«Mio nonno Riccardo, che è venuto a mancare all’età di ottant’anni, mi ha raccontava tante storie della sua gioventù. Ma sono quelle del Natale che ricordo di più».
Giacomo, oggi cinquantaduenne, non dimentica i racconti del nonno.
«In inverno aveva sempre il caminetto acceso. “Il fuoco mi tiene compagnia” era solito ripetere quando gli facevo notare che la giornata era tiepida e non era necessario accendere il caminetto. Non mi rispondeva, mi dava un’occhiataccia, come dire sono a casa mia e faccio quello che voglio. Mio nonno aveva un carattere forte. Si emozionava solo quando parlava di nonna Peppina, deceduta all’età di 76 anni, e della sua infanzia. Quando era ancora in vita nonna, alla vigilia di Natale, tutti i figli, due maschi e una femmina, con le loro famiglie, non potevano mancare a sa nott’è xena. Il caminetto rendeva più suggestivi l’ambiente festivo e l’attesa notturna.
E proprio accanto al piacevole tepore emanato dal fuoco consumavamo in allegria un’abbondante e saporita cena, a base di porchetto, agnello o capretto arrosto, di frattaglie (sa tratalia e sa corda) o anche di formaggio e salsicce secche».
«Era l’occasione per nonno per raccontare gli avvenimenti del suo passato. De sa nott’è xena da bambino con i giochi di allora “su barrallicu” , “arrodedas de conca de fusu”, “punta o cù”, “cavalieri in portu”, “tòmbula”, “matzetu” e “set’è mesu in craru”. Con l’avvicinarsi della mezzanotte, tutti questi passatempi erano interrotti improvvisamente dai primi rintocchi delle campane, che avvisavano la gente dell’imminente inizio della “Messa di Natale”, “sa miss’e pudda”, ovvero la “messa del primo canto del gallo”
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