Fra pochi mesi si tornerà alle urne per il rinnovo dei consigli comunali. Una chiamata importante che coinvolgerà tantissimi comuni Comuni dell’Isola e, fra questi, undici che appartengono al territorio della Marmilla, fra questi: Collinas, Segariu, Furtei, Pauli Arbarei, Turri, Ussaramanna, Lunamatrona oltre ad altri centri del territorio si troveranno un passaggio più politico che profondamente comunitario.
Ed è proprio da qui che nasce una riflessione che riguarda tutti: i dati demografici parlano chiaro e non lasciano spazio alle interpretazioni, negli ultimi vent’anni infatti molti centri della Marmilla hanno perso una quota significativa della propria popolazione. Paesi come Collinas, con poco più di 800 abitanti, o realtà ancora più piccole che scendono sotto i 500 residenti, raccontano una tendenza ormai consolidata. A questo si aggiunge un altro dato, forse ancora più preoccupante: l’età media cresce, mentre il numero di nascite diminuisce in modo costante.
Le conseguenze sono gli occhi di tutti, con una trasformazione profonda del tessuto sociale: meno giovani significa meno famiglie, meno iscrizioni a scuola, meno vitalità nelle associazioni, meno prospettive per il futuro. Le ripercussioni inevitabili sono anche sui servizi essenziali: quando la popolazione cala sotto certe soglie, mantenere attivi servizi fondamentali diventa sempre più difficile. Le scuole rischiano accorpamenti o chiusure, gli ambulatori medici vedono ridursi orari e presenza, gli uffici postali diventano a giorni alterni, i trasporti pubblici si diradano. Anche servizi meno visibili, ma altrettanto importanti, come la manutenzione del territorio, la gestione dei rifiuti oltre a il presidio sociale, finiscono per essere ridimensionati. In questo contesto già complesso si inserisce un altro elemento che merita una riflessione: la crescente disaffezione verso l’impegno politico e amministrativo. Sempre meno persone sono disposte a mettersi in gioco, a dedicare tempo ed energie alla gestione della sfera decisionale. E questo accade proprio mentre le sfide diventano più difficili. In un contesto del genere la domanda viene quasi naturale. Ha ancora senso, in paesi con mille o millecinquecento abitanti, presentare due o tre liste elettorali? Ha senso dividersi quando le forze sono poche e i problemi sono tanti? La risposta non è scontata, ma forse vale la pena fermarsi a riflettere.
Da una parte è senz’altro vero il fatto che la competizione rappresenti il sale della democrazia; esiste, tuttavia, un limite oltre il quale la frammentazione rischia di indebolire ulteriormente comunità già fragili. Forse oggi, più che in passato, servirebbe uno sforzo diverso.
Mettere insieme le competenze, le energie migliori, le persone disponibili. Costruire un percorso condiviso, capace di superare logiche di appartenenza o divisioni personali. Non una rinuncia al confronto, ma un cambio di prospettiva: lavorare insieme per garantire ai paesi della Marmilla un futuro possibile. Perché la vera sfida non è vincere un’elezione. La vera sfida è continuare ad avere una scuola aperta, un medico presente, un servizio efficiente.
E forse, oggi più che mai, questo obiettivo vale più di qualsiasi contrapposizione.
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