di Lorenzo Argiolas
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Lorenzo Argiolas[/caption]
Mistero sul Rio Pardu, sembra il titolo di un film in uscita nei cinema e invece è ciò che emerge dagli atti amministrativi e dalle ultime discussioni in consiglio comunale. I lavori per la deviazione del Rio Pardu, noti ufficialmente come lavori di regimazione degli impluvi nell’abitato di San Gavino Monreale - opere di mitigazione del rischio idraulico sul Rio Pardu, sono fermi e non abbiamo ancora visto la loro conclusione, prevista per il 31 dicembre dell’anno appena trascorso. Parliamo di un’opera strategica per la comunità sangavinese, considerato lo scopo di ridurre il rischio idraulico che grava sul centro urbano, ma anche la rimozione di alcuni vincoli che insistono su un’area cospicua del paese. La procedura per lo spostamento partì nel 2004, e l’opera venne finanziata dalla Regione Sardegna nel 2006 per un importo di 3 milioni di euro. Facendo il conto sono quindi 16 anni in cui si sono succedute ben cinque amministrazioni (compresa quella attuale). Ma il progetto definitivo per la realizzazione dell’opera è stato approvato solo nel 2015, dopo non pochi passaggi. A fine 2017 fu pubblicato il bando di gara, con un importo complessivo di quasi 2 milioni di euro, per la realizzazione dei lavori che poi partirono effettivamente nel settembre del 2018 e avrebbero avuto la durata di un anno. Ma ciò non è accaduto, i lavori si sono bloccati e l’impresa appaltatrice, nel corso del 2020, ha chiesto non solo la risoluzione del contratto ma ha citato in giudizio il comune chiedendo un risarcimento per circa novecentomila euro, quasi il 60% dell’intera opera (il contratto stipulato era basato su una cifra di quasi un milione e mezzo di euro).
Tutto ciò lo si apprende quasi per caso, considerato che il 4 giugno scorso per la prima volta si arrivò a parlare di problemi con la ditta appaltatrice, durante un consiglio comunale in streaming tanto acceso quanto confuso. Appena due mesi dopo la giunta comunale diede mandato per provvedere all’individuazione di un legale per supportare il servizio tecnico del comune e risolvere la situazione. Da lì in poi silenzio, fino a quando una delibera del 9 novembre scorso, accuratamente secretata per motivi di riservatezza, dà mandato per l’individuazione di un legale che assista l’amministrazione comunale nel procedimento che inizierà nei prossimi mesi.
Ma cos’ha portato effettivamente a questa situazione intricata dalla quale sembra non esserci via d’uscita? Non è dato saperlo, il sindaco, l’assessore ai lavori pubblici e tutta la giunta comunale si nascondono dietro dichiarazioni prudenti che lasciano presagire non si voglia e non si possa parlare. Eppure, considerata l’importanza strategica dell’opera, credo che almeno una spiegazione sia doverosa, soprattutto dal momento che il sindaco si è dotato di un assistente esperto in comunicazione. Si possono rassicurare i cittadini sulla realizzazione della stessa oppure ogni speranza è vana? Se n’è parlato anche in consiglio comunale, ma la timidezza con cui si è affrontata la questione infittisce ancora di più il mistero. Ci sono delle lacune nel progetto, oppure la ditta appaltatrice ha fatto delle valutazioni errate in sede di gara e vorrebbe evitare di finire in perdita? Per ora a fornire una spiegazione sono gli uffici attraverso una determinazione pubblicata proprio il 31 dicembre, con la quale il responsabile del procedimento e dell’ufficio lavori pubblici e pianificazione territoriale dispone il pagamento di una penale di quasi 160mila euro (pari a circa il 10% dell’importo contrattuale) e la risoluzione del contratto con la ditta appaltatrice per gravi ritardi e inadempienze. Burocratese per il cittadino medio, non avvezzo ai tecnicismi e alle dinamiche di palazzo. Continua ad esserci “Mistero sul Rio Pardu”, prossimamente in tribunale.
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