Non solo zafferano, San Gavino Monreale è il paese del riso


di Gian Luigi Pittau
Non solo grano, foraggio e zafferano. Quasi cinquecento ettari sono coltivati a riso nella pianura del Medio Campidano tra la fonderia e il castello di Monreale con all’orizzonte i monti di Gonnosfanadiga e Villacidro. A San Gavino Monreale da quasi 40 anni è diventata realtà la coltivazione del riso, un prodotto di grande qualità che viene coltivato con tecniche ultramoderne e non certo con mani e gambe a mollo come succedeva 50 anni fa. [caption id="attachment_91494" align="alignleft" width="195"] Paolo Terzo Sanna[/caption] L’azienda più grande si trova nelle campagne del paese, in località “Narbonis” lungo la strada che porta Pabillonis nell’azienda di Paolo Terzo Sanna: «Mi sono laureato in ingegneria chimica nel 1981, ma poi nel 1983 ho deciso di lavorare con mio padre - racconta - e abbiamo iniziato la coltivazione del riso. Oggi sono circa 320 gli ettari della nostra azienda sistemati a risaie a rotazione. Questa coltivazione nasce per sfruttare la caratteristica dei suoli che hanno una permeabilità molto limitata e che trattengono l’acqua. Questi terreni sono stati valorizzati con le risaie con l’irrigazione tramite il consorzio di bonifica. Produciamo riso da semina, ma vi è anche quello destinato all’alimentazione umana». [caption id="attachment_91496" align="alignleft" width="173"] Fabio Meloni[/caption] Nella stessa località “Narbonis” si trova un’altra azienda di circa cento ettari come ricorda Fabio Meloni: «Il lavoro nelle risaie in alcune stagioni ci impegna anche 24 ore su 24. La semina avviene a maggio e la mietitura nel mese di ottobre. Produciamo il riso che poi viene trasformato nelle aziende del Nord Italia e viene venduto anche nei mercati del Nord Europa. La raccolta avviene in modo meccanizzato. Il mondo dell’agricoltura dà molte soddisfazioni ma ci vuole sempre la passione, voglia di lavorare e intelligenza».   [caption id="attachment_91498" align="alignleft" width="197"] Stefano Curreli[/caption] Ha scoperto questo cereale anche Stefano Curreli, che ha iniziato la coltivazione del riso nel 1987: «La mia azienda si trova in località “Core e ’Mola” da cui deriva il nome del prodotto riso “Molas”: coltivo circa 45-50 ettari di riso. Ho 8 dipendenti e porto avanti tutta la filiera che va dalla coltivazione del prodotto fino alla trasformazione con risotti pronti e gallette. Abbiamo un inserimento commerciale non solo nelle fiere, ora interrotte a causa del Covid-19, ma anche nei supermercati ed esportiamo il riso in tutta Europa a partire da paesi come la Spagna e la Germania. La produzione per ogni ettaro è di circa 70 quintali ma può variare in base all’annata». [caption id="attachment_91500" align="alignleft" width="848"] San Gavino, risaia[/caption] Nell’azienda di Stefano Curreli i chicchi vengono confezionati e sono pronti a combattere la sfida del gusto in un mercato sempre più agguerrito. «Quando abbiamo iniziato tanti anni fa - aggiunge l’imprenditore sangavinese - l’idea è stata quella di cercare un’alternativa alle coltivazioni tradizionali come il grano che in questi terreni dal fondo argilloso soffriva soprattutto le annate più piovose. Oggi avviene tutto in forma automatizzata e la raccolta parte da fine settembre fino a novembre. Come azienda curiamo non solo la produzione ma anche la vendita con l’e-commerce, ma il rapporto con le persone è fondamentale». Così dai campi il riso sangavinese arriva al piatto per essere condito con lo zafferano che ha il marchio di qualità della Dop.

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