Luci e ombre sulla sanità, lo sfogo di un medico di medicina generale


Questo è una denuncia sulla situazione di disagio e stress vissuta quotidianamente dai medici di medicina generale, ai quali tutto viene demandato.
Le vaccinazioni antinfluenzali le abbiamo sempre fatte, ma quest'anno ci hanno chiesto di vaccinare dai 60 anni in su, dal mio database risultavano 400 pazienti. Lo scorso anno pretendevano che andassi a Sanluri per ritirare i vaccini. Io mi sono rifiutata perché nella malaugurata ipotesi avessi avuto un incidente non ero coperta da assicurazione lavorativa (la mia sede è Guspini).
Quest'anno ho chiesto 200 vaccini perché parte dei pazienti andava a farla all'igiene pubblica del poliambulatorio. Quando abbiamo ritirato la prima tranche di 100 dosi, (ci fanno andare più volte a ritirarli al poliambulatorio di Guspini), ci hanno detto che l'igiene pubblica mon avrebbe vaccinato perchè loro non ce la facevano.
Allora ho specificato che 200 non mi sarebbero state sufficienti e ne ho chiesti almeno altri cento perché non abituata a sprecare e sospettavo, come è accaduto altre volte, che i pazienti impauriti non avrebbero aspettato i tempi della ASL e se lo sarebbero comprato, e quindi se mai fossero arrivati sarebbero rimasti nel mio frigo. Come tutti sanno, infatti, cosa ha fatto la Regione Sardegna, ha consegnatoparte dei vaccini alle farmacie così i pazienti se lo pagano, noi lo facciamo gratis (perché sanno che noi non avremo mai il coraggio di far pagare una prestazione che spetta di diritto), risparmiando sul vaccino e sulla nostra prestazione (capito il gioco?) però dobbiamo segnalare all'ATS i nominativi di questi pazienti.
Avendo così pochi vaccini ci troviamo nella situazione di dover scegliere a chi farlo, molti pazienti non capiscono e se la prendono con noi. Con i 200 vaccini che ho ricevuto finora non riesco a soddisfare le richieste degli ultra 60enni e i miei giovani pazienti diabetici - asmatici - celiaci se la stanno comprando così pure i familiari di pazienti in assistenza domiciliare. Per l'attivazione dell'ADI è richiesta la compilazione di 11 fogli da inviare al responsabile e poi valutare con lui, a casa del paziente, le necessità del malato.
Dalla prima ondata della epidemia a tutt'oggi questa valutazione non si fa e noi dobbiamo andare dalle "vossignoria" a riferire e documentare con foto lesioni da decubito etc. Perché loro “responsabili” non possono rischiare il Covid. Loro non hanno fatto il giuramento di Ippocrate, la loro salute è più preziosa della nostra. Loro sono dipendenti, mentre noi se ci ammaliamo dobbiamo pagarci un sostituto, continuare ad avere le spese dell'ambulatorio e così via.
Ci stanno chiedendo sempre più spesso di medicalizzare, cioè di salire sull'ambulanza che non ha medico, abbandonando i pazienti che abbiamo in studio da ore. Tra gli ultimi episodi mi è capitato un sospetto problema cardiologico. Poiché le urgenze non vengono viste dagli specialisti ambulatoriali, dobbiamo inviarli al pronto soccorso. Con il 118 prima parli con un infermiere che non si identifica, poi con il medico, che non si identifica, riferisci che il paziente è stabile e cosciente.  Risponde che non ha un’ambulanza con medico e quindi devo accompagnarlo io perché i volontari non hanno competenze "Sono idraulici, muratori..."specifica.  Mi arrabbio e gli dico che mi costringe ad abbandonare il mio lavoro e nove pazienti; quando ripasso il telefono ai volontari chiede a loro delucidazioni sulle condizioni del paziente  e si perde ulteriore tempo, e io la pazienza, e salgo in ambulanza (io soffro di chinetosi e quindi durante il viaggio non sono in grado di assistere il paziente).
Arrivati al piazzale del pronto soccorso ci sono altre quattro ambulanze in attesa, mi devo allontanare perché ho una nausea intensa. Arriva un'infermiera tutta bardata. E cosa fa? Riprende tutto l'interrogatorio già fatto con il 118. Non porta una cardioline per fare un tracciato e conferisce con i volontari e non con me. Chiedo di poter andare via e con strafottenza mi risponde che ho medicalizzato e quindi posso andar via solo con l'ambulanza. Rispondo che ho lasciato l'ambulatorio con pazienti a cui dovevo fare il vaccino, mi volta le spalle e va via. La paziente è stazionaria come quando siamo partiti. Chiamo il pronto soccors, mi presento e dico che questo è un sequestro di persona e che io non posso stare lì per 6 ore e che se non si decidono partirà una denuncia. È già passata un'ora.  Fanno procedere l'ambulanza all'ingresso si presenta un’infermiera, mentre il medico si vede in lontananza e con le mie ricette in mano su cui è scritta la diagnosi chiede cos'ha il paziente. Mi allontano perché sto per esplodere. Ci danno un'ora per ripartire.

Rientro in ambulatorio dopo due ore circa. Rimando a domani il paziente e tutte le richieste telefoniche da evadere, le domiciliari da fare, mando giù il boccone e riprendo il mio lavoro.

Ma noi medici di base non facciamo niente, lavoriamo solo tre ore al giorno quindi oltre i vaccini che l'igiene pubblica non sta facendo possiamo fare anche i tamponi rapidi. Da notare che noi medici non siamo stati formati e che li hanno finora fatti gli infermieri (che giravano con un pullmino con 4 persone, autista, infermiere, medico e segretario).

I locali de nostri studi non sono adeguati a svolgere in sicurezza queste attività. Se facciamo i tamponi, per i quali è richiesto circa un quarto d'ora, non potremo fare le altre prestazioni. Se dovesse risultare un positivo nel nostro studio, dobbiamo sanificare i locali e metterci in quarantena. È tanto facile parlare a vanvera e scaricare su chi veramente è in prima linea. Ancora noi dovremo evitare i ricoveri e i gessi. Se il paziente sta a casa sua,  per avere degli esami ematici bisogna prenotare. Ho scoperto pochi giorni fa che faranno solo le richieste di esami urgenti. Quali sono quelli urgenti? Quelli per il diabetico che devo fare la visita di controllo da anni, o per il cardiopatico.
Alcuni pazienti riferiscono che devo scrivere urgente, altri no, quindi nel dubbio chiamo il responsabile della medicina di base nostro referente, che mi risponde di non sapere niente e scende a parlare con gli infermieri e mi fa sentire in viva voce la risposta dell'infermiere. Mi adiro e dico che le comunicazioni ce le devono dare i responsabili non gli infermieri, mi risponde che lui non è responsabile del laboratorio. Che assurdità.

Il direttore del distretto non era a conoscenza dell'esistenza della piattaforma regionale dove facciamo la segnalazione Covid.  Assurdo. E ciascun dirigente non fa altro che fare altre schede che sempre noi dovremmo compilare.
Carta sempre carta inutile, carta che toglie tempo prezioso a quello che è la professione. Noi curiamo non solo il corpo ma anche la mente. La gente è spaventata, impaurita. Chiede spiegazioni, aiuto, sostegno. Ma anche noi siamo essere umani e per poter lavorare bene abbiamo bisogno di semplificazioni sui procedimenti, delle linee guida chiare, perché alla fine anche noi crolleremo, e allora chi ci sarà al posto dei medici di medicina generale?

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