La carta costituzionale italiana ha 75 anni


di Sandro Renato Garau

  [caption id="attachment_87956" align="alignleft" width="191"] Sandro Renato Garau[/caption] Il primo gennaio di 75 anni fa è entrata in vigore la Costituzione Repubblicana. Non è un caso che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo abbia voluto ricordare agli italiani nel suo messaggio di fine 2022. Forse per riorientare anche chi fosse distratto o pensi che ci siano alternative. “La Costituzione resta la nostra bussola.” Ha detto, e chi si deve orientare sa quanto questa sia fondamentale per evitare le derive. A questo concetto ne aggiunge un altro, che a molti potrebbe sembrare scontato, ad altri no ma che richiama atteggiamenti improntati a consapevolezza, inclusione e corresponsabilità. Tutti termini riscontrabili nel dettato costituzionale, non a caso il Presidente ci ricorda che “La Repubblica siamo tutti noi. Insieme”. Vista l’importanza insiste: “La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie”. “Impegnano è il verbo centrale del suo ragionamento perché coinvolge la persona, il cittadino e che coincide con un altro atteggiamento che chiama senso civico: “La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune”. Elemento molto dibattuto e non compreso da coloro che pensano che pagare le tasse sia da ingenui. Bisognerebbe chiedere loro cosa intendono per “bene comune”. Visti i dati registrati sull’evasione fiscale. Chiunque può capire che questo fatto è fonte di disparità e ingiustizie sociali molto marcate. Lo stesso Presidente evoca la libertà come elemento fondante di un mondo di pace basato sulla “civiltà dei diritti”, per tutti uguali, come le opportunità e di poter usufruire di un “Servizio sanitario nazionale rafforzato”, quello che mette al centro “la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive”. Fa osservare anche le evidenti “differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, …tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne – quelle che creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza”. Molti gli elementi di riflessione, soprattutto per chi è stato chiamato a governare questa fase dell’Italia Repubblicana unita. Il senso dell’unità è dato dall’inclusione di tutti nei vari processi sociali e dei quali parla in un passaggio successivo:” La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione”. Questi e molti altri i temi affrontati e sui quali ha voluto dare un’indicazione, orientando e ritenendone improcrastinabili alcuni. A tutti un invito a guardare lontano: “Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani”. Un domani non più rimandabile ma da governare, gestire con la sua “modernità”. Non a caso un accento forte ha riguardato i giovani e la loro condizione, a partire dalla scuola: “Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. … Lì formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate”. E aggiunge: “Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranze”. Gli argomenti affrontati nel saluto di fine anno sono stati anche molti altri, tra questi i cambiamenti climatici, l’energia e la guerra, ma a 75 anni dall’entrata in vigore della Carta Repubblicana il messaggio è chiaro ed è un invito alla responsabilità: "La Repubblica vive della partecipazione di tutti. È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia”.

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