Decenni di politiche di tagli e disinvestimento su scuola, istruzione, università e ricerca, costituiscono, in questo momento di crisi, un serio problema per il Paese. Secondo i dati Ocse l’Italia ha gli insegnanti più anziani d’Europa e gli over 50 rappresentano quasi la metà dell’intero corpo docente. Per questo sono avvilenti le polemiche di coloro che, da un lato, accusano le famiglie di pensare alla scuola come un parcheggio, e di chi, dall’altro, denuncia (inesistenti) privilegi. Certamente occorre considerare le difficoltà di quei genitori che hanno urgente bisogno di tornare a lavorare per garantire un reddito e dignità ai propri figli. Ma il problema non deve essere scaricato sui lavoratori e le loro famiglie. Per molti, che non hanno la fortuna di un’occupazione stabile e tutelata e che si trovano in condizioni di precarietà occupazionale, la scuola diventa infatti l’unica soluzione per poter conciliare lavoro e educazione dei figli.
A pagare il prezzo più caro di queste difficoltà sono gli studenti. Questi due mesi di interruzione forzata delle attività scolastiche sono la cartina di tornasole del fallimento del diritto all’istruzione. Al netto dello sforzo - importante ed encomiabile - degli insegnanti, le lezioni a distanza rappresentano una ferita nel percorso educativo di milioni di bambini e ragazzi. Ancora di più per quelli che vengono da un contesto socioeconomico o familiare difficile. Le disparità, attenuate dalle lezioni in compresenza, emergono invece in tutta loro evidenza quando si passa ai corsi a distanza: diverse sono le possibilità di accesso alle tecnologie, diversi sono mezzi e strumenti a disposizione; in molti, spesso, non dispongono neanche della connessione internet o di un computer.
Occorre ripensare l’istruzione come servizio pubblico; immettere risorse ed energie fresche nel nostro sistema scolastico, programmando investimenti importanti, a cominciare dall’edilizia scolastica fino a una grande campagna di nuove assunzioni, necessarie per ridurre il numero di studenti per classe e allungare il tempo-scuola.
Non basta la retorica del “ce la faremo”, né saranno sufficienti le ricette del neoliberismo prêt-à-porter. Il governo dovrà saper andare oltre questo circolo vizioso e darsi come primo obiettivo quello di conciliare diritto alla salute, diritto all’istruzione e diritto al reddito, per garantire pari opportunità per tutti, in particolare per i bambini e i ragazzi. (w. t.)
© Riproduzione riservata