La necropoli di Villamar protagonista della tesi di dottorato di Clizia Murgia


di Fabiola Corona
  Una tesi di dottorato frutto dello studio sul campo nella necropoli punica di Villamar. È dell’antropologa Clizia Murgia la tesi di dottorato in biodiversità dal titolo “La necropoli di Villamar: studio antropologico di una popolazione punica dell’entroterra della Sardegna”, discussa all'Università Autonoma di Barcellona il mese scorso. «L’obiettivo principale del mio lavoro era quello di ricostruire la storia biologica e le tradizioni funerarie della popolazione punica di Villamar, effettuare dunque uno studio antropologico e patologico rappresentativo di una popolazione punica dell’entroterra della Sardegna che potesse essere utilizzato come base di comparazione per lo studio di tutte le antiche popolazioni mediterranee – racconta Clizia Murgia – I risultati ottenuti hanno mostrato che si tratta di una popolazione in cui sono rappresentate tutte le fasce di età con un alto tasso di mortalità perinatale e una speranza di vita alla nascita di circa 21 anni. Lo studio antropologico ha permesso di stimare una popolazione prevalentemente nordafricana con la presenza di una donna adulta con caratteristiche genetiche e morfologiche subsahariane. La presenza di individui subsahariani all’interno di popolazioni puniche nordafricane è testimoniata in altre necropoli, ad esempio nell’isola di Ibiza, ed ora anche in Sardegna. Lo stato di salute e la tipologia di sviluppo muscolare descrivono una popolazione con uno stile di vita attivo, con le donne impegnate principalmente in attività agricole e gli uomini che si dedicavano a lavori duri come il taglio della legna e probabilmente la realizzazione delle tombe a camera nella roccia arenaria, inoltre mostrano caratteristiche tipiche dell'uso del carro, del cavallo e dell'abitudine di camminare su terreni scoscesi e irregolari trasportando carichi pesanti, attività che potevano essere praticate per il commercio e per la pastorizia», queste le parole di Clizia Murgia. Il lavoro è stato portato avanti grazie a un finanziamento comunale che ha permesso il proseguo degli scavi e delle ricerche presso il sito della necropoli punica presente nel Comune. «Le preziose informazioni raccolte con lo studio di Clizia - spiega Elisa Pompianu, direttrice scientifica della missione che opera nel sito archeologico - incrociate con l'analisi dei contesti archeologici, permettono di determinare importanti conoscenze sullo stile di vita e su numerosi aspetti sociali, come ad esempio la condizione femminile, studi impensabili fino a pochi decenni fa anche sulla popolazione antica della Sardegna».  

© Riproduzione riservata