La presenza delle scorie nucleari in Marmilla, individuata dalla Sogin come fra i luoghi ideali in Italia per lo stoccaggio, potrebbe avere come ricaduta negativa anche quella dell’insorgenza di gravi malattie. In tal senso la storia di Vittorio Cadeddu, 72 anni di Lunamatrona, è significativa. Dopo aver prestato servizio come carabiniere negli anni ’70 presso la centrale nucleare di Saluggia a pochi chilometri da Trino Vercellese, ha sviluppato da oltre tre decenni una rara malattia al sangue che lo costringe a essere curato presso l’ospedale Businco di Cagliari. [caption id="attachment_85860" align="alignleft" width="369"]
Vittorio Cadeddu[/caption]
Il nesso fra la sua attività e la patologia a distanza di anni è però ancora non chiaro: da una parte vi è infatti il Commando militare di Cagliari che gli ha riconosciuto la causa di servizio al cento per cento, dall’altra c’è invece il Ministero della Difesa che gli ha negato quel riconoscimento nonostante vari ricorsi. I dubbi però rimangono: «A Saluggia - spiega Vittorio Cadeddu - potevo accedere liberamente al reattore atomico, al vascone di uranio e ai fusti contenenti i materiali radioattivi senza che mi venisse fornita alcuna protezione».
Di lì a qualche anno, dopo il trasferimento alla stazione dei carabinieri di Mogoro, arrivarono i primi problemi di salute: «Ricordo - spiega l’ex militare - che iniziai ad avvertire malessere, astenia e vertigini che col tempo si fecero sempre più frequenti. Negli anni ‘80, dopo tanti esami clinici, mi venne quindi diagnosticato un tumore al sangue che mi ha costretto a essere riformato dal mio Comandante in quanto non più in condizioni fisiche per prestare servizio. Avevo solo 43 anni». Quanto alla battaglia sulla causa di servizio, prima concessa e poi negata, non c’è più volontà a portarla avanti: «A quel mancato riconoscimento ho smesso di pensarci da tempo. La grave malattia con cui convivo da oltre trent’anni e le pesanti cure quotidiane a cui mi sottopongo vengono prima di tutto. Non sarà certo un indennizzo a restituirmi ciò che la vita mi ha tolto».
Intanto la questione nucleare in Italia (e di riflesso in Sardegna) resta ancora irrisolta: la chiusura di tutti gli impianti nucleari delle centrali atomiche dopo il referendum del 1987 non ha certo cancellato con un colpo di spugna il problema delle scorie, i cui tempi di decadimento radioattivo necessitano di migliaia di anni.
Rifiuti nucleari che la Sogin ha pensato di far transitare dal Piemonte alla Marmilla: «Quando ho saputo di questa possibilità - conclude Vittorio Cadeddu - ho provato risentimento perché sono tornato in Sardegna proprio per vivere in un ambiente più salutare. Sono fiducioso che sia i politici sia i cittadini che stanno costituendo dei comitati di protesta alla decisione evitino questa sciagura».
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