Dalle campagne può scaturire il futuro sostenibile, eppure nessuno affronta il tema in modo propositivo. Non c’è argomento che possa avere la precedenza rispetto alla questione del lavoro. La proposta serve oggi e non domani, perché chi non ha lavoro vive in modo drammatico la sua esistenza. Quando il numero dei poveri si assesta su otto milioni di persone, le forze politiche hanno il dovere di mettere al centro dei programmi e del dibattito l’educazione al lavoro e l’individuazione della via della ripartenza. E’ necessario dare spazio alle politiche ambientali, agricole e del lavoro partendo dall’idea che è doveroso coltivare la campagna, conservare l’ecosistema e produrre quanto è necessario per l’alimentazione zootecnica, senza ricorrere, come sta avvenendo, alle massicce importazioni di derrate. Per far questo occorre cambiare prospettiva e proporzioni degli interventi pubblici rinnovando la politica e ponendo al centro dei programmi di sviluppo il territorio, l’uomo, le biodiversità e l’economia reale. L’aver messo in discussione il sistema delle province, senza una carta che definisse a monte il sistema della pubblica amministrazione, è stata una follia che pagheremo per molto tempo. L’aggravante però sta nell’aver occultato, attraverso la questione delle province, il fallimento del sistema regione sempre più pesante, costoso e incapace di indicare le strade della ripresa economica. Oggi chi possiede la leva per sostenere lo sviluppo è solo la Regione e ad essa va attribuita la responsabilità del rallentamento dell’economia.
Nei momenti difficili si agisce con scelte coraggiose, ma questo non è stato fatto! Per uscire dall’immobilismo occorre un progetto collettivo di rinascita che coinvolga tutte le rappresentanze della politica regionale, che abbiano la volontà di affermare che dai campi è possibile far ripartire l’economia. E’ tempo di bilanci di previsione: il prossimo bilancio della Regione si distinguerà se sarà in grado di aprire la strada alla Sardegna sostenibile, a quella Sardegna che sa badare a se stessa utilizzando la forza produttiva del territorio.
Fulvio Tocco
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