Al centro delle tue opere c’è sempre la pesca, come mai?
«In genere mi interessa il tema del lavoro nel cinema e le storie dei lavoratori del mare per due motivi. Il primo perché oggigiorno è importante raccontare il settore primario, le difficoltà e le sfide di che cerca di porre dei limiti alla globalizzazione delle merci e alla distruzione ambientale della pesca cosiddetta industriale (di grandi imbarcazioni che devastano il mare). I piccoli pescatori vivono e si guadagnano da vivere sfruttando un ambiente molto delicato e questa consapevolezza ormai sta diventando molto diffusa tant'è che quando operano in modo sostenibile, essi possono essere i migliori difensori dell'ambiente. Il secondo motivo è perché i lavoratori del mare vivono e lavorano lontano dalla società civile, in alto mare, e possono dirci tanto di quello che succede lontano dal mondo prevedibile delle comunità, delle città».
Perché questo docufilm ha un valore importante?
«Le storie del mare ci permetteranno di raccontare un punto di vista su alcune problematiche della Sardegna. Non voglio svelare troppo di un lavoro che è ancora in fase di elaborazione. Dirò solo che le storie dei pescatori del Sulcis ci aiuteranno ad approfondire e capire tre problemi che affliggono non solo questa area ma tutto il resto della Sardegna: prima di tutto le industrie e le loro conseguenze devastanti sull'ecosistema, poi l’illusione dello sviluppo economico dato dal mito del turismo balneare che non crea occupazione effettiva in questa regione se non per brevi periodi dell'anno e, infine, il problema molto grave di vastissime aree terrestri e marine occupate militarmente in Sardegna (a Teulada, come a Quirra e a Capo Frasca) che impediscono alle comunità locali di sviluppare una propria economia libera dall'economia di guerra».
Per segnare il passaggio da progetto a film, è stata avviata una campagna di Crowdfunding che ha riscosso un successo inaspettato, permettendo al progetto di superare abbondantemente la cifra fissata all’inizio della campagna. Il progetto, attualmente in fase di post-produzione, è stato già riconosciuto di interesse regionale e per questo ammesso a beneficiare di un primo contributo da parte della Regione Autonoma della Sardegna. Grazie al successo della raccolta fondi (che ha visto la partecipazione di donatori da tutta la Sardegna, l’Italia e l’Europa), il film potrà essere presentato e apprezzato dal pubblico in tempi brevi. La previsione è per i primi mesi del 2019. Quello che Lorenzo Sibiriu ci consegna è un lavoro imperdibile e straordinario.
Elena D'Ettorre
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