>Si è soliti ritenere che le popolazioni nuragiche , quantunque appartenessero ad una civiltà abbastanza complessa ed articolata, non fossero in possesso ed utilizzassero una qualche forma di scrittura per così dire autoctona; scrittura dotata di una sua specificità e di una identità che si è mantenuta nei secoli nonostante modificazioni e aggiustamenti. L’utilizzo della scrittura da parte delle popolazioni nuragiche è sempre stata negata con forza anche da eminenti studiosi del settore. I copiosi “segni” rinvenuti non sarebbero proprio sardi ma presi in prestito o meglio “copiati” da altre culture e da altri popoli. Un simile ragionamento è avvenuto anche per i giganti di Monti Prama, chiamati più semplicemente statue e ritenute anche queste di concezione esterna alla nostra isola. E perché statue e non giganti? Il termine giganti potrebbe dar luogo ad esaltazioni e alimentare sussulti e spirito autonomistico.
Sono queste alcune delle tesi affrontate dal prof. Gigi Sanna, laureato in lettere classiche e archeologia che ha insegnato per più di trent’anni lingua e letteratura latina e greca al liceo “De Castro” di Oristano, autore tra l’altro di numerose opere tra le quali nel 2016 “I geroglifici dei giganti” introduzione allo studio della scrittura nuragica. Come mai, si potrebbe obiettare, non è stato rinvenuto tra i tanti documenti, nessuno che riporti come i contaghi resoconti economici, elenchi di beni, scambi di merci e simili? La risposta che dà il Sanna è che la scrittura nuragica era attinente esclusivamente alla sfera del sacro. Si tratterebbe quindi di documenti scritti di esclusivo carattere religioso, una scrittura di elite nella quale, gli scribi sacerdoti, gli unici depositari della scrittura, si rivolgevano alla divinità e al suo rappresentante in terra. Un’ampia documentazione ha permesso di rilevare non solo “da dove deriva ma anche di che natura è il sistema adoperato per secoli dai nuragici”. Questo è il risultato al quale è pervenuto il prof. Sanna in anni di ricerca e su “reperti” rinvenuti in molte parte della Sardegna: Cabras, Nora, San Vero Milis, Pozzomaggiore, Abbasana, Semestene, Uras, San Vero Milis, Mogoro, Teti, Flumini Maggiore, Alghero, Orani, Suelli, Sassari, Ittiri etc. Una mole veramente imponente di reperti presi in esame.
La scrittura nuragica non è data da un solo codice ma possiede un certo numero fisso di segni che interpretano i suoni della lingua. È una scrittura ermetica, estrosa e fantasiosa che si realizza “a rebus” con simboli fonetici, ideografici e numeri riportati sia in oggetti che in monumenti. Tale scrittura è stata adoperata per secoli e secoli da codici elaborati nella prima metà del II Millennio A. C. nei territori un tempo terra di Canaan, un sistema chiamato dagli studiosi protocananaico. Una possibile definizione, scrive il prof. Sanna, potrebbe essere questa: la scrittura nuragica è il codice dei segni pittografici, ideografici e lineari usati tra il XVI secolo a.C. ed il III secolo d. C. dagli scribi sacerdoti delle popolazioni della Sardegna; un codice comunicativo-espressivo(cioè anche artistico) sacro criptico (o a rebus) adoperato esclusivam,ente per celebrare la gloria del Dio supremo yhh o yhwh e quella dei suoi figli “divini” in terra. Tale definizione continua lo studioso non esaurisce del tutto la natura del codice perché questo, come nella scrittura egiziana da cui il sardo prende più spunti viene realizzato con gli stessi oggetti o con gli stessi monumenti.
Il tema è abbastanza intrigante e il desiderio è di saperne di più, di entrare più in profondità, tra le pieghe di questi segni lasciati dai nostri antichi progenitori, fossero essi sacerdoti o no. Certo è che questi segni tuttavia sono muti testimoni di un’antica e per molti aspetti ancora misteriosa civiltà nella quale affondano le radici del popolo sardo, le nostre radici. A ben osservare li troviamo “graffiti” in numerose pietre e oggetti anche nei nostri contesti. Noi ci auguriamo perciò che studiosi e personalità come il prof. Gigi Sanna possano continuare i loro studi e le loro pubblicazioni. I risultati saranno ancor più sorprendenti così come lo sono stati negli ultimi anni gli scavi e gli studi sui giganti di Monti Prama perché questa scrittura è anche la loro scrittura.
Antonio Corona
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