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Il samassese Mario Grecu, collaboratore scolastico nella scuola primaria paesana ormai da diversi anni, da grande amante della letteratura e dell’arte nel suo tempo libero realizza dei piccoli capolavori artistici. Spaziando dalle poesie e vari componimenti dai versi ironici e sarcastici ma che delineano una visione della realtà azzeccata fino alla costruzione di opere materiali che si rifanno all’arte contemporanea e rivisitandola in chiave goliardica ma mai distaccandosi dal grottesco che viviamo ogni giorno nella nostra società. Tra i vari omaggi alle opere di Piero Manzoni, che ormai sono diventati complementi d’arredo degli ambienti , risulta essere davvero pregevole l’ultimo allestimento da lui realizzato grazie anche al supporto dei bambini e delle insegnanti della scuola elementare.
L’ultima sua fatica ha dato vita ad un’esposizione dedicata a Sadako Sasaki, la bimba giapponese colpita dalle radiazioni, in seguito al lancio della bomba atomica sulla città di Hiroshima, il 6 agosto del 1945. Sadako visse forte e sana per circa dieci anni, poi si manifestarono, con la leucemia, gli effetti dell’esplosione. Si dice che la sua migliore amica le parlò di un’antica leggenda giapponese in base alla quale, chi riusciva a costruire mille gru di carta avrebbe potuto esprimere un desiderio e questo si sarebbe realizzato.
Il desiderio di Sadako era quello di guarire dalla malattia e potersi dedicare alla diffusione della pace nel mondo. Iniziò a costruire gli origami e, secondo la scrittrice Eleanor Coerr, autrice del libro “Sadako and the Thousand Paper Cranes” (1977), riuscì a costruire 644 gru prima di morire. I suoi amici, per non rendere inutile l’intento, completarono l’impresa, in seguito ripetuta di anno in anno. Lo scrittore Karl Bruckner, però, nel suo racconto per ragazzi “Il gran sole di Hiroshima” (1961), scrive che il numero delle gru costruite da Sadako furono 989 + 1. L’allestimento realizzato da Mario è perciò formato da 345 (645 + 345 = 989), animaletti costruiti con materiali diversi raccolti da lui nella sua quotidianità, ma, anche dai bambini che dopo aver rinominato gli esserini “sgorbietti” si sono impegnati per dare un nome a ciascuno di loro guidati dalla fantasia. È iniziato tutto per caso, con il ritrovamento di bottoni, perline o altri oggetti simili che hanno acquistato nuova vita grazie all’invettiva del samassese. Si tratta di un riutilizzo di materiale scolastico che si è poi esteso ad altre dinamiche e ha permesso agli alunni della scuola primaria di incentivare immaginazione, invettiva, creatività e altre qualità che oggi giorno vengono erroneamente sottovalutate. Mario rivela che lo scopo del loro lavoro, benché al momento non si abbiano a disposizione le risorse economiche per poterlo realizzare, vorrebbe essere quello di portare la mostra in Giappone con un’ampia rappresentanza del paese, per poi costruire sul posto gli animaletti mancanti per raggiungere il numero mille, depositarli sul monumento di Sadako, ed esprimere il suo desiderio, ponendo magari le basi per un gemellaggio tra il comune di Samassi e la città di Hiroshima.
Carola Onnis
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