La Sardegna ha bisogno di risposte concrete e di una legge elettorale proporzionale. "L’ordinanza del Collegio di Garanzia della Corte d’Appello di Cagliari, che ha proclamato la decadenza della presidente Todde a seguito di numerose contestazioni, ha inoltre affermato che nel caso in cui venissero confermate delle irregolarità nei successivi gradi di giudizio, vista la crisi di fiducia e mancata trasparenza, ci si troverebbe di fronte a fatti di notevole rilevanza politica e giuridica". L’organizzazione Sardegna chiama Sardegna (ScS), in un suo comunicato, ha dichiarato di non improvvisarsi giustizialisti né di schierarsi acriticamente in difesa delle attuali norme sulla rendicontazione elettorale, propone una semplificazione funzionale per l’accesso alla candidatura. Trovando politicamente inaccettabili nonché un insulto all'intelligenza degli elettori le posizioni che minimizzano la questione o le teorie complottiste che evocano “trame di palazzo”, ritengono poco credibili le lezioni di trasparenza e “buon governo” del centrodestra, indagati per comportamenti ben più gravi. La vicenda, al di là dei suoi sviluppi giudiziari, mette in luce per l’ennesima volta alcuni problemi strutturali della politica sarda senza visione trasformativa e radicamento sociale. Si tratta di un sistema organizzato in comitati elettorali con staff di nomina politica e di dubbia professionalità, ma pure animato da spinte autoconservative di tante e tanti eletti che agiscono con spregiudicatezza e con la presunzione di essere al di sopra delle regole soltanto perché votati, contraddicendo in buona parte i propositi con i quali si erano presentati agli elettori. L’organizzazione ScS afferma inoltre che il governo regionale, se vuole fare l’interesse delle persone, ha il dovere di affrontare le vere urgenze sociali ed economiche, a partire dalla sanità, e avviare un percorso partecipato per il cambiamento della legge elettorale in chiave proporzionale, così che si potrà far fronte alla sfiducia verso la politica. Aggiunge inoltre che si potrà ricostruire la democrazia sarda soltanto garantendo la rappresentanza politica di tutte le sensibilità presenti in Sardegna, una rappresentanza equilibrata sia dei territori che un reale equilibrio dei generi, facendo sì che si possa comporre in futuro un Consiglio Regionale finalmente rappresentativo e potenzialmente in grado, su nuovi accordi e basi programmatiche costruite in un quadro proporzionale e non presidenzialista, di dare alla Sardegna un “governo di scopo” composto da una coalizione che contenga tutte le forze sane del progressismo, del civismo, del sardismo popolare e dell’indipendentismo.
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