È il titolo di un vecchio film, anzi due, un po’ fantascienza e un po’ horror, dove gli ultracorpi sono ben più visibili del coronavirus che dilaga in libertà e che in questi giorni, più che mai, stimola le esibizioni di molti cervelli allo sbando e di urlatori sguaiati: la paura fa novanta e, se continua di questo passo, anche novantuno. Abbiamo superato il traguardo del primo e secondo milione e siamo sul terzo, ma non è detto che il covid 19 vada in ferie prima di arrivare ai dieci milioni di contagi. In fondo non sarebbe poi tanto, ed è un po’ meno dell’uno per mille degli esseri umani che occupano il pianeta Terra. La presunzione arrogante di certi politici, che anziché lavorare per porre un blocco alla diffusione la facilitano, e il tentativo da parte di certuni di accusare la Cina, che ne ha vissuto per prima il dramma e in qualche modo vi ha posto rimedio, non può liberare nessuno dalle proprie responsabilità. Neppure quando quel tale di nome Trump, che si ritiene il padrone dell’universo, propone una taglia sul premier del Venezuela Maduro (che non è detto non la meriti), licenzia i collaboratori scettici sulle sue scelte o interviene contro la caduta del prezzo del petrolio e a favore dell’apertura incondizionata di qualsiasi azienda per soddisfare certi interessi, mentre optando verso un tentativo di autocritica, e non solo da parte sua, si potrebbero migliorare i rapporti tra gli Stati e rendere meno difficili quelli umani. Ma il mondo è questo e sarà impossibile cambiarlo se i cervelli di chi governa non vorranno capire che quella robaccia che dilaga e uccide risulta invisibile solo a quanti pensano di esserne immuni e prendono il tutto alla leggera: non lo hanno fatto Trump, Johnson (che è stato beccato in pieno e poi ne è uscito vivo) e tanti altri rimasti in attesa di valutare le situazioni con i propri occhi non sempre acuti prima di annunciare l’allarme e decidere che pesci pigliare. Non sappiamo con assoluta certezza se questo virus svolazza come le aquile, o almeno come i merli, occupando quindi tutti gli spazi disponibili, e se resiste in vita per qualche ore o per giorni. Miopie o esagerati ottimismi non sono d’aiuto e perciò esprimiamo un grosso grazie a quei tanti specialisti che sudano sangue per bloccarlo. In attesa che si trovi una soluzione le attività produttive (salvo quelle necessarie all’alimentazione e all’informazione) vanno a passo ridotto o sono ferme e le persone confinate in casa, ma nessuno sta bene, perché non si può credere che ci sia qualcuno, se mancano precisi accordi tra gli Stati, in grado di far fronte alle spese se non si produce e non si incassa. I politici e le aziende propongono la riapertura della produzione, dato che il mercato freme, ma è necessario valutarne attentamente le modalità di operare per evitare un nuovo propagare dei contagi. Le scuole sono chiuse, e ci mancherebbe altro, e così i campi di calcio, con le sofferenze di tanti giocatori cui non piace l’idea della riduzione dei loro compensi, e i ristoranti e i bar (che si potrebbero aprire creando uno sportello di pochi centimetri sul fronte strada per far passare il caffé e la brioche o la pasta già cotta, con però il rischio di favorire troppe passeggiate quotidiane) e molti altri servizi che provvedono perché a tanta gente, che si presume alla fame anche se hanno (si pensa da noi) diecimila euro in banca, possa arrivare un qualche aiuto. E poi c’è l’industria del turismo, cui mancheranno quei 50 o 60 miliardi che portano i visitatori provenienti dall’estero e di quegli altri che restano in Italia. Già, se non si lavora non si guadagna e il soldo non gira, e pure se gira, nessuno è soddisfatto, in particolare gli abituali populisti che anziché l’impegno preferiscono le propagande. Certo, riaprire i battenti alle attività produttive sarà utile se prevarrà il diritto al tozzo di pane anziché il miraggio del guadagno. Il mondo sta vivendo una esperienza insolita mentre il debole continua a subire e il furbo pensa di speculare e arricchirsi. Qualcosa, un giorno o l’altro, dovrà pur cambiare se i luminari del potere avranno il coraggio di rinunciare all’abituale spadroneggiare. Chissà se si capirà che è compito degli Stati assicurare a tutti una uguale dignità e costringere chi gioca con i soldi a smetterla con speculazioni e guadagni esagerati. L’abbiamo già detto, l’Europa dell’euro è la più bella invenzione degli ultimi secoli ma pecca quando i singoli Stati badano più ai propri interessi che a quelli generali, e per fortuna che stavolta c’è stata la Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, che ha richiamato all’ordine pregando di chiedere scusa all’Italia. Intanto Salvini indossa gli occhiali e con la Meloni lancia accuse mentre Berlusconi talvolta frena, PD e M5S litigano sul MES e le Regioni sulla riapertura della produzione industriale o sull’obbligo di mascherine e limitazione della circolazione e l’OMS ci accusa per mancate precauzioni all’interno delle case di riposo per anziani mentre la Giustizia vuole vederci chiaro. Il 1° maggio è la festa dei lavoratori, e allora riposiamoci e facciamo tutti, perché tutti siamo partecipi dì una situazione d’emergenza, un serio esame di coscienza.
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