di Antonio Obinu
La pandemia che da poco più di un anno sta pesantemente condizionando le nostre abitudini ha sicuramente influito anche nel modo di praticare il proprio credo religioso. Per meglio comprendere questo aspetto ho avuto modo di incontrare Padre Andrea Mura, parroco da otto e quattro anni rispettivamente della chiesa della Santissima Annunziata e della chiesa di San Francesco a Cagliari.
Don Andrea appartiene all’ordine dei Frati minori Conventuali che hanno in consegna le due parrocchie ormai da tantissimo tempo; risale infatti agli inizi del secolo scorso quando la chiesa dell’Annunziata venne affidata ai frati, mentre la consegna della chiesa di San Francesco risale a 71 anni fa
Don Andrea, può descriverci come è stato quest’ultimo anno?
Un anno non particolarmente semplice perché ha modificato non solo il modo di praticare dei credenti ma anche il nostro modo di agire come pastori, impedendoci quella prassi che solitamente mettevamo in atto nella vita pastorale: gli incontri come la catechesi iniziale, il catechismo con i bambini ma anche gli incontri con gli adulti sono stati ridimensionati. Il nostro stile lo possiamo definire domestico in quanto si andava a casa delle coppie che ci ospitavano; con le misure di contrasto alla pandemia tutto ciò non è più stato possibile.
È cambiata anche la partecipazione alle funzioni religiose?
La partecipazione non è più la stessa non solo per un discorso dovuto al contingentamento all’interno della chiesa, ma soprattutto perché è cambiata la percezione della pratica della fede da parte delle persone. Non si ha più la stessa serenità che si aveva prima; faccio l’esempio della messa domenicale solitamente moto sentita e di conseguenza molto affollata. Adesso questo assembramento spaventa un po'; stesso discorso per quanto riguarda le famiglie con bambini. Per venire incontro a queste esigenze abbiamo riservato la messa del Sabato pomeriggio esclusivamente ai più piccoli notando una partecipazione importante.
Come vivete questi giorni di avvicinamento alla Pasqua?
Nella parrocchia di San Francesco avevamo l’abitudine di organizzare la processione della Via Crucis tra le strade del quartiere; da alcuni anni abbiamo però sospeso l’iniziativa perché seppure molto apprezzata, avevamo notato la difficoltà soprattutto da parte delle persone più anziane a vivere questa “itineranza”. Per questo motivo abbiamo deciso di celebrare la funzione all’interno della chiesa. I riti che precedono la Pasqua continuano ad essere seguiti; va anche detto che il problema di limitare la “prossimità” tra le persone, determina una riduzione della dimensione comunitaria che non si esplicita nella presenza. Sono limitate le pratiche come la lavanda dei piedi e l’adorazione personale della croce, elementi che fanno parte costitutiva di questi giorni. Sono ridotte anche la celebrazione di funzioni molto lunghe a causa dei presidi che le persone devono indossare.
Può fare un augurio a tutti i lettori?
Auguro con lo stile di San Francesco una pace che scenda nel profondo dei cuori soprattutto nei confronti degli ultimi, tra i quali dobbiamo sentirci ora più che mai.
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