Ipotesi sulla nascita di Arbus


di Marino Melis
Il territorio di Arbus che presenta le tracce più antiche di presenza umana dell’intera Sardegna, paradossalmente è stato l’ultimo a costituire un centro abitato nell’area del Monreale. L’arburese stretto tra il mare e le propaggini settentrionali del Linas - Arcuentu, di forma vagamente di un triangolo isoscele, come detto fu colonizzato fin dal paleolitico, cui seguirono le popolazioni neolitiche con numerosi insediamenti. Il periodo nuragico ci ha restituito pochi monumenti in proporzione alla vastità del territorio, ma molto significativi come i nuraghi Cugui e Cancedda, e le tombe di giganti di capo Pecora e Bruncu Espis. La conquista punica fu essenzialmente strategica e commerciale limitata ad alcuni insediamenti costieri, mentre è solo con i romani che il territorio viene intensamente popolato. Del periodo imperiale ci rimangono i superbi resti di ville romane con pavimenti mosaicati (s’Angiarxa e sa Tribuna), e nella penisola della Frasca i resti di un tempio che a lungo è stato considerato il tempio del Sardus Pater poi riconosciuto in Antas. Le invasioni barbariche portarono morte e desolazione, ma ricalcando gli insediamenti romani sopravissero piccoli centri nell’alto medioevo e nel primo periodo giudicale. Una dozzina tra domus, cortes e donicallas, punteggiavano il territorio, le più note delle quali erano Bidda Zei, Bidda Sciatta, Sant’Adi, Donigalla. Fatta giustizia storica su una inesistente Curatoria di Colostrai con capoluogo Arbus, confusa col territorio del Sarrabus, amministrativamente l’arburese era inserito nella curatoria di Bonorzuli, mentre dal punto di vista religioso faceva capo alla diocesi di Terralba. Lo studioso locale Vaquer nel XIX secolo scrisse che Arbus esisteva già nel 1320, ma non porta documenti a sostegno di quanto afferma. Il villaggio non figura nelle Rationes Decimarum Sardiniae, tra quelli che versavano le decime alla chiesa negli anni 1341 – 1350, al contrario di Sardara, Pabillonis, San Gavino, Gonnos e Guspini. Neppure è presente tra i paesi che mandarono i loro rappresentanti a sottoscrivere gli accordi di pace del 1388, tra Eleonora d’Arborea e il re d’Aragona Giovanni I. Con l’arrivo dei catalano-aragonesi il territorio Arburese fu inserito nella encontrada Parte Montis che aveva centri principali in Gonnostramatza e Mogoro (contrariamente a quanto affermano molti studiosi che dicono facesse parte del Monreale). Probabilmente l’arburese fu amministrato direttamente dalla Corona nei primi decenni del XV secolo, per essere poi infeudato a diversi signori iberici come furono Guglielmo de Montcada, Simone Royg e Pietro Besalù, finchè attorno al 1477 entrò a far parte delle conquiste di Dalmazzo Carros, e inserito nella contea di Quirra. Quanto alla nascita di Arbus, rimane avvolto nella nebbia la data precisa di fondazione, che verosimilmente potrebbe porsi attorno alla metà del ‘400, o per impulso dei conti di Quirra sul finire del secolo. Dai registri delle rendite della contea di Quirra del 1483 sembra che Arbus costituisse un piccolo centro popolato da circa 50 fuochi, che in precedenza abitavano i numerosi furriadroxus sparsi nel territorio, spinti ad aggregarsi per meglio difendersi dalle continue incursioni dei pirati barbareschi. Contribuirono a popolare il nuovo centro i pastori transumanti delle barbagie che divennero stanziali, e quelli del Parte Montis da sempre abituati a portare le greggi nell’arburese che faceva parte della loro giurisdizione. Tra i più antichi documenti storici che cita Arbus, vi è quello conservato nell’archivio Diocesano di Ales, riferito alla visita pastorale effettuata dal vescovo Andrea Sanna nella primavera del 1524. L’undici aprile di quell’anno il presule cominciò la visita alla chiesa parrocchiale di San Lussorio che faceva parte della camera vescovile (Arbus fu sempre retta da un vicario, fino al tardo ‘800, quando fu nominato il primo parroco), dove vi erano gli altari di S. Lussorio e S. Sebastiano. Segue poi l’inventario e la verifica dei pochi arredi sacri, dei paramenti e dei manufatti, e le raccomandazioni al curato Antonio Roger e agli obreri della chiesa per la buona manutenzione del tutto. Un quadro molto preciso sul villaggio di Arbus nel ‘500 ci viene dato da un documento conservato nell’Archivio di Stato di Cagliari (Regio Demanio e Feudi Marchesato di Quirra 56). L’importante documento datato 24 ottobre 1577, sancisce il passaggio di Arbus dalla regione del Parte Montis alla baronia di Monreale, entrambi territori infeudati al conte di Quirra. In esso si dice che a causa della lontananza i ministri di giustizia residenti a Gonnostramatza, non potevano accudire ai tanti delitti che si perpetravano nel territorio, e i luoghi erano tanto frequentati dai corsari, e dai nemici della santa fede cattolica, che la stessa villa di Arbus correva il serio pericolo di essere assalita e conquistata dagli infedeli. Per questi motivi e per i tanti delitti e malefici che si commettono in questo territorio si chiede di poter operare uno scambio amministrativo, che cioè Arbus entri a far parte della baronia di Monreale, e la villa spopolata di Bonorzoli passi alla en contrada di parte Montis. L’accordo viene poi ratificato dai maggiorenti di Arbus con in testa il majore de villa (sindaco), dono Marco Usai, alla presenza del Podestà del Monreale Joan Francesch Jorgi, e alcuni maggiorenti di San Gavino e Guspini; in tutto sono 62 persone abitanti di Arbus tra cui ritroviamo alcuni cognomi ancora presenti come Concas, Dessy, Puxeddu, Garau, Puddu, Aru, Leu, de Pany, Mereu, mentre mancano altri tra i più diffusi oggi come Atzeni, Lampis, Caddeo. Identica ratifica effettuano poi i pochissimi abitanti di Bonorzoli, alla presenza del Llochtenent del Parte Montis. Altre importanti informazioni ci provengono dai registri dei Quinque libris che si conservano a partire dal 1659, dove numerosi figurano i forestieri trapiantati ad Arbus, provenienti da Fonni, Forru, Tonara, Seneghe, Orgosolo (luogo d’origine degli Zanda), Mogoro, Villanovaforru, Arzana, Siddi, Furtei, Bitti, Ovodda. Il variegato e composito numero dei primi abitanti di Arbus costituirono fin da subito una comunità molto forte e unita nel nome della fede e dei suoi santi protettori (Sant’Antonio, San Lussorio e San Sebastiano su tutti), cementata dalla secolare lotta contro gli infedeli e i pirati barbareschi. Indomiti e coraggiosi gli arburesi seppero contrastare efficacemente le forti comunità vicine di Gonnos e Guspini, e poi Fluminimaggiore, nelle lunghe contese per il possesso dei territori confinanti, riuscendo a costituire infine una giurisdizione tra le più vaste della Sardegna. Da quanto esposto riteniamo probabile che il moderno abitato di Arbus nacque per iniziativa e esigenze comuni dai pastori e contadini stanziali da sempre installati nel territorio, e da pastori provenienti dal Parte Montis, dalle Barbagie, e territori vicini al Logudoro che qui potevano trovare pascoli sterminati e abbondanti tutto l’anno. Una riprova di questa tesi è data dalla lingua parlata dagli arburesi, che si differenzia notevolmente da quella dei paesi del Monreale, in molti termini ed espressioni e che meriterebbe uno studio apposito da parte di glottologi e linguisti.

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