Tutte queste modificazioni sono visibili a occhio nudo e causate da microrganismi contaminanti oltre che da sostanze degradanti già presenti all’interno delle carni (enzimi) che alterano l’alimento rendendolo poco appetibile. Esistono generi di batteri patogeni che possono intaccare le carni pur non manifestando nessuna alterazione visibile. Può capitare anche che il colore della carne possa essere modificato dall’intensità e dal colore dell’illuminazione presente nei banchi refrigerati che così attirano maggiormente il consumatore finale. La temperatura di conservazione della carne per legge deve essere tra gli 0 °C e i +4 °C. Bisogna saper leggere le etichette che sono normate e devono contenere tutta una serie di informazioni come:
- specie animale,
- denominazione di vendita,
- luogo di allevamento e macellazione (anche luogo di nascita per la carne bovina),
- prezzo al chilo.
- tara per kg in base al tipo di imballaggio (es. 0.500),
- peso reale cioè netto (0.100 kg),
- data di confezionamento,
- data di consumo dell’alimento,
- modalità di conservazione (intervallo di temperatura da rispettare).
Nei prodotti a base di carne (es. hamburger, involtini, spiedini, ecc…), deve essere indicata inoltre:
- categoria merceologica dell’animale,
- ingredienti aggiunti al prodotto finito (condimenti, antimicrobici, conservanti ecc…).
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