L’esplosione dei cervelli


Sa pingiada est buddendu, sa petza est ancora crua, sa croccoriga tua non est ancora frorendu, perciò stiamo tranquilli: quando le zucchine fioriranno raccoglieremo i frutti. Il punto è che, di questo passo, non ci saranno né fiori né frutti, dato che troppi governanti europei, se non ridicoli, appaiono un tantino poco lungimiranti. Ed è difficile comprendere quanto responsabili, visto che parlano di impegni a favore dei migranti solo su base volontaria, cioè in altre parole di porte chiuse all’accoglienza. La pentola bolle, ma la carne è ancora cruda, e quindi gli sviluppi degli attuali contrasti politici della cosiddetta Europa si vedranno più avanti. Sarà la fine di quegli accordi che prima soddisfacevano tutti e che ora vengono interpretati secondo convenienze e punti di vista contrari? Se l’Europa piange l’Italia non ride e i populismi imperano e plaudono a chi è contrario alle migrazioni e alle accoglienze anziché chiedere con uguale forza che gli Stati intervengano per fermare miserie o guerre e persecuzioni operate da pseudo governanti che ricevono armi e denaro da altri Stati in cambio di agevolazioni e favori, non importa che si tratti di petroli, diamanti o terre da coltivare. Curare il male alla radice, anziché assistere impassibili alla sua crescita, sarebbe meno costoso per tutti. Ci prova il ministro degli esteri Moavero volando in Libia, dove imperano contrasti tra Serraj e Haftar, cioè tra Cirenaica e Tripolitania, e, da sempre, tra le diverse tribù, data la necessità di far ritrovare al loro paese unità e sicurezza. Dopo la Libia andrà a trovare altri Paesi? Da noi si plaude ai porti italiani sbarrati alle navi con migranti, mentre si dovrebbe chiedere con più forza all’Europa di rivedere certi accordi firmati in altri tempi, quando era impossibile prevedere arrivi così massicci. L’Europa invece chiacchiera senza concludere con un qualche impegno responsabile, Salvini là all’est trova con Orban una specie di santa alleanza, altri approvano o cicalano e Seehofer, il ministro dell’interno tedesco, riesce a mettere i freni alla Merkel ribadendo la sua contrarietà a ulteriori accoglienze e libertà di movimento dei migranti, da rimandare tutti nei paesi dove sono approdati e identificati o nei paesi di origine. Tutto facile a parole ma, accoglienza o no, qualcosa di serio si dovrà pur fare, visto che la popolazione mondiale, soprattutto nei paesi più poveri, continua drammaticamente a crescere e sarà impossibile far fronte alle inarrestabili migrazioni, dato che i campi di accoglienza, gli hot spot o chissà cosa, non importa se in Europa o in Africa, non serviranno a niente, se non ad acuire le sofferenze di tante vite. Ci si deciderà a intervenire responsabilmente nei loro luoghi di origine aiutandoli in modo serio a crearsi una propria economia e a fargli anche capire che procreare troppi figli significa condannarli a fame e stenti, fornendogli possibilmente l’assistenza necessaria e magari le pillole anticoncezionali? O li cacceremo o stermineremo come ai tempi del nazifascismo è stato fatto nei confronti degli ebrei, giusto un’ottantina di anni fa? A Salvini piacerebbe regnare per trent’anni, ma le promesse irrealizzabili porteranno critiche e abbandoni se l’economia va in malora, e per fortuna c’è il ministro Tria che avverte sui rischi di far saltare i conti e pone un freno alle fantasiose idee di riduzioni di tasse e di età pensionabili. Qualche sbavatura all’interno delle attuali sale di comando tende a manifestarsi, ma guai a dire qualcosa di non gradito, come è successo a Fico a proposito di soccorsi e sbarchi bloccati, perché arriva subito lo stop di Di Maio a precisare che le considerazioni fatte dal presidente della Camera sono del tutto personali. Ma i diversamente pensanti sono anche espressione di democrazia e di ricerca di dialogo, e non sempre vaneggiamenti. Vedere certi governanti europei dell’est, che dall’Europa prendono miliardi e indirizzano all’ovest autisti, muratori, badanti e prodotti con prezzi di gran lunga inferiori a quelli di destinazione è un aiuto alla loro crescita ricambiato però con concorrenze non particolarmente leali, così come lo sono le delocalizzazioni di aziende per le quali non contano le persone ma gli utili. Di Maio ha parlato di multe nei loro confronti, ma una multa non basta per far crescere un’Europa fatta di convenienze individuali, anziché di piani equilibrati e condivisi di crescita. Da un pezzo chi fa politica non ci ricorda più che fino a non molto tempo addietro mangiavamo pane “vecchio” di una o due settimane, mentre oggi si butta il pane fatto ieri. Se un politico ci dicesse di mangiarlo riceverebbe applausi o fischi? Eppure la realtà è questa: promesse e sogni, anziché attenzione alle disfunzioni organizzative, alla mala amministrazione, agli sprechi e via dicendo, che significa anche più rispetto, dignità ella persona e occupazione. Edmunduburdu

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