Come potremo descrivere in poche parole la tecnologia 5G? Di per sé rappresenta il passaggio generazionale della precedente rete 4G, quindi con un’efficienza maggiore sotto vari punti di vista: velocità dati di decine di megabit al secondo per decine di migliaia di utenti; 1 gigabit al secondo simultaneamente a molti lavoratori con gli uffici posti sullo stesso piano; parecchie centinaia di migliaia di connessioni simultanee per reti di sensori senza fili capillari e di grandi dimensioni; efficienza spettrale significativamente potenziata in confronto al 4G; copertura migliorata; efficienza dei segnali potenziata.
L’obiettivo dei “creatori” della rete 5G è quello di mettere in comunicazione, ad altissime velocità, qualsiasi apparecchio elettrico presente nella nostra vita quotidiana, a partire da cellulare e tablet fino ad arrivare ad elettrodomestici come lavastoviglie, lavatrice, forni, permettendo un controllo a distanza e un continuo monitoraggio degli stessi.
Come funziona il 5G? Per raggiungere velocità così elevate è necessario utilizzare uno spettro di frequenza finora mai utilizzato.
Il 5G sfrutta le onde millimetriche, vale a dire onde radio tra 30 e 300 GHz, lo spettro di frequenza più elevato possibile, tanto che nessuno Stato lo ha ancora assegnato.
Fino a qualche anno fa era impensabile utilizzare questo spetto per la comunicazione, mentre grazie alle ricerche in campo scientifico è stato dimostrato che le onde millimetriche possono essere utilizzate anche per la connessione.
Tutto bello ed entusiasmante quanto descritto, in quanto rappresenta il generale passaggio di consegna fra generazione di tecnologie ma ciò che non è ancora per niente chiaro è l’impatto sulla salute dell’impiego della nuova infrastruttura. Non esiste ad oggi uno studio sulle conseguenze per la salute umana nel lungo termine, sarà per questo che viene richiamato il termine “sperimentazione”?
Numerose le ricerche in corso, una di esse è lo studio del Ramazzini, in provincia di Bologna (un centro per la ricerca indipendente e la prevenzione del cancro e delle malattie di origine ambientale.
Con oltre 200 composti studiati per la loro cancerogenicità, è il secondo centro nel mondo per numero di sostanze studiate dopo il US National Toxicology Program), il quale ha pubblicato l’esito del proprio studio sull’impatto dell’esposizione umana ai livelli di radiazioni a radiofrequenza, prodotta da ripetitori e trasmettitori per la telefonia mobile, giungendo a un esito sconcertante, “sulla base dei risultati, riteniamo che l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro debba rivedere la classificazione delle radiofrequenze, finora ritenute possibili cancerogeni, per doverle definire probabili cancerogeni”.
Va qundi sciolto il nodo su cosa determini esattamente l’esposizione a lungo termine alle onde 5G, sarà allora per questo che la confusione attuale viaggia sulla paura di avere ulteriori fonti di inquinamento elettromagnetico?
La tecnologia finora ha spesso superato le problematiche dell’impatto sulla salute pubblica, sarà mica il caso di avere connessioni meno veloci e tutelare la salute di tutti?
Attendiamo che le più alte cariche istituzionali di Regione e Governo facciano la dovuta, trasparente informazione per un tema cosi delicato.
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