Anche in Sardegna il terzo settore non fa mancare il suo sostegno per l’accoglienza di ragazze e ragazzi MSNA
di Graziella Falaguasta
Si è tenuta a Ghilarza lo scorso 26 maggio presso l’Auditorium Comunale una giornata di formazione destinata a tutori volontari di nuova nomina organizzata dall’Associazione “Tutrici e tutori volontari della Sardegna per minori stranieri non accompagnati”, organizzazione di cui parleremo in questo articolo, avendo incontrato per una chiacchierata il presidente Pasquale Alfano e la vice-presidente Adriana Cappai. Questa iniziativa ci offre lo spunto per affrontare qui in maniera più ampia la tematica delle migrazioni e dell’importante ruolo di questo tipo di volontariato. Chi è il tutore volontario di MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati)? Come si legge sul sito del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (https://www.garanteinfanzia.org) “I tutori volontari sono privati cittadini disponibili a esercitare la rappresentanza legale di un minorenne straniero arrivato in Italia senza adulti di riferimento. Si applicano le norme della legge 7 aprile 2017, n. 47 ‘Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati’ e successive integrazioni e modifiche…”. Si tratta dunque di un semplice cittadino adulto che dopo aver partecipato al bando regionale e a un corso di formazione, viene nominato dal Tribunale dei Minorenni per accompagnare fino alla maggiore età il migrante minorenne (preso in carico dai servizi sociali e accolto presso una comunità) nel suo percorso di realizzazione del progetto di vita nel nostro paese. Una figura che anche una volta raggiunta la maggiore età può continuare ad affiancare i ragazzi, nel ruolo di “genitore sociale”, di mentore. Ed è quello che accade nella realtà. UN MONDO A PARTE? PRESA IN CARICO E PROCESSI DI INCLUSIONE Mutuando il titolo di un recente bellissimo film di Riccardo Milani, con interpreti principali Antonio Albanese e Virginia Raffaele (https://www.mymovies.it/film/2024/un-mondo-a-parte/), che tratta però un tema diverso, proviamo a capire di cosa stiamo parlando quando parliamo di MSNA esaminando alcuni dati provenienti sia da fonti ministeriali sia dalla Fondazione Openpolis. Alla fine del 2023 risultavano presenti nel nostro paese circa 24mila MSNA, con una crescita superiore al 26% rispetto all’anno precedente (circa 19mila). Minori che provengono in prevalenza dall’Egitto (quasi 5mila minori, il 20,3% del totale), dall’Ucraina (4.237 bambini e ragazzi, quasi il 18% di quelli presenti in Italia a causa della guerra), mentre al terzo posto abbiamo minori che provengono dalla Tunisia (10,6%) e quelli con cittadinanza della Guinea (8,45%). Esaminando dati più recenti, al 31 marzo 2024 ne risultano presenti in Italia 21.247, con una prevalenza di ragazzi (88%) con più di 16 anni di età. Di questi, i minori presenti a marzo 2024 in Sardegna ospitati presso le strutture a loro destinate risultano. A fronte di queste cifre, in particolare in alcune regioni italiane con maggiori presenze (Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, tra le prime) risulta ancora insufficiente il numero di tutori volontari. Secondo i dati pubblicati a fine 2023 sempre sul sito del Garante (relativi però all’anno 2022), erano 3783 i tutori, la maggior parte presenti nelle città di Torino, Roma e Milano, con una tendenza all’aumento nel corso del 2023. La riflessione che sorge spontanea, però, è che ne servono molti altri per migliorare le possibilità di inclusione dei ragazzi, e per questo è fondamentale che vengano messe in atto campagne di sensibilizzazione di ampio respiro, promosse in prima battuta proprio dai Garanti Regionali, ma non solo. L’APPLICAZIONE DELLA LEGGE 47/2017 IN SARDEGNA Come indicato anche nel sito della Regione Sardegna (https://www.sardegnaimmigrazione.it/index.php?xsl=2420&s=49&v=9&c=15106&es=6603&na=1&n=10&esp=1&tb=15026) la presenza di MSNA nel territorio regionale ha determinato la necessità di una loro complessiva presa in carico in modo rapido, appropriato e sostenibile, tenendo conto dei loro bisogni e del loro superiore interesse attraverso l’inserimento in specifiche strutture a loro dedicate. Si è reso anche necessario supportare gli stessi nella concreta gestione della vita quotidiana, assicurando tutte le iniziative di sostegno che possano facilitarne l’inserimento nella nuova realtà sociale. Ma qual era la presenza di tutori di MSNA in Sardegna al momento dell’introduzione della legge 47/2027? Nello stesso anno dell’introduzione, in assenza del garante Regionale, in Sardegna a novembre 2017 è stato organizzato, in collaborazione con l'EASO (European Asylum Support Office) a supporto dell'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza nazionale, un primo corso formativo regionale di quattro giorni per aspiranti tutori al quale hanno partecipato circa 40 persone dal profilo culturale e umano molto alto e apprezzato anche dalla Procuratrice del Tribunale di Cagliari. Alla fine del 2017 la Regione Sardegna, in collaborazione con il Ministero del lavoro, ha anche sviluppato il Sistema Informativo Minori (SIM), che consente di monitorare la presenza dei minori non accompagnati, di tracciarne gli spostamenti sul territorio nazionale e di gestire i dati relativi all’anagrafica, allo status e al loro collocamento. A novembre 2018 è stato nominato il Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, e è stato realizzazione un nuovo corso formativo per aspiranti tutori. Il sistema di accoglienza di MSNA prevede una collaborazione tra la Regione, i Tribunali dei minorenni (uno a Cagliari che copre metà del territorio fino al Medio Campidano e al Sulcis, uno a Sassari per tutto il nord dell’sola, incluso Nuoro), le Procure, l'Ordine degli Psicologi, l’Ordine degli Avvocati e tutta la rete territoriale di enti, associazioni e attori che si occupano di minori, in modo da creare un lavoro sinergico e funzionale.
IL RUOLO DEI TUTORI VOLONTARI
E L’ESIGENZA DI ASSOCIARSI
In questo contesto e in questa situazione, è nata l’Associazione “Tutrici e Tutori Volontari della Sardegna per Minori Stranieri Non Accompagnati”, costituita da un gruppo spontaneo che aveva seguito quel primo corso del 2017. Un gruppo informale che ha deciso di mettersi in rete per darsi sostegno e supporto continuo e costante e permettere un confronto in una situazione in cui, dopo la nomina da parte del Tribunale, il tutore viene lasciato piuttosto solo. L’iniziale entusiasmo dei tutori è stato messo in discussione dal fatto che le prime nomine sono arrivate anche dopo più di un anno dalla conclusione del corso e in quella fase ancora molti dei minori arrivati direttamente a Cagliari con sbarchi dirottati verso la Sardegna venivano affidati ai tutori legali avvocati come prima della legge Zampa pur in presenza dell’albo formalizzato presso i Tribunali. Inoltre, erano evidenti una serie di difficoltà nei rapporti con i servizi sociali e le comunità (questo è avvenuto in tutte le regioni, posso confermare, ndr), ma la situazione è andata via via migliorando solo con il maggiore riconoscimento reciproco e la collaborazione con i Tribunali dei Minori. Tra i punti di snodo importanti, però, anche il processo di chiarimento sul ruolo reale del tutore volontario e di crescita da parte dei singoli dovendo sgomberare il campo da eventuali fraintendimenti ed equivoci su un presunto ruolo genitoriale, cosa non reale perché la famiglia d’origine resta un punto fermo di contatto anche per i tutori, e sul lavoro collaborativo con le istituzioni e le comunità, rispettando ognuno i diversi ruoli.
Alla fine del 2021 il gruppo informale dei tutori della Sardegna ha sentito l’esigenza di diventare un gruppo più strutturato, in grado di interfacciarsi con i diversi interlocutori a livello locale e nazionale con maggiore autorevolezza e credibilità (Tribunali dei Minorenni, Prefetture e Questure) agevolando così il lavoro e avendo l’opportunità di condividere esperienze e percorsi. Dei circa 100 tutori volontari operativi in Sardegna con i Tribunali di Cagliari e Sassari attualmente circa la metà ha già aderito all’associazione.
Nel frattempo, nel 2022, con la nomina della nuova Garante regionale si è verificato un maggiore assestamento della possibilità di interazione con questa istituzione, fondamentale per il buon funzionamento della “macchina” del sistema di accoglienza e inclusione dei minori.
L’ULTERIORE PASSO AVANTI: L’ADESIONE
ALLA RETE NAZIONALE TUTORI IN RETE
Ancora prima della Legge 47/2017, sul territorio nazionale erano nate alcune associazioni di tutori volontari e nel 2021 quelle formalmente costituite erano sei, di cui alcune a livello provinciale (Siracusa, Ferrara, Palermo) e altre regionale (Toscana, Basilicata, Abruzzo). Con il progetto Tutori in Rete un team di facilitatori e consulenti legali/amministrativi hanno cominciato a incontrare gruppi informali di tutori presenti in altri territori con l’intento di accompagnarli e supportarli nel percorso di costituzione in associazione ed è stato proprio in quella fase che è avvenuto l’incontro tra questa struttura nazionale (propedeutica alla costruzione di una rete nazionale) e il gruppo di tutori della Sardegna. Da lì ha preso inizio il percorso verso la costituzione formale dell’Associazione di secondo livello Tutori in Rete, formalizzata nel giugno 2023, di cui fanno parte oggi 15 associazioni e un gruppo informale. Tutori in Rete risulta essere anche per l’Associazione di tutrici e tutori sardi un utilissimo ambito di scambio e di costruzione e messa in rete del bagaglio di esperienze, buone pratiche e percorsi accumulati nel tempo
L’ATTIVITÀ SUL CAMPO: LA PAROLA
A PASQUALE ALFANO E AD ADRIANA CAPPAI
Ricorda Pasquale Alfano, attuale presidente dell’Associazione della Sardegna, “Ho avuto le prime nomine nel 2019 e le ho affrontate, com’è comprensibile, con grande entusiasmo, subito messo però in discussione nella quotidianità, a causa di una serie di difficoltà iniziali, in particolare nei rapporti con gli operatori delle comunità e dei servizi sociali”. Come avevamo già anticipato questo tipo di difficoltà possono essere ancora oggi presenti, anche in altre regioni, e dipendono da atteggiamenti erroneamente conflittuali – da entrambe le parti – legati soprattutto alla mancanza di coordinamento e regia complessiva a livello regionale e da un’iniziale mancanza di conoscenza del funzionamento della “macchina pubblica” da parte di molti cittadini.
“A oggi”, racconta Pasquale Alfano che nel frattempo è diventato un testimonial stabile di questo tipo di attività su tutti i media locali, “ho avuto 10 tutele, con un massimo di tre alla volta come previsto dalla normativa anche tra il 2023 e il 2024 e questi incarichi mi hanno reso molto orgoglioso perché ho avuto la possibilità di affiancare ragazzi prossimi alla maggiore età, ma anche ragazzi più piccoli, di 15-16 anni, con i quali è stato possibile perseguire un buon percorso formativo e di preparazione alla vita da giovani adulti con sbocchi lavorativi adeguati”. Sottolinea ancora Pasquale i tempi attualmente molto lunghi per ottenere il prosieguo amministrativo cioè la possibilità che il Tribunale disponga un procedimento di mantenimento della presa in carico da parte dei servizi sociali oltre il 18° anni d’età e fino al compimento del 21° anno per progetti di vita più articolati che prevedono, per esempio, il proseguimento degli studi superiori e/o universitari. Tra la presentazione dell’istanza e il decreto del Tribunale possono passare dai sei mesi a un anno e questo comporta che spesso il minore compie i 18 anni nel frattempo e che si trova con il permesso di soggiorno scaduto con tutte le conseguenze del caso. Altro punto sul quale Pasquale e l’Associazione sentono di doversi impegnare è quello del riconoscimento da parte dei Tribunali del “tutore sociale”, ossia la possibilità formalizzata al momento della nomina di proseguire nell’affiancamento dei ragazzi anche dopo il raggiungimento della maggiore età, una figura di mentore che in alcuni casi (ad esempio a Firenze), al contrario, è riconosciuta. Complessivamente oggi il riconoscimento dei tutori e della loro associazione è a un buon livello e i rapporti con le istituzioni (Garante regionale, Tribunali) stanno producendo, pur con grosse difficoltà in alcuni casi, maggiori opportunità di collaborazione ancora impensate fino a due anni fa, mentre sta crescendo la possibilità di connettersi anche con tutori e/o aspiranti tali e/o normali cittadini del nord della Sardegna e di altre zone, anche grazie ad iniziative come quella del 26 maggio.
Adriana Cappai, vice-presidente dell’associazione particolarmente attiva e attenta alle dinamiche interne ed esterne, ricorda come sia importante per i tutori saper conoscere e riconoscere le diverse culture con le quali ci si confronta. “Ci sono differenze di atteggiamenti e di modi di relazionarsi, per esempio, tra i ragazzi dell’Africa subsahariana, del Magreb o del Pakistan e questo deve produrre anche da parte dei tutori una capacità di dialogo differente”.
Il suo motto è “Mi dovete aiutare ad aiutarvi” e a titolo d’esempio del progressivo avvicinarsi tra tutore e ragazzo cita la più recente delle tutele, dell’aprile 2023, che riguarda un ragazzo algerino particolarmente dotato, ma all’inizio non ancora “assestato” e che ha ancora oggi qualche difficoltà con i ragazzi poco inclini all’accoglienza della scuola che frequenta. Lui conosce quattro lingue, è bravo e per questo Adriana gli ha proposto un percorso di studi e professionale un po’ fuori dagli schemi abituali (ristorazione, edilizia, meccanica), cioè un corso regionale triennale (alternativo all’obbligo scolastico) di operatore turistico, che sicuramente in Sardegna, ma anche fuori, gli aprirà nuovi orizzonti. Di questa tutela Adriana racconta anche commossa l’esperienza della videochiamata con la mamma e fratelli e sorelle (il padre non c’è più) per conoscersi e far comprendere che il ragazzo non è solo e che qui in Italia ha un’intera famiglia di riferimento che lo sta supportando e difendendo, rendendo così molto più comprensibile ed esplicito il suo ruolo di tutrice.
Adriana racconta anche di eventi e iniziative realizzate in collaborazione con altre associazioni come Emergency e Mediterranea Saving Humans (in particolare una recente mostra itinerante portata in Sardegna da alcuni volontari della Lombardia) e l’energia e la carica che mette nella sua attività è la dimostrazione che pur avendo un lavoro e un figlio adolescente ci si può impegnare nel ruolo di tutrice/tutore. Un grande esempio per tutte quelle persone che volessero impegnarsi nella cittadinanza attiva in questa forma di volontariato che permette sia di conoscere “altri mondi” da cui apprendere sia di trovarsi in un mix intergenerazionale estremamente variegato e utile ad abbandonare pregiudizi e preconcetti perché le storie che si incontrano sono, in generale, belle storie di persone, giovani, ma che hanno la forza di confrontarsi con la fatica di crescere anche sfidando fatiche e pericoli immensi.
La strada è ancora lunga, ma il viaggio insieme continua.
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