Ingurtosu la città fantasma tra passato, presente e un futuro che deve essere di rinascita


di Gianni Vacca
Il villaggio, un poco alla volta, scompare inghiottito dalla metastasi del tempo e dall’abbandono a cui è stato condannato. Non ci vuole molta fantasia a ribattezzarlo la “ghost town, città fantasma, città abbandonata”. Ingurtosu ieri. Ingurtosu è rimasto in vita fino alla fine degli anni sessanta, fino quando spaccio aziendale, scuole, ufficio postale, carabinieri, tabacchino e il regolare collegamento dei mezzi pubblici con Arbus e i paesi vicini garantivano un minimo di servizi essenziali. Nel periodo del suo massimo splendore arrivò a ospitare quasi cinquemila abitanti con tanto di squadra di calcio, cinema, funzioni religiose, banda musicale e una società di ciclismo il cui alfiere principale è stato il mitico Antimo Murgia. [caption id="attachment_84298" align="alignnone" width="843"] Ingurtosu, 1921[/caption] Ingurtosu oggi. Oggi, dati dell’ultimo censimento, poco più di una decina di anime.  Ricca nel passato vuota nel presente seppur eternamente ingentilita dalle Dune di Piscinas che maestose riempiono l’orizzonte della cosiddetta “Valle delle anime”, punto fermo di un compendio di straordinaria bellezza che non ha eguali in Europa.  Ferita quasi a morte  nel marzo di tre anni fa, quando  una frana verificatasi sotto Piazza Cantina  ne aveva interrotto la già precaria viabilità interna sulla quale mai si è intervenuti,  recentemente nuovamente ferita da altri numerosi  cedimenti di abitazioni ed edifici che un poco alla volta tendono a cancellare l’antico tessuto urbano. Ultimo in ordine di tempo il bar tabaccheria, trattoria e posto telefonico pubblico di Bidderdi, edificio di fine ‘800 in attività fino ai primi anni ’70. L’antico borgo minerario ancora una volta è umiliato. Nessuno interviene. Igea latita. La lenta agonia ebbe inizio una ventina d’anni fa quando il Consiglio Regionale della Sardegna approvò nel 1998 la L.R. 33 con la quale si stabilivano gli interventi e la  riconversione delle aree minerarie dismesse e la contemporanea soppressione dell’Ente Minerario Sardo. Una storia quella sui beni minerari andata in replica almeno un milione di volte. Tra aspettative, promesse mai mantenute e progetti mai realizzati “burocraticamente e politicamente scorretta”. La politica, quella regionale non si pronuncia o, come nel caso dei bandi del 2016, si pronuncia male e in modo del tutto inefficace; quella locale piena di buone intenzioni ma, con risultati, loro malgrado, non in linea con le aspettative di un’intera comunità. [caption id="attachment_84296" align="alignnone" width="900"] Villa Ginestra, ormai un rudere[/caption] Dibattito e iniziative. Il “Gruppo Territorio-Ambiente-Lavoro” da anni in prima linea e coscienza critica di un forte movimento d’opinione tutt’ora presente nel paese, continua la sua battaglia. Uno degli obiettivi primari è quello che  il comune di Arbus allo scopo della salvaguardia e della valorizzazione degli stessi, entri non solo in possesso ma anche nella piena  proprietà di tutti i beni che insistono negli oltre 4000 ettari di aree minerarie dismesse. «Ingurtosu non è semplicemente un centro storico o un abitato da ripopolare. E’ qualcosa di più - afferma Salvatore Mastino, tra i fondatori nel lontano 1988 del gruppo - Per salvare Ingurtosu il comune di Arbus deve pretendere il rispetto degli impegni presi dalla Regione negli anni 1995/1998,  momento nel quale tutti i beni minerari posseduti dalla SNAM vennero trasferiti alla Regione stessa. Diverse le Amministrazioni Comunali che  dalla chiusura delle miniere avvenuta nel 1991 si sono succedute fino a oggi.  Quella in carica alla data della chiusura delle miniere (Pusceddu 1990-2000) si può dire avesse le idee chiare: costituì l'Ufficio di Piano a Montevecchio tra i Comuni di Arbus e Guspini, l'allora 18^ Comunità Montana, l’Ente Minerario Sardo e Pro.Ge.Mi.Sa. Ne scaturì, curato dall’Ing. Ivano De Carlo, il Piano di Recupero di Ingurtosu Montevecchio». «Il Sindaco Giancarlo Pusceddu -  continua il rappresentante del GTAL - sottoscrisse, insieme al Sindaco di Guspini di allora, Tarcisio Agus, un protocollo d'intesa in data 22 / 12/1995  condiviso e firmato anche dagli Assessori Regionali all'Industria e agli Enti Locali, con la quale la SNAM SpA si impegnava a trasferire tutte le sue proprietà ricadenti nei Comuni di Arbus e Guspini  alla Regione Sardegna a eccezione della Colonia di Funtanazza che restava nella proprietà di SNAM per la realizzazione in proprio o da parte di terzi di una struttura ricettiva alberghiera. Cosa mai avvenuta o avvenuta solo in minima parte». «Il comune deve essere l’attore principale -  conclude Salvatore Mastino -Deve bandire una “grande manifestazione d’interesse” su tutti i beni, sia quelli ancora in capo alla Regione , sia quelli già di proprietà del Comune, ma che all’attualità risultino inutilizzati o sottoutilizzati. E’ l’unico modo che abbiamo per salvare il salvabile e  dare un lavoro dignitoso ai nostri figli e nipoti nelle terre che i nostri genitori ci hanno lasciato in eredità». [caption id="attachment_84300" align="alignnone" width="900"] Ingurtosu, Piscinas, escursione sulle dune Foto Sandro Mezzolani[/caption] «La pagina social  “Salviamo Ingurtosu” - dice Caterina Pinna -  è nata allo scopo di rendere pubblica  la realtà in cui vive il borgo! Oggi diventato un vero e proprio cumulo di macerie sempre più privo di memoria storica! Chiediamo che l'Amministrazione Comunale  intervenga per liberare il centro storico dalla frana di tre anni fa in modo che si restituisca un minimo di dignità almeno a Piazza Cantina. Sono figlia della miniera. Un immenso dolore vedere Ingurtosu in queste condizioni. Ingurtosu deve tornare a vivere». Ingurtosu , la ghost town, la città fantasma ferita e abbandonata è il più valido esempio  di una politica spesso e volentieri assente….”  

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