Da cosa si misura la grandezza di una vita, qual è il segno che ci dice che esiste una speranza?
Madelaine Delbrel chiamava le passioni quotidiane quella fila serrata in ranghi di occupazioni semplici, banali, ripetitive, che fanno la nostra santità ma senza la nostra gloria; ci danno un martirio senza la palma, ma che tuttavia hanno valore per lo sguardo penetrante di Dio. Dentro queste pazienze vi è la speranza e la perseveranza di tanti uomini e donne di bene che non si scoraggiano. Come ha detto qualcuno: La maggior parte delle cose importanti nel mondo sono state compiute da persone che hanno continuato a provare quando sembrava che non ci fosse alcuna speranza.
Ecco, il Natale del Signore è l’ostinazione di Dio che ancora una volta ci vuole uomini e donne di speranza; un invito a ritentare anche quando c’è attorno a noi oscurità e tutto sembra parlare di debolezza. Anzi, è proprio il Natale di Gesù a fare sintesi della fragilità: una coppia di genitori che non sanno dove sistemare il loro bambino; una piccola creatura indifesa e perseguitata appena venuto al mondo; il corteo di pastori emarginati e impauriti che lo ossequiano... Eppure, questo piccolo seme è divenuto un albero gigantesco dove troviamo riparo (Mc4,30-32).
Questo è il Natale cristiano, la celebrazione della nascita di Gesù: accogliere nelle nostre mani la speranza quotidiana che Dio ci offre e seminarla, in un mondo che spesso si presenta sassoso e pieno di spine. Ma sappiamo che la forza di questo piccolo seme è quello, nonostante tutto, di portare frutto: il trenta, il sessanta e il cento per uno (Mc 4,8).
Auguri di un Santo Natale 2024.
+ Roberto Carboni
Vescovo di Ales-Terralba
Arcivescovo di Oristano
© Riproduzione riservata