Anche sa Festa Manna a Guspini, Festa dell’Assunta, come molti eventi che hanno caratterizzato quest’anno funestato dal covid 19 ha lasciato il suo segno. Gli otto giorni di festeggiamenti religiosi e civile che tradizionalmente vedevano una comunità incontrarsi, riconoscersi, riunirsi, darsi coraggio per futuro e proiettarsi verso un nuovo anno di lavoro e speranza non sono stati.
I guspinesi che almeno dal XIV secolo sono soliti incontrarsi a cantare is Coggius, assieme al rosario cantato in sardo, lo hanno fatto caparbiamente anche quest’anno nella piazza attigua alla chiesetta di Santa Maria e in qualche vicinato.
L’inno di “gioia e allegrezza” caratteristico della laude ha stemperato un clima che quest’anno ha vissuto di molte incertezze.
Coloro che erano soliti recarsi ad incontrare “la Dormiente”, tra il 14 e il 22 agosto nella sua chiesetta romanica, che si fermavano ad acquistare un pezzo di torrone o gustare un sorbetto, o semplicemente salutavano vecchi amici di ritorno sparsi per il mondo, quest’anno non lo hanno potuto fare.
Nonostante gli sforzi del comitato della festa e delle istituzioni tutto si è svolto con un velo di malinconia che ha coinvolto la comunità civile e religiosa.
I giorni della festa che dovevano essere otto, come per tutte le feste solenni e molto importanti, sono stati ridotti a tre, agli uomini che in spalla l’hanno sempre portata per le vie di Guspini si è sostituito un mezzo gommato, ai gruppi di vario genere che precedevano il simulacro della Santa e ai fedeli che la seguivano si sono sostituite le forze dell’ordine, ammessi solo il presidente della festa, il sindaco, i rappresentante delle forze dell’ordine e il parroco che in solitaria ha seguito la statua.
I quattro passaggi per le vie del paese ci sono comunque stati e chi ha voluto ha osservato, con mestizia e in silenzio, il transito di Maria per le vie vissute dalla comunità. Non processione ma “transito”, termine che ha voluto richiamare alla memoria il significato di morte, non come fine di tutto ma come trapasso dalla vita terrena a quella eterna in anima e corpo. Le donne deputate, come da tradizione, nella mattina dell’antivigilia, con mani sapienti, con la Vergine sdraiata nel suo letto glorioso, l’hanno vestita dell’abito della festa e ricomposta nella sua “dormizione” lasciandola al suo sonno profondo, preludio della sua Assunzione al cielo.
Il senso di mestizia, di impotenza, di stupore, forse anche di rabbia era percepibile tra coloro che hanno assistito alla partenza del simulacro verso la sua chiesetta. Il 14 agosto, dopo la celebrazione eucaristica, quasi incredula, con qualche lacrima che ha rigato il volto di chi non poteva esprime diversamente quanto provava, parte della comunità ha seguito, a debita distanza e dotata di mascherine, la Santa.
Il sabato è stato transito per le vie del paese e, per quanti hanno voluto, distanziati, certo, è stato possibile assistere alla messa solenne nella piazza della parrocchiale.
Il terzo giorno il ritorno alla chiesa di san Nicolò. La scorta alla santa è stata sempre la stessa, stavolta, però, un gruppo di fedeli ha voluto seguire rispettando le distanze tra persona e persona, la statua sino alla piazza.
Nell’assemblea dei soci dell’associazione che c’è stata prima dell’ultimo transito per le vie del paese, è stato confermato il comitato uscente e Sergio Floris come presidente per l’anno 2021
I saluti del parroco, del sindaco e del presidente hanno preceduto, nella chiesa di san Nicolò, il Magnificat che ha chiuso i festeggiamenti.
Non c’è stato il tradizionale saluto “attrus annus!”, è stato un più sobrio “a si biri cun salludi”! A chiudere sa Festa Manna di quest’anno che non sarà dimenticata facilmente per la fatica e i sacrifici che la comunità tutta sta facendo per una calamità che miete vittime in tutto il mondo.
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