Pabillonis, chiesa affollata per assistere all’antico rito de Su Scravamentu


di Dario Frau
  La Settimana Santa in Sardegna è un'esperienza unica ed emozionante. Secolari tradizioni di origine spagnola si fondono con antichissime usanze mistico-religiose locali per dar vita a riti, processioni e momenti corali di grande forza espressiva e suggestione. Risaltano, tra questi, soprattutto le processioni, come S’Incontru, e i toccanti riti della deposizione dalla croce (Su Scravamentu). Anche in paese è stata rievocata questa usanza con una commovente cerimonia. Il parroco don Luca Pittau, seguendo la consuetudine, con la collaborazione di alcuni volontari e dei componenti delle Confraternite, che hanno indossato gli antichi abiti di scena, ha voluto riproporre ai fedeli il rito della Deposizione del Cristo dalla croce. Su Scravamentu, è ancora molto sentito in paese, e il Venerdì Santo, sul tardo pomeriggio, una moltitudine di fedeli, in silenzio, provenienti anche da altri paesi, ha assistito commossa a questo rito religioso. Un evento che a Pabillonis ha sicuramente origini antichissime, anche perché, il Cristo con le braccia snodate che viene utilizzato nella cerimonia del Venerdì Santo, risale al Cinque/Seicento. Un’altra testimonianza storica, inoltre, conferma questa tradizione. Scrive infatti l’Angius, nel 1846, “narrasi che il figlio di una delle donne pabillonesi (catturata dai Mori d’Africa nell’assalto del paese 1584), nato in terra dei barbari e poi salvatosi con ricco peculio, abbia dimostrato le sue grazie, a Dio, offrendo in dono alla parrocchia che ponesi il Giovedì Santo sotto la croce”, come ringraziamento per la libertà ottenuta. Nel passato, fino a pochi decenni fa, veniva allestito anche il palco per la sacra rappresentazione, ma dopo il restauro della chiesa di questi ultimi anni, l’antica croce in legno, viene infissa nel pavimento, vicino ai gradini dell’altare della navata centrale, che permette comunque un’ottima visione ai fedeli presenti. Coordinati dal parroco, don Luca Pittau, che ha predisposto un canovaccio, con commenti sulla Passione di Cristo, i vari personaggi con i costumi di scena, hanno dato vita alla rievocazione religiosa. Gli effetti sono stati, come sempre, realistici: i colpi di martello che schiodano il Cristo dalla croce, hanno creato un particolare pathos ed emozione, nella chiesa silenziosa. La bravura degli attori, attenti e concentrati nelle singole azioni della Deposizione, ha catalizzato l’attenzione degli spettatori. I vari personaggi del Vangelo si sono immedesimati nelle parti: Giuseppe d’Arimatea, assistito da Nicodemo, prima ha tolto la corona di spine e l’ha offerta a Maria Maddalena, piangente ai piedi della croce, poi uno a uno, i chiodi dal Cristo morto, che li ha consegnati a Giovanni, mostrandoli ai fedeli, mentre alcuni bambini, vestiti di bianco hanno assistito alla scena. Il parroco-narratore, dal pulpito, sottolineava i singoli passaggi con voce chiara, ma con un filo di emozione, per marcare la tragicità dell’evento. Nell’atto finale, Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, con un lungo drappo bianco, hanno deposto, con attenzione e delicatezza, il Cristo dalla croce, che preso in consegna dagli altri personaggi in costume, è stato adagiato nella sacra lettiga. Nenie e lamenti funebri, cantati in lingua sarda, hanno seguito questi passaggi e in seguito, il Cristo morto, portato in processione, accompagnato da tutti i personaggi, dalle confraternite e dalle priorisse, è stato deposto nella chiesetta di san Giovanni, dove era stato allestito il Sacro Sepolcro.    

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