Orchestra jazz del Conservatorio di Cagliari per l’Happy New Year With Jazz


Si tratta di una Big Band, così chiamata perché composta da una struttura essenziale “allargata” rispetto alla formazione minima originaria – nata per iniziativa e diretta dal maestro Massimo Tore, insegnante di contrabbasso, Jazz e musica d’insieme il quale ha raccolto intorno a sé strumentisti provenienti dai diversi corsi per realizzare una formazione jazzistica in seno al Conservatorio di Cagliari. Il gruppo, costituito da 6 trombe, 4 tromboni e 7 sax - oltre pianoforte, contrabbasso, chitarra e batteria - ha cominciato da un anno la propria attività e costituisce un laboratorio formativo che coniuga la didattica dell’apprendimento con l’esecuzione rivolta al coinvolgimento del pubblico. Chiediamo al maestro Massimo Tore come tutto questo ha avuto inizio. «Nel Conservatorio esiste da oltre 15 anni un corso Jazz ma per tanti motivi, non è mai stato possibile mettere insieme di fatto una vera e propria big band. Da un anno ci siamo riusciti; mi sono occupato di raccogliere le partiture e scrivere alcuni arrangiamenti». Qual è il vostro repertorio? «Appartiene per ora al cosiddetto “Great American Songbook”, e comprende anche brani di autori che scrivono e arrangiano pezzi appositamente per Big Band, più alcuni brani originali e qualche brano latin jazz ma non si escludono nuove sperimentazioni sempre nei confini del genere». Chi sono i musicisti coinvolti? «Sono in parte studenti, ma non solo. Frequentano tutti una formazione di massimo livello, alcuni giovani ventenni altri con tanta esperienza alle spalle. Vi è ad esempio la collaborazione del docente di trombone il quale a sua volta ha coinvolto alcuni allievi della propria classe, non essendoci strumentisti di trombone che seguono corsi jazz». Dove svolgete le prove? «Prevalentemente in Conservatorio e in orario scolastico. Talvolta capita di suonare in qualche locale, sufficientemente ampio, per questioni di spazio necessario agli strumenti». Il vostro obiettivo principale, com’è ovvio, consiste nel suonare. Quali traguardi vi prefiggete? «Sebbene tutto abbia inizio nel Conservatorio, il nostro progetto procede nel rapporto docente allievo che non si esaurisce in un ruolo scolastico ma come ho potuto appurare l’adesione dei musicisti è del tutto ispirata dal piacere di potersi esprimere musicalmente. Posso dire di aver a che fare con persone molto motivate. La loro partecipazione avviene per puro piacere personale». Mettere insieme più di 20 persone non è impresa facile. Quali sono state le difficoltà maggiori? «Quelle relative alla possibilità di provare tutti insieme. Per tutta questa fase iniziale, ci siamo incontrati per tre ore la settimana ma gli impegni sono molteplici e non sempre compatibili per le diverse esigenze individuali». Giovanni Contu

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