Stiamo vivendo tutti in un periodo drammatico, dovuto alla pandemia che ci ha gravemente colpito, che porta a focalizzare l’attenzione, sia politica che sociale, su altre priorità.
Noi allevatori e agricoltori, aggregati nell’ATAS (Associazione per la Tutela Agropastorale Sarda), vorremmo che l’attenzione sia rivolta anche ad uno dei settori più importanti dell’economia sarda, che neanche in questo periodo di grande difficoltà e pericolosità si è fermato, perché non può fermarsi: l’Agroalimentare.
La prima questione su cui vogliamo soffermarci è il prezzo del latte. A un anno dalla riunione in prefettura a Sassari, durante la quale è stata stilata una griglia di base che lo lega al solo prezzo del Pecorino Romano DOP, basandosi sui dati della borsa di Milano, le attuali quotazioni che ci vengono riconosciute, sono perfino inferiori a quelle che ci hanno portato a scendere in piazza.
Manca un piano a lungo termine, chiaro e definito su come gestire e affrontare questa pericolosa e deleteria altalena dei prezzi, evitando interventi estemporanei ogni qual volta si ripresenta la solita crisi ciclica del nostro settore. Manca anche un sistema efficace di vigilanza, che controlli che quanto definito venga rispettato, per evitare ogni forma di speculazione e garantirci sempre un prezzo equo e remunerativo, degli enormi sforzi che quotidianamente facciamo.
Vorremmo chiedere al Consorzio di Tutela del Pecorino Romano, perché dopo la bocciatura di luglio della Regione Sardegna, non è ancora stato emanato il Piano di Regolazione dell'offerta 2019/2022. Ci troviamo, in una situazione in cui non si conoscono le quote di produzione da assegnare ai trasformatori, col rischio che ognuno produca per il proprio tornaconto senza pensare al danno economico che questo può provocare nell’ immediato a tutto il comparto. Non è stato modificato il sistema di sanzioni, per chi produce in eccedenza e far sì che le quote vengano rispettate e che si eviti una estrema sovrapproduzione di pecorino Romano.
Il Consorzio di Tutela, deve dotarsi di una figura manageriale che programmi la strategia e pianifichi l’immissione delle produzioni sui mercati.
Chiediamo una presenza e partecipazione attiva degli allevatori, alla vita del Consorzio e dei suoi organi sociali.
La nostra associazione è pronta ad entrare all’ interno del consiglio per aiutare, valutare insieme e definire un sistema che sia ragionevole e profittevole per tutti. In questo periodo di crisi sanitaria ed economica, gli allevatori, vogliono partecipare alle strategie e alle decisioni, per evitare di essere sempre soggetto passivo, che paga in prima persona, ogni crisi che si presenta.
Chiediamo a questo punto che anche gli altri consorzi delle DOP “Fiore Sardo e Pecorino Sardo” intervengano sulla questione e si oppongano a queste produzioni fuori controllo, togliendo il monopolio delle decisioni sul comparto lattiero caseario al solo Consorzio del Pecorino Romano. E’ necessario ed auspicabile, infatti, che la Sardegna offra una più ampia e variegata offerta di prodotti lattiero caseari, che affranchi il mercato dalle speculazioni legate al Romano e consenta il giusto equilibro della filiera, a partire dal latte, per arrivare al prodotto finito.
Vorremmo che le organizzazioni di Categoria, siano al nostro fianco e supportarci nel contrastare le speculazioni, sia da parte di chi acquista il nostro prodotto ed anche dei nostri fornitori, da cui acquistiamo mangime per i nostri animali, sementi per il pascolo, concimi e tanto altro.
È giunto il momento per strutturare e far partire un nuovo organismo di settore, di cui si è più volte parlato, che comprenda tutti i componenti della filiera, dalla programmazione allo sviluppo, alla tracciabilità del prodotto e del venduto e si occupi in maniera efficace anche di vigilanza e controllo.
Ciò che vogliamo ottenere è recuperare la dignità di un comparto tanto antico quanto importante per l’economia della nostra Isola, con una equa remunerazione di un lavoro che non conosce domeniche, giorni di festa, pandemie e che va avanti per garantire a tutti prodotti di prima necessità, garantendo il benessere degli animali.
Pensate soltanto se si fermassero i pastori e gli agricoltori: negli scaffali dei negozi non si troverebbero più il latte e suoi derivati (burro, yogurt, formaggi, ecc..) e non si troverebbe più frutta, verdura, olio, vino, farina, pane ecc cc. Le conseguenze sarebbero devastanti.
Ora più che mai, non vogliamo fermarci, per non fare mancare il nostro contributo al sostentamento di tutti; continuiamo a produrre e aiutare, anche con donazioni volontarie singole o collettive. Stiamo uniti, ora più che mai. Vogliamo però essere coinvolti per costruire le strategie del settore.
Noi TUTTI I PASTORI, in rivolta un anno fa, non abbiamo dimenticato le promesse fatte, le parole dette e i gesti, vogliamo però che quelle promesse vengano mantenute.