Dal quattro marzo, a causa del coronavirus, il modo di fare scuola è cambiato. Chiusi i caseggiati scolastici, non si fa lezione in classe. Gli insegnanti, catapultati in una situazione completamente nuova, si sono dovuti rimboccare le maniche e attivare la didattica a distanza. Stare rinchiusi in casa non è facile per nessuno, specialmente per i bambini abituati a muoversi. «I miei figli, non vedono l'ora di rientrare a scuola per incontrare i compagni e le maestre», riferisce Nino di Pabillonis, padre di due bambini, frequentanti la scuola primaria e d'infanzia, che insieme alla moglie li segue nello svolgimento i compiti assegnati dagli insegnanti tramite video, instagram o whatsapp cercando di creare all'interno del focolaio domestico una parvenza di normalità Ai suoi figli, come a tutti i bambini, manca l’attività sportiva e il socializzare con i coetanei che nessuna videochiamata potrà mai sostituire. «È molto difficile», dice Lory, mamma di Nicolò, frequentante la prima classe primaria a Guspini, «e impegnativo spiegare ai bambini che pur restando a casa tutto il giorno devono comunque fare i compiti e che non sono in vacanza. Mio figlio risente di non poter giocare a pallone. In casa i bambini hanno tante distrazioni e per noi mamme dividerci fra i lavori casalinghi e lo Smart working non è facile. La situazione, pur dividendo fisicamente, ci ha avvicinato emotivamente».
Veronica, mamma di due bimbe, docente di una scuola primaria, è soddisfatta della collaborazione dei genitori dei suoi alunni, che si stanno impegnando alla grande. Nella scuola dove insegna, sono state attivate subito le classi virtuali su piattaforme quali wescool o edmodo, dove i bambini possono interagire con i docenti e fare i live con cui si può parlare e confrontarsi quotidianamente. Nessuna montagna di compiti, molta empatia e moderatezza. Non è sicuramente come fare lezione in classe ma ritiene sia fondamentale mantenere ben stretto il legame educativo che li lega agli alunni. I genitori nonostante le mille difficoltà collaborano, non tutti sono tecnologici e hanno difficoltà a gestire le piattaforme e non tutti possiedono un pc. La maggior parte lavorano sui tablet o smartphone e questo rende difficoltosa la fruizione dei contenuti.
Michela, mamma di una bambina di quattro anni, frequentante una scuola d’infanzia di Dolianova, comincia a trovare difficoltà nella gestione quotidiana della figlia, che incomincia a risentire dello stare a casa, di non poter andare al parco a fare una passeggiata. La scuola, comunque, si è attivata per garantire l’attività didattica a distanza.
Simon, docente di una scuola di Cagliari e mamma di una bambina frequentante della primaria, è amareggiata nel guardare il caseggiato scolastico davanti a casa sua. Un edificio come tanti in questo periodo. Nel cortile scivoli e altalene, anacronisticamente colorati, in giornate lente e in bianco e nero, in contrapposizione a una scuola dove vi sono tanti cuori che pulsano, visi da guardare, braccia per stringersi, parole da donare per far volare idee, contenuti e amore per la conoscenza che fortunatamente continuano a vibrare dentro le case, dove sono all'opera docenti che non vogliono che tutto si fermi.
Franca, docente in una scuola primaria della Trexenta, capisce l'esigenza degli alunni di essere rassicurati, così pure i genitori che si trovano a gestire un’emergenza. Fortunatamente la maggior parte delle famiglie possiede un giardino e i bambini possono stare all'aria aperta.
Rita, docente nella scuola media ad Arbus, si ritiene una docente anomala: «la didattica a distanza la sta salvando dall'angoscia di stare a casa». Insieme ad altre colleghe si sta specializzando nell'uso di programmi per creare lezioni interattive, Purtroppo molte famiglie non hanno i dispositivi opportuni e un pc in grado di supportare software adeguati. Supportare gli alunni in questo periodo è fondamentale.
Stefania, docente e madre di un adolescente, si trova a gestire l’attività didattica nella doppia veste. Per quanto riguarda la D.A.D., in accordo con i genitori ha cercato di semplificarla il più possibile, proponendo esercizi con soluzione, per permettere agli alunni di autocorreggersi e di non far pesare ulteriormente la situazione alle famiglie. Come mamma di un figlio frequentante un istituto superiore ha molti problemi nello svolgimento dei compiti in quanto non vi è tra i docenti la scelta di una piattaforma unica che semplificherebbe tutto. Non osa pensare come una famiglia con più figli frequentanti scuole di diverso ordine e grado possano gestire una situazione del genere, anche perché non sempre nelle famiglie è presente più di un p.c.
Per Emanuela, insegnante di scuola primaria, il lavoro dei docenti così devastato in questi anni dal giudizio e dalle critiche continua con quell'ingegno che scaturisce al momento del bisogno, inventando e costruendo in modalità virtuale lezioni da impartire.
Anna, docente in una scuola primaria dell'hinterland cagliaritano, come tanti suoi colleghi, è attiva anche la notte per organizzare le lezioni e non per dovere morale ma perché aldilà del bene e del male quando l'insegnamento te lo porti dentro non può che venir fuori e nessun virus, seppur dispettoso, lo potrà mai fermare.
Una cosa è certa in questo periodo i docenti, i genitori e gli alunni hanno imparato a fare rete e a supportarsi a vicenda, cosa non sempre facile, riscoprendo la forza di del gruppo, la voglia di sostenersi a vicenda attraverso una rete le cui maglie, non sempre, è risaputo, sono state coese.
I docenti occupandosi della parte didattica e cercando di contendere le ansie e le paure degli alunni che inevitabilmente sono presenti in tutte le famiglie, si prendono cura anche dei loro genitori. L'uso della tecnologia, tanto criticata, oggi risulta essere un punto di forza e ha permesso in assenza di contatti umani allargati adesso circoscritti all'interno della famiglia in una situazione umanamente innaturale in cui soprattutto i giovani non erano abituati.
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