Manet tra il mentore Baudelaire e il suo “peintre des peintres” Velasquez


di Walter Marchionni Quello che va in scena al Museo Magmma di Villacidro, a partire da oggi 4 maggio fino al 26 maggio, è la manifestazione plastica dell’incontro di Edouard Manet con i grandi del passato di allora: Velasquez, Goya, Tiziano. Velasquez,  conosciuto per la prima volta nel 1865 al Museo Prado attraverso i suoi meravigliosi dipinti . Velasquez era deceduto cinque anni prima (1860 n.d.r.) e per  Manet volgeva al termine la sua prima stagione matura, quella probabilmente più carica di capolavori, tutti orientati da una rivisitazione del 'siglo de oro' dell' arte iberica, e in particolare dei due maestri spagnoli. Proprio quel  Velasquez che Manet confidò a Baudelaire essere per lui "le peintre des peintres". Lo scrittore francese in questa straordinaria stagione, è il suo mentore; fulgido istigatore e iniziatore, del maestro francese, all’arte “incisa”. È in quel tratto deciso,in quelle intuizioni di chiaro scuro, in quel tratto  macchiato e sporco ma carico di luce e purezza,  che Manet non poteva che discendere che  da Velázquez e da Goya ; eredità manifestata dalla presenza in mostra innanzitutto di “ Olympia”, capolavoro inciso e rifacimento del grande dipinto del 1863, palese reinterpretazione della “Maya Desnuda “ di Goya (realizzata tra il 1797- ed il 1800). Secondo altre interpretazioni critiche, plausibili, Olympia è stata ispirata dalla “ Venere di Urbino di Tiziano , che Manet ebbe sicuramente la possibilità di ammirare (e copiare) nel 1865 agli Uffizi. L’opera di Tiziano , partendo dal presupposto che abbia avuto influenza, venne comunque reinterpretata secondo il gusto dell’artista francese. Olympia” è uno dei dipinti più celebri realizzati dall’artista  e considerato, assieme alla precedente opera “Colazione sull’erba”, uno dei quadri che segnarono la nascita della pittura moderna. Si tratta di un dipinto ad olio su tela delle dimensioni di 130 x 190 cm, realizzato dall’artista nel 1863 ed attualmente conservato nel Musèe  d’Orsay di Parigi. L’artista francese, da sempre, incuriosì la società ma suscitò anche clamore presso i suoi contemporanei per la sua spregiudicatezza in difesa del principio della libertà espressiva, con opere che suscitarono scandalo. Il quadro, infatti, scandalizzò per il soggetto rappresentato. Olympia raffigura un’omonima prostituta parigina che qui si mostra con una sfrontatezza decisamente volgare. La donna si presenta distesa in una posa classica su un letto sfatto, mentre una serva di colore le porge un mazzo di fiori, ricevuto, con tutta probabilità, da un corteggiatore che attende dietro una tenda che fa da cornice all’opera. L’incisione,  presente all’evento villacidrese, ne rappresenta la sintesi stilistica e posizionale, è una vera gemma che cattura tutta l’espressività moderna che l’opera artistica di Manet ha , di fatto, rappresentato. L’arte di Manet è una delle maggiori esperienze dell' Ottocento europeo: e la  mostra che andiamo ad allestire tende  a guardare l' intero percorso del pittore, seguendo una linea, nella sostanza,  cronologica.  

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