“Isulas de s’isula”, Lorenzo Sibiriu firma il docufilm sulla pesca nel Sulcis


È  un inno e un regalo alla terra madre quello di Lorenzo Sibiriu, che attraverso un docufilm ridona valore e importanza ad un antico mestiere, ad una nobile arte, la pesca tradizionale. E lo fa osservando e raccontando intrecci, trasformazioni e adattamenti. Cresciuto in un luogo circondato dal mare da nord a sud da est ad ovest, in mezzo al Mediterraneo, dove la pesca è da sempre un settore primario, una fonte di sostentamento, Lorenzo racconta di piccole comunità fatte di giovani moderni pescatori, nuove generazioni, e di come un mestiere così antico si plasmi e si adatti, senza mai sottomettersi,  ai cambiamenti socioculturali ed economici. Racconta di come le tecniche di pesca e lavorazione siano state reinterpretate ed integrate attraverso l’innovazione e la sostenibilità. Autore, produttore e regista nasce nel Sud Sardegna, ad Iglesias, nel 1981. Laureato al DAMS cinema dell’Università di Bologna, dopo gli studi realizza i suoi primi lavori. Tra il 2012 e il 2014 ha realizzato Once the Sea was Covered with Water, un documentario sulla pesca artigianale nelle isole di Lampedusa e Fuerteventura, due luoghi del “confine europeo” in cui analizza la trasformazione dei rapporti tra i pescatori isolani ed i loro vicini tunisini attraverso quel mare che per secoli aveva agito da ponte verso il vicino nord Africa e che ora è diventato una frontiera di esclusione e divisione. Dopo anni trascorsi altrove e all’estero, Lorenzo si ferma a casa, in Sardegna decidendo di raccontare la vita e la gente di mare nell’Arcipelago del Sulcis dove sempre più giovani si affacciano al mestiere della pesca, spinti dalla crisi occupazionale che interessa ormai cronicamente l’intera Sardegna. E’ per lui il primo film ambientato nell’isola. Ísulas de s’isula – storie di barche e pescatori”, questo il titolo del docufilm, è un viaggio di ritorno tra tempi, incontri e fusioni. E’ un passaggio di testimone quasi solenne. E’ una rinascita. Nell’incontro con Lorenzo, gli pongo alcune domande. Al centro delle tue opere c’è sempre la pesca, come mai? «In genere mi interessa il tema del lavoro nel cinema e le storie dei lavoratori del mare per due motivi. Il primo perché oggigiorno è importante raccontare il settore primario, le difficoltà e le sfide di che cerca di porre dei limiti alla globalizzazione delle merci e alla distruzione ambientale della pesca cosiddetta industriale (di grandi imbarcazioni che devastano il mare). I piccoli pescatori vivono e si guadagnano da vivere sfruttando un ambiente molto delicato e questa consapevolezza ormai sta diventando molto diffusa tant'è che quando operano in modo sostenibile, essi possono essere i migliori difensori dell'ambiente. Il secondo motivo è perché i lavoratori del mare vivono e lavorano lontano dalla società civile, in alto mare, e possono dirci tanto di quello che succede lontano dal mondo prevedibile delle comunità, delle città». Perché questo docufilm ha un valore importante?  «Le storie del mare ci permetteranno di raccontare un punto di vista su alcune problematiche della Sardegna. Non voglio svelare troppo di un lavoro che è ancora in fase di elaborazione. Dirò solo che le storie dei pescatori del Sulcis ci aiuteranno ad approfondire e capire tre problemi che affliggono non solo questa area ma tutto il resto della Sardegna: prima di tutto le industrie e le loro conseguenze devastanti sull'ecosistema, poi l’illusione dello sviluppo economico dato dal mito del turismo balneare che non crea occupazione effettiva in questa regione se non per brevi periodi dell'anno e, infine, il problema molto grave di vastissime aree terrestri e marine occupate militarmente in Sardegna (a Teulada, come a Quirra e a Capo Frasca) che impediscono alle comunità locali di sviluppare una propria economia libera dall'economia di guerra». Per segnare il passaggio da progetto a film, è stata avviata una campagna di Crowdfunding che ha riscosso un successo inaspettato, permettendo al progetto di superare abbondantemente la cifra fissata all’inizio della campagna. Il progetto, attualmente in fase di post-produzione, è stato già riconosciuto di interesse regionale e per questo ammesso a beneficiare di un primo contributo da parte della Regione Autonoma della Sardegna. Grazie al successo della raccolta fondi (che ha visto la partecipazione di donatori da tutta la Sardegna, l’Italia e l’Europa), il film potrà essere presentato e apprezzato dal pubblico in tempi brevi. La previsione è per i primi mesi del 2019. Quello che Lorenzo Sibiriu ci consegna è un lavoro imperdibile e straordinario. Elena D'Ettorre

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