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Lorenzo Argiolas[/caption]
È arrivata, finalmente, la firma sul contratto per la costruzione del nuovo ospedale di San Gavino, l’ospedale del Medio Campidano. Alla ratifica dell’accordo erano ovviamente presenti sia i vertici della società appaltatrice, la Inso, che il commissario straordinario della ATS, oltre ad alcuni esponenti della Giunta Regionale e al Sindaco di San Gavino. E uno dei primi ad annunciarlo, in quella che mi è sembrata una gara a chi si intesta i maggiori meriti, è stato proprio il Sindaco Tomasi, con la sua ormai proverbiale enfasi. Sui dettagli, le cifre e le tempistiche, è stato già detto tutto e non c’è dubbio sul fatto che si tratti di una buona notizia non solo per San Gavino ma per tutto il territorio.
Ci sono però delle riflessioni, di non secondaria importanza, che mi pare doveroso fare. La cronistoria legata al nuovo nosocomio la conosciamo tutti, quasi a memoria. Oggi apprendiamo che la posa della prima pietra sarà in autunno, ma di quale anno? È lecito chiederselo, considerato che troppo spesso sulla stampa sono apparsi proclami, talvolta dettati dai troppi facili entusiasmi di amministratori locali e regionali.
Questa, invece, pare sia la volta buona, non come a ottobre del 2017, quando dopo il parere favorevole della conferenza dei servizi al progetto esecutivo, si era dichiarato che i lavori sarebbero partiti entro nove mesi. E nemmeno come a settembre 2018 quando, durante un consiglio comunale aperto a San Gavino, sembrava che i lavori sarebbero partiti nel giro di pochissimi mesi. In questi anni sono stati numerosi gli incontri con la popolazione. Già, la popolazione, quella che non sa se crederci anche stavolta. C’è chi azzarda paragoni con la Cina, a Wuhan per far fronte al “coronavirus” è stato realizzato un ospedale in poco più di una settimana. A prescindere dal fatto che non vorrei ritrovarmi a fare i conti con un’emergenza dettata da un’epidemia simile non saprei cosa prevede la normativa in Cina, quali risorse e tecnologie siano state impiegate, credo quindi che i confronti tra le due realtà siano inappropriati. Ci sono poi le voci, come quelle relative alla società appaltatrice, la Inso controllata dalla Condotte, che risulterebbe in amministrazione straordinaria, ciò era motivo di preoccupazione per qualcuno solo pochi mesi fa, oggi quel qualcuno invita tutti a festeggiare insieme alla politica regionale. C’è poi chi, ancora, è stato abile ad individuare demeriti altrui dimenticando (o facendo finta di dimenticare) gli errori e orrori dei propri predecessori, specie se compagni di partito.
Per San Gavino e per il territorio del Medio Campidano io voglio essere fiducioso, ma sarò sereno solo nel momento in cui vedrò un ospedale finalmente aperto, operativo e funzionale alle esigenze dei cittadini. Ma, con un pizzico di provocazione, mi chiedo anche se ci sia da festeggiare oppure da indignarsi e impegnarsi per cambiare le cose in un sistema malato che condiziona fortemente i nostri diritti, in primis quello alla salute. La risposta già la sappiamo.
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