Antonio Begliutti[/caption]
Sempre di maggiore attualità è comprendere se la tecnologia è destinata a distruggere solo vecchi modelli occupazionali o anche creare nuovi posti e nuove tipologie di occupazione. Per poter però beneficiare del cambiamento è necessario investire sulla formazione e sul capitale umano.
IL CAMBIAMENTO TECNOLOGICO
Il rapido progresso tecnologico, dalla automazione delle fabbriche alla diffusione dei robot intelligenti, alla crescita della digitalizzazione, fino all’intelligenza artificiale, è percepito dall’opinione pubblica della maggior parte dei paesi sviluppati come una minaccia al futuro del lavoro.
Sembra che tutti i mestieri e le professioni siano a rischio, dal camionista al medico, dal bancario all’avvocato al consulente: a breve sarà un computer a guidare le auto e i camion, a fare le diagnosi e curare le malattie, a gestire i nostri soldi, ad offrire opinioni legali.
IL MERCATO DEL LAVORO
Molti sostengono che il progresso tecnologico, lascerà indietro milioni di persone e che i decenni futuri saranno difficili per i lavoratori dotati di competenze normali, perché i computer, i robot e altre tecnologie acquisiscono quelle competenze e abilità a un ritmo eccezionale.
In realtà, il futuro del lavoro è probabilmente meno preoccupante e sicuramente più interessante di come viene di solito proposto.
Infatti, nonostante queste profonde trasformazioni in agricoltura e nell’industria, il numero complessivo di posti di lavoro nelle economie occidentali non sta diminuendo, anzi, la percentuale degli occupati sulla popolazione totale è più alta oggi rispetto a cent’anni fa.
LA FORMAZIONE
Procedendo ad un’analisi più approfondita emerge una visione decisamente più ottimistica del futuro, nel quale le nuove tecnologie pur cambiando il tipo di lavori, non per forza andranno ad incidere sul livello generale di occupazione.
È evidente che, anche se l’automazione non ridurrà il numero totale degli occupati, influenzerà sicuramente il tipo di posti di lavoro e la loro collocazione geografica.
Negli ultimi decenni i maggiori aumenti salariali registrati sui mercati del lavoro delle economie occidentali sono andati a vantaggio dei lavoratori con alta scolarità, ovvero quelli con la laurea o il master.
Il modo migliore quindi di reagire ai timori per il futuro dell’occupazione non è scoraggiarsi, né di opporsi in qualsiasi maniera alle nuove tecnologie.
Bisogna invece investire nella formazione, così che il maggior numero possibile di lavoratori possa beneficiare in futuro dei profondi cambiamenti tecnologici previsti.
*Commercialista revisore contabile
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