Ne parliamo con Giancarlo Dall’Ara, presidente dell’Associazione Alberghi Diffusi
di Graziella FalaguastaIn molti articoli precedenti su questo giornale si è già fatto accenno all’Albergo Diffuso, un modello di ospitalità innovativo e particolarmente interessante, per questo motivo abbiamo deciso di approfondire meglio il tema, partendo dalla considerazione che poiché il nuovo Governo punta moltissimo sulla promozione del “Made in Italy”, anche questo tipo di offerta di accoglienza fa parte a pieno titolo della categoria dei modelli italiani per eccellenza. [caption id="attachment_112972" align="alignleft" width="494"]
Giancarlo Dall'Ara[/caption]
L’Albergo Diffuso è la forma di ospitalità e ricettività innovativa ideata e messa a punto come modello specifico da Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing turistico, riconosciuta in modo formale per la prima volta in Sardegna con una normativa specifica che risale al 1998. Nata dall’idea di utilizzo a fini turistici delle case vuote ristrutturate con i fondi del post-terremoto del Friuli del 1976, nel corso del tempo l’Albergo Diffuso sta avendo – in Italia e all’estero - uno sviluppo e un impatto particolarmente significativo, perché come precisa subito Giancarlo Dall’Ara “Albergo Diffuso non è solo una rete di case, che peraltro è sempre esistita tradizionalmente e in maniera ‘spontanea’, anche a livello familiare/parentale, né solo un hotel, è molto, molto di più, trascende il concetto di turismo e come termine specifico non è neppure tradotto nelle altre lingue”.
Vale forse la pena ricordare ancora una volta che proprio la regione Sardegna è stata la prima regione turistica a legiferare sull'Albergo Diffuso e, anzi, la norma relativa all'AD della Regione Sardegna del '98 è stata in assoluto la prima al mondo ad avere come oggetto questo modello (Legge Regionale n. 27 del 12/8/1998). Un primato che è stato ribadito nel 2004 da un Convegno nazionale dedicato all'AD, organizzato dalla Regione Sardegna a Cagliari, presso l'Ente Fiera, al quale era intervenuto l'allora Presidente Renato Soru, che aveva visto la partecipazione di 350 persone, con giornalisti e ospiti provenienti da tutta Italia.
A oggi sono 250 in Italia (di cui circa 15 in Sardegna) e 50 all’estero gli Alberghi Diffusi stimati dall’Associazione, fondata nel 2009 e ancora oggi presieduta da Giancarlo Dall’Ara (mappa disponibile sul sito https://www.alberghidiffusi.it/) e il modello è stato orgogliosamente “esportato” anche in altri paesi quali Giappone, Istria, Albania, Svizzera, argomento su cui ritorneremo più avanti e di cui si è parlato a Milano anche alla recente BIT 2023 (Borsa Internazionale del Turismo), in un affollato evento aperto anche al pubblico, organizzato in presenza presso lo stand del Molise (e online per gli Alberghi Diffusi all’estero).
Come ricorda l’antropologo Andrea Staid in un a recente intervista (Angelo Miotto, “Produci, consuma, crepa - manuale di resistenza e cambiamento”) “…la casa è una costruzione culturale, non è soltanto qualcosa di materico…”. Non a caso, dunque, l’Associazione Alberghi Diffusi si pone come propulsore culturale di una comunicazione che tolga questo tipo di struttura ricettiva (sulla quale a volte si è equivocato) dalla “cronaca turistica” per inserirla in un ambito più ampio di ”economia non invasiva, sostenibile, rigenerativa, rispettosa dell’ambiente, del territorio circostante e, soprattutto, delle persone”. Sostiene Giancarlo Dall’Ara “In effetti, quando si parla di Albergo Diffuso occorre tenere conto che possiamo considerare i viaggiatori e visitatori come residenti temporanei o, addirittura, potenziali nuovi residenti, com’è successo in Giappone, a Yakage, piccolo paese nella di prefettura di Okayama, di cui parleremo più avanti.
IL “PAESE-ALBERGO”: UNA CONCEZIONE DIVERSA DI ACCOGLIENZA
“Il modello dell’Albergo Diffuso”, ricorda il suo creatore, si basa fortemente sulla realtà economico-sociale dei luoghi e da questo tipo di analisi si parte per un coinvolgimento ampio di tutte le filiere nel processo di rivitalizzazione di un borgo, di una comunità, per la creazione di un vero e proprio ‘sistema’ di accoglienza diffuso e, soprattutto, continuativo”. Insomma, questo modello e questo modo di operare trasformano i residenti coinvolti nel sistema in veri e propri "animatori” e “ambasciatori” del proprio territorio, perché questa ipotesi di lavoro si trasforma in una vera e propria “struttura d’offerta” di servizi e prodotti diversificati, gestiti in maniera collaborativa e cooperativa tra le diverse realtà, nella logica di essere, anche, motore di trasformazione nel modo di fare impresa. Un approccio che mette in luce una capacità di ascolto e di osservazione delle necessità degli altri, attenzione e cura verso le nuove generazioni, volontà di trasferire ai più giovani conoscenza e consapevolezza, attitudine all’approccio multidisciplinare e alla condivisione, passione, competenza e impegno. L’obiettivo è quello di creare le condizioni per un rilancio del territorio, delle sue forze lavoro e produttive, in definitiva per una tenuta dell’economia e del clima sociale territoriale che preservi dall’impoverimento progressivo e, soprattutto, dall’abbandono dei più giovani.L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELL’ALBERGO DIFFUSO
Questo processo è iniziato nel 2009, con una struttura in Svizzera, e che ha visto nel 2010 un anno di straordinario sviluppo: il primo riconoscimento internazionale al World Travel Market di Londra, e un primo articolo sul New York Times che riconosceva all’albergo diffuso una notorietà internazionale. L’anno successivo, il 2011, è stato organizzato un seminario nel piccolo borgo di San Vincenti, in Istria, e una serie di altri incontri che hanno contribuito alla definizione della normativa croata sugli AD. Nel 2012 è stato fatto un primo test in Spagna, un progetto di ospitalità diffusa non lontano da Salamanca, a seguito del quale è stato deciso di costituire formalmente l’Associazione Internazionale degli Alberghi Diffusi. Successivamente c’è stato un susseguirsi di richieste da tantissimi paesi: Irlanda, Albania, Francia, Slovacchia, Serbia, e anche San Marino, ma nella maggior parte dei casi si è trattato di reti di ospitalità diffusa, o di semplici progetti. Nel 2018 era partito un progetto di Albergo Diffuso in Germania, la cui apertura è avvenuta nel 2020.
Particolarmente significativa risulta la realtà di Corippo, una frazione di 13 abitanti del comune svizzero di Verzasca, nel Canton Ticino, nel distretto di Locarno, che si rianima solo in estate, con la presenza di vacanzieri. Qui l’Albergo Diffuso ha favorito anche l’apertura dell’osteria, centro di incontro del borgo e dunque motivo di rivitalizzazione sociale anche solo per i residenti.
Altro esempio interessante è quello del primo AD dell’Albania, a Kruja, borgo situato nella Prefettura di Durazzo, non lontano da Tirana (famoso perché lì è morto l’eroe nazionale, Gjergj Kastrioti, comunemente noto come Skanderbeg). Oltre al castello e alle case, che si trovano all’interno delle mura, c’è anche un grande bazaar che ha avuto fino a 150 attività (tra artigiani e altre produzioni). Nel corso del tempo le attività si sono ovviamente ridotte, ma oggi, grazie alla presenza dell’Albergo Diffuso – la cui apertura sta avvenendo a stralci - si è verificata una riattivazione, facendo leva molto sull’artigianato locale. Non solo, il Ministero della Cultura ha deciso di dare in gestione al gestore dell’Albergo Diffuso anche l’antico hammam situato nel castello, ristrutturato ma chiuso al pubblico, perché organizzi visite alla struttura e lo faccia conoscere.
GLI ESEMPI VIRTUOSI DEL GIAPPONE
Molto sviluppata la situazione del Giappone, dove si è cominciato a parlare di albergo diffuso nel 2013 e si è arrivati nel 2018 all’inaugurazione del primo albergo diffuso secondo gli standard previsti e dove si è anche costituita l’Associazione Giapponese degli Alberghi Diffusi (ADJ). Il modello in questo paese si sta espandendo notevolmente, tanto che lo scorso mese di dicembre 2022 il Vice-Ministro degli Esteri giapponese, intervenendo al Senato, ha affermato che l’Albergo Diffuso è un modello di sviluppo per il Giappone.
Un caso emblematico è rappresentato da Yakage, piccolo paese nella di prefettura di Okayama, dove non esisteva alcuna struttura ricettiva alberghiera e dove sono presenti alcune strutture attrattive che fino a qualche anno fa non suscitavano alcuna curiosità (case antiche di pietra e un museo). Qui, cinque anni fa un imprenditore particolarmente lungimirante – con il supporto di ADI - ha deciso di investire e, confrontandosi con l’amministrazione comunale, ha sviluppato un progetto pubblico-privato che ha portato alla realizzazione, nell’arco dei due anni successivi, di una seconda struttura e - a grande sorpresa - a 500 nuovi residenti. Ciò significa che gli Alberghi Diffusi hanno costituito un volano di sviluppo importante, tanto da rendere possibile all’amministrazione comunale lo sviluppo di un ulteriore progetto per il finanziamento di una stazione. “Non solo”, sottolinea Dall’Ara, “nel 2021, anno segnato ancora fortemente dalla pandemia, sono state riaperte cinque attività commerciali”. E secondo i dati provenienti dall’organizzazione turistica del territorio (DMO), gli ospiti che arrivano a Yakage provengono da 40 paesi del mondo, mentre l’Albergo Diffuso ha gestito un traffico di 1500 email, nel primo anno di apertura.
Un'altra realtà di successo in Giappone è rappresentata dalla località di Zao, che prende il nome dal Monte Zaō, un ammasso di strato-vulcani, al confine tra la prefettura di Yamagata e la prefettura di Miyagi. Qui sono ben 54 le abitazioni utilizzate (quando sarà completato il progetto sarà il più grande Albergo Diffuso del mondo) e sono stati realizzati alcuni altri “servizi collaterali”, come una scuola per ragazzi con disabilità, un giardino destinato alla comunità, attività di laboratorio di colorazione delle stoffe realizzate in un’antica casa di legno, supporto agli agricoltori anziani per la gestione delle proprie risaie, creando quindi quel volano di occupazione e di valorizzazione turistica utile allo sviluppo locale.
Nel corso degli anni sono nate forme di ospitalità che hanno caratteristiche simili al modello ADI, dalla Tasmania agli Stati Uniti (più recentemente in Colorado), alla Corea e tanto altro ancora si sta sviluppando ovunque.
Ottimi motivi di stimolo per far crescere Alberghi Diffusi anche in questi nostri territori.
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