Commissariando il Parco Geominerario, il Ministero commissaria sé stesso ed ha pensato di farlo a danno del processo di recupero di tutte le storture ereditate e che l’attuale vertice sta cercando di sanare. Gineprai sui quali l’attuale vertice ha auspicato l’appoggio e l'intervento del Ministero. E invece si fa largo la convinzione (anche alla luce dell’atto ostile di questi ultimi giorni) che la nascita del Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna, non abbia mai avuto, presso il ministero dell’Ambiente prima, e del MiTE oggi, l'attenzione dovuta. È considerato un ibrido fra i Parchi Nazionali, tanto che dopo vent'anni, ancora non ha una sua definizione giuridica, così da sempre denunciato e ora ripreso, con formale ammonimento a legiferare, dalla Corte dei Conti.
Tutte le sollecitazioni e le richieste di collaborazione avanzate dall’attuale vertice hanno sortito inutili scambi meramente epistolari. Si vedano, per esempio, le spiegazioni documentate sulla fuoriuscita dalla rete dei geositi Unesco, o anche la risposta sulla mancata vigilanza o la perdita di personale, non ultimi i ritardi sulla presentazione dei bilanci, comunque approvati dal ministero vigilante, etc.
L’elenco è lungo, come è complesso aggredire tutte le problematiche in capo al Parco, avendo un organo vigilante assente. Non vogliamo pensare che questo atto sia frutto di un disegno politico, anche perché ciò apparirà chiaro nel momento in cui il Parco verrà commissariato e il nuovo commissario si insedierà. Vogliamo invece continuare a pensare che questa decisione del Ministero sia l’esito di mancati approfondimenti, valutazioni superficiali e semplificate, azioni non corroborate da accertamenti rigorosi, tutto ciò di cui necessita una decisione così importante per il destino di un organo periferico dello Stato.
Il Presidente
Tarcisio Agus
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