere in mano gli oggetti, aprire una porta, premere un interruttore. Ma Chiara a cavallo aveva voglia di emergere. È stata determinante la spinta emotiva che il gruppo del maneggio le ha
trasmesso. Vedere gli altri ragazzi impegnarsi durante le lezioni le ha permesso di tirar fuori grinta e determinazione. Sono state create per lei redini speciali, strumenti particolari che riuscivano a tenerla agganciata in totale sicurezza. Si è inoltre lavorato sulla consapevolezza, sul rafforzamento della lateralità, sulla coordinazione spazio temporale. Chiara oggi cavalca in modo autonomo. Utilizza le redini “normali”, partecipa alle gare della Federazione italiana sport disabilità intellettive e razionali. Il maneggio è una piccola comunità, un piccolo spaccato della società, in cui ci sono regole, tempi e relazioni da rispettare, interazioni da curare e coltivare. È una ‘casa’ felice in cui non esistono differenze di alcun tipo. La diversità, che appartiene a ogni singolo individuo, diventa un punto di forza per tutti. Ognuno è allievo e maestro. Bambini, ragazzi e adulti condividono gli stessi spazi. La grandezza di questa piccola comunità è che il concetto di disabilità, nel suo significato formale non esiste, il moto è “La Differenza è che non ci sono differenze”».
Verso chi è stato rivolto il primo intervento di riabilitazione?
«Verso me stessa. Nel tempo e con il tempo si impara a vivere a metà, si costruiscono corazze dietro cui si barricano le emozioni».
In che misura è stato determinante il suo incontro con i cavalli?
«In modo determinante. Ho cercato di scappare dalla loro presenza, ma non ci sono riuscita, sono stati una calamita da cui non sono riuscita ad allontanarmi. Mi hanno messa a nudo dinnanzi a me stessa, cancellando ogni mia resistenza. Mi hanno resa libera, hanno rispetto delle mie emozioni e della mia emozionalità. Mi hanno insegnato l’introspezione, quella che non prevede filtri. Ho imparato a vivere senza mandar giù le emozioni ma soffiandoci sopra per permettere loro di venir fuori. Al cavallo non importa l’età di chi ha di fronte, non gli importa se sei ricco o povero, il sesso , se sei bello o se non lo sei così tanto; non gli importano i tuoi difetti, li accarezza con sguardo gentile, in forte contrapposizione con la loro forza, perché sa che possono diventare importanti abilità».
Cosa rappresenta per lei il cavallo?
«La libertà, una fonte inesauribile di ricchezza, stare sul dorso di un cavallo significa affidarsi alle gambe forti che ti permettono di camminare e correre sicura. Il mio primo intervento è stato con me».
Cosa le ha insegnato?
«Che ognuno di noi è diverso e questa diversità è una fonte inesauribile di ricchezza»
Qual è stata l’esperienza, il cui ricordo è ancora tanto forte?
«Anni fa, per la prima volta ho fatto trottare una mia allieva, Elena, affetta da un’importante patologia. La sclerosi multipla aveva reso i suoi movimenti lenti e imprecisi e le sue gambe, il suo corpo, la prigione di ogni sua volontà. La prigione della sua libertà. Non si aspettava le chiedessi di trottare, nei mesi precedenti avevamo lavorato tanto affinché l’equilibrio instabile e quasi inesistente diventasse un punto di forza sul dorso del cavallo. Emozionata, ma decisa nella richiesta iniziò a trottare. Dapprima con movimenti insicuri poi accompagnando il movimento del cavallo in modo naturale e armonioso. Ricordo ancora, il silenzio irreale venne rotto dalle sue urla. Non urla di dolore ma quelle di una donna che si sente per un attimo bambina e urla di felicità, sono le urla di chi non si sente più in gabbia ma libera. La felicità di chi sente il corpo ingabbiato nuovamente libero. A fine lavoro con la voce rotta dall’emozione ma decisa, ci fa partecipe delle sue sensazioni: “andare a cavallo ha risvegliato in me sensazioni ormai dimenticate, il gusto del movimento e della velocità che mi fa assaporare la ‘freschezza’ e il brivido del vento che sfiora, avvolge e in questo modo ti fa sentire viva”. Una bella lezione per tanti di noi che avevano dimenticato la sensazione del vento in faccia, presi dalla fretta e dalla frenesia della vita. Con Elena nonostante la sua disabilità nel 2012 abbiamo vinto a Roma i campionati italiani di dressage».
Chi è l’elemento essenziale che l’affianca nel lavoro?
«È Yuki, la mia cagnolina. Accompagna i ragazzi nell’attività, spesso salendo a cavallo con loro, placcando titubanze o paure regalando baci e buonumore».
Cosa le ha insegnato la sua attività?
«Mi ha insegnato o meglio mi ha rieducato a vivere con intensità, ad assaporare ogni momento».
Progetti per il futuro?
«Continuare con questa tipologia di lavoro, in modo sempre più concreto e professionale facendolo crescere. Ottenere più spazi per i ragazzi, crearne altri per attività di non vedenti e aumentare quelli per i ragazzi con spettro autistico. Formare ragazzi con la sindrome di Asperger e fare in modo che la loro attività venga riconosciuta. Presentare il libro in diverse scuole in modo che sia di arricchimento alle nuove generazioni. Continuare a raccontare il mio lavoro in un libro».
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