Marmilla, nelle aree individuate per le scorie radioattive ci si ammala e si muore per tumore ben oltre la media sarda


di Simone Muscas
In alcune aree della Marmilla il tasso di mortalità dovuto allo sviluppo di gravi malattie mostra numeri superiori sino al settanta per cento rispetto alla media regionale. È quanto emerso dall’ultimo rapporto consultivo con l’OMS pubblicato dall'Isde, l'Associazione nazionale dei medici per l'ambiente, che ha analizzato più a fondo lo stato di salute delle aree individuate dalla Sogin come siti idonei allo stoccaggio delle scorie radioattive. «Il rapporto - spiega il presidente regionale dell'Isde, Domenico Scanu - è uno studio epidemiologico che prende in considerazione il periodo 2012-2017 ed è stato redatto col fine di approfondire alcuni aspetti sullo stato salute delle persone che abitano in quei luoghi in relazione a quanto atteso dal riferimento regionale. I dati più eclatanti sono tre. In primis quello che riguarda l’area dei comuni di Villamar, Pauli Arbarei e Las Plassas dove si registra un tasso di mortalità a causa di patologie tumorali superiore al trentaquattro per cento rispetto alla media in Sardegna. Se le osservazioni si spostano poi nel territorio Villamar-Segariu, altra zona individuata dalla Sogin, i numeri si fanno ancora più preoccupanti: in quella zona statisticamente si muore per tumore con una percentuale del quarantatré per cento in più rispetto alla media sarda. Infine, quanto alla mortalità dovuta alle sole malattie respiratorie, si osserva come nel territorio Villamar-Segariu si abbia una mortalità femminile più alta addirittura del settantasette per cento. Numeri preoccupanti che bisognerebbe leggere con attenzione: «L’Isde - spiega Domenico Scanu - si è stufata di sentir parlare di inquinamento in modo astratto. Il nostro ruolo, in tal senso, è quello di dare chiavi di lettura più approfondite in modo che, proprio partendo dalle considerazioni sullo stato di salute delle popolazioni, la sfera politica abbia più strumenti e conoscenze per intraprendere azioni concrete quali la prevenzione primaria e secondaria o proporre nuovi studi scientifici che permettano di analizzare meglio le cause che portano a criticità come quelle riscontrate in questo rapporto». Palla ora alle alte sfere della politica: infatti, proprio in questo giorni, nelle aule del Parlamento italiano si sta discutendo sui progetti del Recovery Plan (che a breve dovranno essere presentati dall’Italia all’Unione Europea per spendere i 209 miliardi di euro concessi allo Stato) visto che i criteri di assegnazione dei fondi offrono maggiori premialità a quei programmi che contemplano azioni di sostenibilità ambientale. Anche la Sogin sarà chiamata a un parere: gli indicatori infatti mostrano palesemente come lo stato di salute delle popolazioni locali non sia certo quello atteso da un territorio tutt’altro che industrializzato o ad alto inquinamento. Per i cittadini, infine, un motivo in più per affermare come la conversione della Marmilla da antico granaio romano e terra di nuraghi a una zona turistico radioattiva sia una scelta tanto folle quanto irrazionale.

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