In una società come quella dei paesi a maggior sviluppo che invecchia sempre più, le malattie cronico degenerative sono tra le principali cause di decesso. Nel 2010 lo Stato Italiano ha emanato la Legge 15 Marzo 2010 n.38 (L.38/2010), tra le prime in Europa che disciplinano l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. [caption id="attachment_53082" align="alignleft" width="300"]
Giuseppe Obinu[/caption]
L’aspetto fondamentale della normativa sta nel riconoscere una particolate tutela ed attenzione al paziente e alla sua famiglia che insieme affrontano il percorso della malattia. Chi suo malgrado ha potuto accedere ai servizi garantiti dalla legge è concorde nell’esprimere giudizi positivi; l’aspetto negativo sta nel fatto che non tutti i cittadini la conoscono e non tutte le regioni riescono ad applicarla con successo. Ai casi di eccellenza in Lombardia ed Emilia Romagna, fanno da contraltare regioni come la Sardegna dove le strutture attivate sono ancora insufficienti.
Allo scopo di sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica sull’argomento ho intervistato il dottor Giuseppe Obinu di Oristano specializzazione in Anestesia e Rianimazione, dal 2015 componente del direttivo regionale della SICP Società Italiana delle Cure Palliative, società scientifica che si occupa della promozione culturale e sociale delle cure palliative.
Cosa si intende per cure palliative?
Le cure palliative significano portare assistenza a quelle persone colpite da una malattia grave, inguaribile ma non ancora incurabile; non esiste quindi una guarigione clinica in quanto le medicine non sono più efficaci. In passato si abusava dell’espressione “Non c’è più niente da fare!”, adesso invece si sente la necessità di accompagnare il paziente nell’ultima parte della sua vita, la più dolorosa e triste.
L’assistenza viene garantita oltre che al malato anche a tutti i componente della famiglia: moglie/marito, figlia/o, ma può essere anche il vicino di casa o l’amico che in alcuni casi sono i soli ad avere contatti con la persona malata.
Come organizzate il vostro lavoro?
Il concetto fondamentale è che si tratta di una equipe: medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti, operatori socio sanitari, assistenti sociali e volontari ognuno dei quali con un compito ben preciso. Porto come esempio l’episodio di una donna anziana di 80 anni che viveva da solo con il marito anch’esso ottantenne: qui alle difficoltà della malattia della signora si aggiungeva la necessità dell’igiene personale e la preparazione dei pasti, problematiche che nulla hanno a che vedere dal punto di vista sanitario, ma se non valutate correttamente non si assicura un servizio ottimale.
Molto spesso questa è la fase terminale della vita del paziente, quindi tra le varie attenzioni andranno garantite anche quelle spirituali.
Qual è la prassi da seguire per accedere alle cure palliative?
Va precisato che sono garantite dalla legge italiana L.38/2010 per cui chiunque entri in contatto con il malato, per esempio il medico di famiglia o il medico curante in ospedale, resosi conto che la terapia non ha più effetto deve indirizzare la persona malata alle cure palliative. Tutte le ASL devono avere una equipe alla quale assegnare queste persone.
Il luogo preferenziale dove intervenire dovrebbe essere l’abitazione del paziente in modo tale da rimanere in compagnia con i propri cari. Dove ciò non è possibile, come il caso della coppia di anziani menzionato precedentemente, esiste una struttura chiamata Hospice attrezzata per ospitare le persone che non possono essere più seguite a casa.
Questa sistemazione può essere definitiva oppure temporanea fino a che l’abitazione non è stata sufficientemente attrezzata o semplicemente attendere il rientro di una figlia/o lontana/o.
L’Hospice quindi altro non è che un servizio del territorio garantito all’interno di un locale con più stanze, ognuna delle quali dedicata al singolo malato. Il primo passo è la stabilizzazione clinica del paziente quindi garantire l’assistenza medica e psicologica, ma diventa anche la nuova dimora dove ricevere la visita di parente e amici.
Dove sono dislocati gli Hospice?
Per legge tutte le ASL dovrebbero erogare questo servizio, attualmente però sono attivi solamente a Nuoro, Cagliari, Quartu Sant’Elena e Tempio Pausania mentre ad Oristano è di imminente apertura. In alcune RSA Residenza Sanitaria Assistenziale, sono state dedicate alcune stanze al servizio di Hospice.
L’equipe può prestare servizio anche in appositi ambulatori nel caso in cui il paziente abbia una autonomia tale da permettergli di recarsi al posto di cura; in questo caso si parla di cure simultanee, dove contemporaneamente vengono attivate le cure palliative già prima di sospendere quelle attive.
Puoi descrivere brevemente di cosa si occupa la SICP, Società Italiana delle Cure Palliative?
Scopo principale dell’associazione è favorire la cultura delle cure palliative e contemporaneamente fare anche ricerca.
Quest’anno abbiamo organizzato degli incontri a carattere divulgativo in diverse parrocchie dell’isola, durante i quali è emersa la mancata conoscenza dei propri diritti in termini di assistenza da parte della popolazione. A tale scopo l’esperienza verrà probabilmente replicata anche il prossimo anno.
Antonio Obinu
.
© Riproduzione riservata